Il dibattito sul consumo di cannabis (hashish e marijuana) è da anni notoriamente in atto. La componente ideologica e politica ha di gran lunga prevalso in tale dibattito, inaridendo il confronto scientifico su questo tema. Anche in campo clinico, tuttavia, le contrapposizioni tra ricercatori e luminari di fama internazionale non sono mancate.

Già nel 2004 Cohen aveva evidenziato come l'uso di cannabis porti alla compromissione delle strutture cerebrali con gravi implicazioni sulle facoltà cognitive, del ragionamento, dell'apprendimento e della gratificazione. Ciò tanto più è vero quando il consumo è continuativo (settimanale o giornaliero) e soprattutto quando esso avviene in giovane età (soprattutto in adolescenza). Uno studio più recente condotto ad Harvard ha confermato la tesi di Cohen.

Le attuali tecniche di neuroimaging (TAC, RMN, PET, SPET) hanno infatti dimostrato in modo evidente l'alterazione delle strutture cerebrali conseguente il consumo di cannabis. Hashish e marijuana, al pari di altre sostanze psicotrope quali la cocaina e i derivati amfetaminici, gli allucinogeni ma anche l’alcol, possono condizionare lo sviluppo psico-emozionale con distorsione della personalità, in taluni casi irreversibile, con conseguenze sul piano dell'adattamento e della capacità di relazionare a lungo termine.

Il cervello di chi fuma cannabis, anche occasionalmente, presenta alterazioni in zone cerebrali collegate all’emotività e alla dipendenza in misura direttamente proporzionale al grado di consumo della droga. Da qui la spiegazione degli importanti cambiamenti del carattere e degli stati emotivi altalenanti (dalla perdita di interessi e motivazioni, sino al discontrollo degli impulsi) che si possono osservare nel medio-lungo termine nei consumatori abituali di cannabis.