Un Angelo in corsia. Detta così sembra la solita fiction americana sui camici bianchi. Ma siamo in Italia, a Pescara, nel reparto di I Chirurgia.

La questione è abbastanza complicata, tumore al pancreas. Un intervento difficile e rischioso.

Il primo chirurgo consultato ci consiglia di andare fuori Abruzzo, pare che le eccellenze si trovino sempre fuori Abruzzo. Rischiamo e restiamo in Regione, spostandoci di pochi km e tentiamo questo “azzardo” a Pescara.

Rimaniamo subito stupiti dalla disponibilità e dalla cortesia del chirurgo che eseguirà l’operazione. Tanto più perché si tratta del direttore del reparto. Ingabbiati dai luoghi comuni quasi dubitavamo delle capacità di un professionista così umano ed empatico. Per fortuna i nostri dubbi vengono demoliti da una difficile pancreasectomia eseguita perfettamente. Nei giorni di degenza la preoccupazione svanisce e con essa crolla (in parte) anche il pregiudizio nei confronti della nostra sanità. Ho visto il direttore del reparto lavorare sette giorni su sette, con un impegno e una dedizione rari. Un’umana professionalità che appartiene non solo a lui ma anche a tutti i suoi collaboratori. Il fattore umano che fa l’eccellenza. Io sono un’inguaribile ottimista e sono le persone come il Dott. Ettore Colangelo che mi spingono ad esserlo.

Ma poi siamo in Italia, dove sappiamo essere tanto grandi quanto piccoli. E’ vero, il direttore della I Chirurgia è eccezionale e l’organizzazione del suo reparto è impeccabile, ma un uomo solo non può fare miracoli, specialmente in ambiti che non sono di sua competenza. E quindi capita che hai difficoltà ad avere un secondo cuscino perché ce ne sono pochi, che i triangoli per sollevarsi dal letto non sono sufficienti per tutti, che i materassi ti spezzano la schiena e che il cibo è indecente. E’ un po’ come quell’atleta che abbandona la corsa a un passo dal traguardo.

Ci hanno abituato a una lenta deriva, ad accontentarci; chiedere e pretendere il meglio è quasi un tabù o una colpa. E la cosa che fa più rabbia è la consapevolezza che basterebbe così poco!

Salutandoci questo medico ci ha detto: “a me sembra semplicemente di fare il mio dovere”.

Veramente basterebbe poco se la sua abnegazione e la sua umiltà venissero prese ad esempio da chi nella sanità non opera ma decide e comanda.

Chiara Di Nardo Di Maio