Utente 242XXX
Ho subito un'intervento chirurgico (chiodi intramidollari nell'omero) circa due mesi fà (17/04/2004) con anestesia totale.
Già dal giorno dopo ho notato che la pelle del viso ha cominciato a coprirsi di svariati brufoletti.
Giorno dopo giorno le bolle si sono estese sul decoltè sulla schiena e anche sul braccio rotto.
Volevo sapere se l'anestesia (premetto che non sono allergica a niente) porta questi disturbi e fastidiosi inestetismi epidermici.
Grazie in anticipo per una vostra risposta,
Cordiali Saluti
Serena Gobbi

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[#1] dopo  
Dr. Claudio Bernardi
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Gentile ragazza,
i farmaci usati per l'anestesia sono geneneralmente molto ben tollerati e comunque non rimangono a lungo nel sangue! Sta facendo o ha fatto qualche cura farmacologica prolungata ( ad es. antibiotici, antiinfiammatori, ecc..)? Se sì, è molto probabile che questa irritazione cutanea dipenda propro da questi trattamenti.
Distinti saluti
Claudio Bernardi
[#2] dopo  
Utente 242XXX

Iscritto dal 2004
La ringrazio moltissimo per aver risposto, si ho fatto una cura (non prolungata) di antibiotici dopo l'intervento ma a questo punto non credo che dipenda da quello.
Se il problema persisterà non mancherò ad un controllo con un dermatologo.
Grazie ancora per la sua disponibiltà!
Distinti Saluti
[#3] dopo  
Dr. Alessandro Roscetti
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Carissimo Collega Claudio Dr. Bernardi,
Ti ringrazio per la competente e rassicurante risposta riguardo all'Anestesia ed ai suoi effetti collaterali, spesso "demonizzati".


In Fede

Alessandro Dr. Roscetti
[#4] dopo  
Dr. Alessandro Roscetti
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RIETI (RI)
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Iscritto dal 2003
Carissima,
per quanto spesso "demonizzati" gli effetti collaterali, di una anestesia generale, a volte anche quelli della locoregionale, non completamente a torto, vengono individuati come causa di eventi talora difficilmente spiegabili.. se non con:-... è stata l'anestesia...-.
Di fatto esiste la depressione reattiva post-anestesia, esistono i cosidetti neuroni circolanti.
Per questo, quale anestesista, non trascurerei gli effetti di natura immunologica, quale possibile manifestazione di evento depressivo reattivo associato.
I farmaci che vengono usati, altrimenti sarebbe non compatibile la vita, durante un intervento chirurgico, dall'anestesista, in talune qualità, come quelli stupefacenti, possono lasciare una "memoria" non solo a livello del sistema nervoso centrale, ma anche a livello delle cellule bianche deputate al sistema immunitario, corredate di specifici recettori: i neuroni circolanti.
Anche per questo l'anestesista, durante la visita anestesiologica, chiede e si informa sugli eventuali interventi già subiti.
Peraltro il sottoporsi ad un intervento chirurgico di per sè pone la Persona che lo deve subire di fronte ad una situazione di "lutto", di "abbandono", di "aspettative", che possono alterare il sistema immunitario, per il collegamento esistente tra psiche e soma.
L'anestesista ed il chirurgo, nonchè l'immunologo, ne sono a conoscenza, e malgrado gli attuali sistemi sofisticati di monitoraggio durante il periodo operatorio, e la dialettica che ne consegue tra Persona ed anestesista, questi fattori in grado di alterare il sistema immunitario sono imponderabili.
(Spesso se non sempre, troviamo nel consenso informato all'anestesia, e nel consenso informato all'intervento chirurgico, una serie di "voci" ma che riguardano nell'immediato il soma e non gli effetti psichici di un evento operatorio).
Per quanto riguarda l'anestesista, quest'ultimo spesso trascura di informare su una delle "bellezze" del suo operato professionale, ad esempio durante una anestesia generale: sapere riconoscere il linguaggio del corpo come espressione di uno stato emozionale-affettivo-nocicettivo ed il poter rispondere farmacologicamente, personalizzando non soltanto per Individuo, ma personalizzando il "qui ed ora" che la Persona sta vivendo durante l'intervento.
Per questi motivi, Carissima, Ti inviterei, qualora persistessero i segni da Te riferiti, di rivolgerti ad un collega immunologo.
Infatti qualora si riscontrassero alterazioni della risposta delle cellule deputate a sostenere la risposta immunitaria, il trattamento potrebbe essere sia specifico immunologico, sia psicologico.


Sempre a Disposizione

In Fede

Alessandro Dr. Roscetti
[#5] dopo  
3962

Cancellato nel 2010
Cara amica, personalmente opterei per un intox jatrogeno da antibiotici e correlata disbiosi intestinale. Curi la causa non gli effetti: drenaggio epatico anzitutto.