Umberto Eco li aveva definiti "legioni di imbecilli", ritenendo sarcasticamente internet un luogo che ospitava gente, impreparata ma aggressiva e polemica, che, una volta, avrebbe meritato di essere cacciata via persino dai bar. Enrico Mentana li ha definiti "webeti", coniando un nuovo ed interessante termine e l'altro giorno Massimo Gramellini ha parlato di "ruttatori del web". Si tratta di un nuovo fenomeno sociale di individui, che solitamente usano nickname più o meno improbabili, che occultano la vera identità e che lascia loro la libertà di attaccare, denigrare, molestare e riversare tutta la propria rabbia esistenziale nei confronti del proprio nemico di turno, sia esso un personaggio più o meno noto.

L'osservatorio sui diritti Vox, assieme alle università di Milano, Bari, e La Sapienza di Roma, ha analizzato, tra agosto 2015 e febbraio 2016, oltre 2,6 milioni di tweet riferiti alle 6 categorie più bersagliate dai messaggi offensivi. “Dietro al nickname ci sono persone di qualsiasi tipo”, spiega Stefano Chirico, vice questore aggiunto della Polizia di Stato. La fondatrice di Vox, Silvia Brena, sostiene che è come se internet fosse diventato un gigantesco lavatorio dove dare sfogo alle pulsioni più negative, che altrove sarebbero censurate. I sentimenti peggiori vengono riversati, spesso in maniera ossessiva, nei confronti di una persona, che non viene mai percepita come un essere umano in carne ed ossa.

L'altra sera, in effetti, durante l'ultima puntata de Le Iene, la cantante Emma affronta il suo hater, che da mesi la ingiuriava e la insultava su internet.

http://video.corriere.it/emma-faccia-faccia-l-hater-devi-venire-dirmelo-faccia-non-nasconderti-facebook/67cdb7b4-acbe-11e7-a5d5-6f9da1d87929?vclk=video3CHP%7Cemma-faccia-faccia-l-hater-devi-venire-dirmelo-faccia-non-nasconderti-facebook

La cantante, come si può vedere nel video, dopo aver snocciolato gli insulti al suo indirizzo da parte del 'leone da tastiera', gli chiede candidamente se non fosse stato più corretto affrontarla direttamente, dicendole che la sua musica non le piaceva. O al massimo e si fosse posto il problema di cosa avesse potuto pensare il suo stesso padre nel leggere di sua figlia simili epiteti. Balbettando l'hather ha ammesso di non aver mai pensato che quel modo di fare potesse ferire qualcuno. E finalmente si scusa.

Una simile elaborazione però delle proprie azioni è rarissima. Stare dietro un monitor, potendo usufruire di un anonimato ed anche di sistemi di criptatura che rendono complicata l'identificazione, tendono a deresponsabilizzare il singolo e a rendergli possibilela massima espressione della sua aggressività. Complice una giustizia lenta ed incerta, che propone anche sentenze inverosimili sulla difficoltà di identificare il vero reo all'interno di una casa abitata da più persone.

A questo si aggiunge anche il mancato potenziamento degli uffici di polizia postale e le scarse risorse economiche, misto a disinteresse, che impediscono indagini più approfondite anche mediante rogatorie internazionali, per individuare chi usa anche server stranieri per dare sfogo al proprio malessere.

"Non ci resta che piangere", si potrebbe mutuare dal film di Troisi.

Io penso invece che l'unica cosa che può salvarci è una buona educazione digitale nelle scuole, assieme all'acquisizione responsabile dell'uso delle parole. Perchè le parole hanno un peso. E se scritte, pesano ancora di più.