Sempre meno tempo per comunicare con l’assistito nei servizi socio-sanitari, sempre più di fretta!

Se ne lamentano i pazienti; allargano le braccia impotenti operatori e medici.

Un forte appello e una concreta proposta all’umanizzazione dei servizi e al tempo della relazione per le persone non autosufficienti che vivono in situazione assistita (ad es. R.S.A.) sono contenuti nel mio nuovo testo - C. M. Brunialti “I tempi dell’incontro”, ed. Erickson - uscito qualche giorno fa.

A fronte del mutamento dell’utenza, dell’aggravamento dei residenti, all’incremento della presenza di soggetti con patologie degenerative e psichiatriche, le risposte efficientistiche finora sperimentate mostrano spesso il proprio limite. È, secondo noi, necessario porsi da un nuovo punto di vista che permetta di ritornare al nucleo fondamentale della relazione assistenziale, a quella condizione di apertura, a quello spazio ancora vuoto di contenuti che rende possibile la compartecipazione di operatori e assistiti alla co-costruzione di una relazione significativa per ambedue.

Rifondare una relazione a partire dalla nudità di un incontro disarmato da tecniche e da saperi usati come protezione, induce gli operatori a riscoprire una dimensione di condivisione umana profonda con le persone, che cambierà per sempre lo sguardo di ambedue e le stesse modalità dell’assistenza.

Il volume è stato presentato l’11 dicembre.

Così commenta sulla stampa la dott. Flaminia Carbonaro, medico di R.S.A., chairwoman dell’incontro di presentazione.*

"Plausi, emozioni forti ha suscitato la presentazione del libro "I TEMPI DELL'INCONTRO" (ed. Erickson) da parte dell'autrice, la psicologa e psicoterapeuta Carla Maria Brunialti.

Il testo presenta la realizzazione di uno specifico “tempo per l'incontro” all'interno di una residenza per persone non autosufficienti: anziani, psichiatrici sofferenti e a rischio di emarginazione, persone in stato vegetativo.

Una sfida contro la tirannia del tempo occupato dall'assistenza sanitaria; che si dilata sempre di più, a discapito del tempo per la vita di relazione, la socialità, il tempo dei desideri, delle emozioni!

Una sfida contro la ristrettezze delle risorse, ma che è possibile realizzare se lo si vuole veramente, come ha fatto notare Brunialti.

Una fatica che ripaga in termini di benessere per tutti, che a cerchi concentrici si espande dai residenti, agli operatori, ai familiari."

In cosa consiste?

“Un gruppo di operatori, opportunamente scelto e formato, sollevato per tre ore al giorno dai compiti assistenziali, ha a disposizione uno spazio vuoto quotidiano nel quale provare a re-inventare la relazione con la persona residente nella struttura.

Quelle stesse persone — operatori e assistiti — che, viaggiando alla velocità del treno in corsa del lavoro quotidiano, erano costretti a relazioni puramente funzionali possono adesso so-stare in un luogo sgombro da obblighi e sperimentare una nuova modalità di incontro.

I residenti ai quali gli operatori si dedicano sono i più soli e solitari, quelli disturbanti a causa delle loro patologie o sofferenze interiori, coloro che attraversano esperienze particolarmente difficili” (I tempi dell'incontro, pag. 9).

Ecco il nodo centrale del libro, aggiunge la dott. Carbonaro: come costruire la relazione di aiuto "vera" e come strutturare questo tempo che, nell'ambito del progetto, viene tutelato e presidiato.

Il tempo dell'incontro è la capacità di "so-stare nel vuoto", so/stare in due - residente ed operatore - ritornando alla diade originaria da cui inizia la nostra esistenza: tu ed io come madre-figlio. Una diade che si ripete e che crea forti cambiamenti; una diade in cui l'affidabilità (caratteristica fondamentale) permette di denudarsi ed essere autentici, umani, persone: persona con persona e non con corpi malati, deteriorati, trasformati dalla disabilità e dalla sofferenza. Perché poi i cerchi concentrici che si formano dalla sofferenza del singolo contagiano di malessere i famigliari che li visitano e gli operatori. Ma che attraverso una semplice e autentica relazione (la diade originaria tu-io) possono trasformarsi in cerchi concentrici di ben-essere! "Io ci sono solo per te, in questo tempo tutto nostro".

Il libro parla di un modello virtuoso, di una "perturbazione gentile" che piano piano è uscita dalle mura della residenza per non autosufficienti per contagiare le famiglie, l'ambiente fuori, la città, in un diffondersi di “cerchi concentrici" (questo il nome del progetto) di ben-essere per tutti.

Quali gli esiti?

Operatori ormai in burnout si ri-motivano.

Assistiti che non si alzavano dal letto per la gravità della depressione ritrovano il gusto di un caffè, di un gelato, al bar della cittadina.

E’ un progetto, vincitore di un concorso sulle "buone prassi" che, come un sasso lanciato nell'acqua stagnante della routine asfissiante dell’assistenza, va a creare nuova energia relazionale.

Ma stimola anche una "nuova cultura dell'organizzazione" dei servizi alla persona - come dice Brunialti - affinché questi possano meritare un tale appellativo.

Un progetto reale, concreto, che auspichiamo contagi molte strutture, molte persone anche singole, affinché si creino molti cerchi concentrici di ben-essere."

Flaminia Carbonaro, Medico in R.S.A."

 

BIBLIOGRAFIA

C. M. Brunialti, I tempi dell’incontro. Ricreare la relazione oltre l’assistenza, Edizioni Erickson, 2015 - pagg. 170

E’ possibile leggere una parte del libro andando nel “Commenti” qui sotto

 

* Pubblicato il 14.12.2015