“Anche l’abitudine contribuisce a far diventare vecchi; il processo mortale di fare la stessa cosa allo stesso modo alla stessa ora giorno dopo giorno, prima per trascuratezza, poi per inclinazione, e infine per codardia o inerzia.” 
Edith Wharton

 

La nostra vita è un susseguirsi di abitudini, azioni che si ripetono ogni giorno e che ci permettono di vivere in una stabile continuità. 

Quello che non sappiamo, è che la nostra mente è per natura ripetitiva; ciò, ci serve per adempiere al compito più importante ai fini della sopravvivenza:

L'apprendimento.

Impariamo a conoscere il nostro ambiente e a esercitare su di esso un certo controllo, allo scopo di provare piacere ed evitare dispiacere.

Attraverso la ripetizione, possiamo imparare a conservare tutti quei comportamenti, che ci fanno stare bene e che ci allontanano da ciò che ci fa stare male. 

Tocco il fuoco, mi brucio e molto presto imparerò a non toccarlo più. Ripeterò questo comportamento per evitare il dolore e, a meno che il fuoco non diventi improvvisamente freddo, questa abitudine ci sarà sempre utile.

Quindi, se tendiamo a pensare che la routine sia qualcosa di negativo, in realtà, grazie alle abitudini, possiamo creare sicurezza, indispensabile per sentirci protetti e sereni.

Ognuno di noi, dunque, ripete dei comportamenti, ha delle abitudini, alcune sane, altre meno, alcune consapevoli, altre no.

Quando parliamo di esse, non ci riferiamo solamente alle consuetudini che potremmo avere nel vestirci prima, e poi fare colazione o nell’accendere la sigaretta dopo il caffè, ma anche in quegli automatismi, che riguardano i nostri pensieri e le nostre emozioni.

La scrittrice inglese George Eliot, scomparsa ormai da più di un secolo, affermava che “Talvolta si prende come cattiva abitudine l’essere infelici”, proprio a rappresentare un concetto che a tutti noi, spesso, sfugge.

Ci abituiamo a trarre le stesse conclusioni da situazioni che sono in realtà diverse; interpretiamo i comportamenti degli altri sempre negli stessi modi, ci abituiamo a provare sempre le stesse emozioni e a pensare sempre le stesse cose su noi stessi e sugli altri, finendo in circoli viziosi potenzialmente distruttivi.

Come direbbe Martha Medeiros, lentamente moriamo, perché la nostra coscienza si addormenta, ogni volta che ci dimentichiamo di vivere nel momento e di sperimentare la vita con gli occhi ben aperti.

Quando dovremmo pensare a cambiare alcune delle nostre abitudini?

Quando non siamo né abbastanza malleabili, da modificarci a seconda della situazione, né abbastanza forti, da non spezzarci di fronte a questa richiesta e, per questo, viviamo un disagio; se non siamo flessibili, bensì rigidi, rischiamo di mantenere abitudini che, nonostante siano state utili in passato, oggi non lo sono più e anzi, ci creano sempre più sofferenza.

La paura è tutto ciò che ci impedisce di fare qualcosa, la ripetizione è confortevole, la novità, no. Come abbiamo detto più volte, anche se cambiare è faticoso, è necessario per poter crescere ed evolvere in una vita dinamica, che ci permetta di stare in un continuo divenire.

Ecco per voi qualche spunto in merito:

  • Svegliatevi! Prendete consapevolezza di ciò che fate. Le vostre abitudini non vanno aggredite, ma comprese. La prossima volta che partirà il pilota automatico, destatevi e chiedetevi “Perché sto facendo questo? Lo voglio davvero?”. La risposta potrebbe essere anche affermativa, ma almeno sarete consapevoli di ciò che state facendo. Lasciatevi aiutare dalla respirazione, qualcosa di assolutamente meccanico ma che se “pensata”, può ancorarvi al momento presente.

  • Fate un elenco delle vostre abitudini. Alla luce di ciò che è stato detto, riuscite a identificare alcuni dei vostri automatismi mentali che non vanno più bene per la vostra vita?

  • Cambiate prospettiva. Siete abituati a vedere il mondo in un certo modo e ad agire di conseguenza. Dovete abituarvi a pensare che possano esistere diversi punti di vista per considerare la realtà e, che questi, saranno utili per rinnovarsi ogni volta che è necessario. Ad esempio, leggere romanzi può essere utile a sviluppare questa tendenza.​

  • Cambiate le routine obsolete o dannose. Per modificare le abitudini, è necessario limitarsi a fare piccole modifiche che, quando sentirete integrate nelle vostre routine, potranno arricchirsi sempre di più, fino a sostituire, se lo desiderate, uno schema che non vi soddisfa più. Tentando di cambiare dal giorno alla notte, violenterete la vostra routine e non otterreste nulla, se non il senso di fallimento e di colpa, che vi spingerà a ricadere nell’automatismo, che almeno è rassicurante perché familiare.

  • Cambiate il vostro ambiente. Se tutto intorno a voi non cambia mai, rischiate di non rendervi conto di essere incastrati in abitudini soporifere, che vi intrappolano in una bolla, che, sebbene non vada bucata, andrà almeno ampliata.

Ricordatevi che, riconoscere che qualcosa non funziona più per noi, è il primo passo da compiere per cambiare ma, a volte, è molto difficile capire perché alcune abitudini resistono. Se sentite di non farcela, chiedete aiuto allo psicologo.

 

E voi, che cosa ne pensate? Siete pronti a scoprire quali abitudini non vi servono più?