Utente 176XXX
Buongiorno,
all'insorgenza di dolori addominali verso la fine di agosto a mia madre (anni 60)hanno diagnosticato un tumore al pancreas (6cmx5cmx6cm).
Pianificato un ago aspirato, un mese dopo hanno dovuto rinunciare essendo la massa aumentata (8cmx7cmx7cm) ed essendoci evidenza di metastasi epatiche ed alla milza e da alcuni giorni è insorta anche la febbre (38°C), gli antibiotici dopo 4 giorni non hanno dato effetti, quindi in caso di aumento ulteriore della febbre viene trattata con tachipirina
Per domani è programmata la biopsia al fegato, per identificare quale sia la chemioterapia più adeguata alla situazione; ci hanno già spiegato che l'eventuale terapia sarà esclusivamente palliativa.
Il dolore è sufficientemente sotto controllo, con gli oppiacei transdermici e il toradol.

VIsta la situazione decisamente pessima, ed essendo la paziente una persona psicologicamente forte, non so se sia corretto spiegarle la situazione e quali sono pro e contro di una chemio palliativa.
Lo chiedo perché il medico terapista che l'ha in carico ad oggi non ha voluto spiegarle la situazione e sentire mia madre parlare di "forse dopo la chemio si può asportare" sapendo la realtà, non è facile. Il mio dubbio è dovuto al fatto che credo lei scelga di non fare la chemio, se le spiegano che è palliativa, ma non credo sia corretto farle fare un trattamento senza lasciarla scegliere attivamente cosa fare.

Grazie mille
[#1] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo
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secondo la legge ha ragione lei, la pazinete deve essere informata. Questi sono i casi in cui si rende necessario la presenza di psiconcologi nei reparti di oncologia