Utente 350XXX
buonasera,
sono nel bel mezzo della scelta della facoltà universitaria e sono molto attratto da medicina. Lo studio della medicina mi affascina, mi piace la biologia e la chimica, mi piace il fatto di poter aiutare a guarire il prossimo. Il mio problema è che sono molto sensibile al sangue e ferite etc e abbastanza ipocondriaco. quindi mi chiedo se lo studio della medicina possa peggiorare la mia situazione. nonostante sia orientato verso una specializzazione meno "cruenta" (come nutrizione, farmacologia) mi preoccupano i 6 annii che comprendono lo studio della chirurgia. la mia scelta potrebbe danneggiarmi? devo lasciare perdere? grazie in anticipo

Sei stato ricoverato in un ospedale italiano?

Esprimi un giudizio

Hai vissuto un'esperienza positiva con un medico o in una struttura sanitaria?

Raccontacela

[#1] dopo  
Dr. Emanuele Caldarella
48% attività
20% attualità
20% socialità
MILANO (MI)
Rank MI+ 88
Iscritto dal 2009
Caro utente,

non mi piace scoraggiare qualcuno che vuole approcciarsi ad una professione meravigliosa e ricca di soddisfazioni come quella del medico. Non le dirò, pertanto che "deve lasciar perdere".

Però, al tempo stesso, ammetto di essere molto perplesso leggendo quello che Lei scrive.

Ho sempre pensato che per fare il medico ci voglia (o almeno che sia auspicabile) un po' di "vocazione".

E per vocazione non intendo solo la voglia di aiutare. Ci volgiono anche l'attitudine, l'abnegazione, una certa dose di freddezza.

Credo che volersi approcciare alla professione medica sapendo di avere timore degli aghi, del sangue e delle ferite non sia molto onesto nei confronti di se stesso né dei suoi futuri pazienti.

Inoltre, quando ha parlato di ipocondria, mi sono andato a rileggere i Suoi consulti.
Nei Suoi frequenti consulti (tutti chiesti nel giro di 4 mesi) Lei manifesta aperta preoccupazione per problemi di ogni genere, "palline" che Le sembra di trovare nel Suo bicipite, nel Suo ano, sul Suo pene... formicolii, dolori atipici, addirittura insetti che Le entrano nel naso.

Insomma, a 18 anni io cercherei di passare il mio tempo a fare qualcosa di meglio che non a studiare il mio corpo alla ricerca di una patologia o di motivi di preoccupazione.
Non crede che passare tutto il resto della Sua vita a studiare le malattie renderebbe la Sua vita un inferno? A me sembra che Lei alle malattie dovrebbe pensare il meno possibile...

Se Le posso dare un consiglio, mi rivolgerei per prima cosa ad uno psicologo per guarire dalla Sua ipocondria, successivamente cercherei una professione più consona alla Sua indole che Le possa dare una soddisfazione anche maggiore.
Dopotutto Lei lascia intendere che Le piacerebbe fare il nutrizionista, ma non è per forza necessario avere studiato medicina per fare questo lavoro. Molti nutrizionisti sono biologi o dietisti.

Spero che le mie riflessioni possano esserLe state d'aiuto. Ci pensi bene, poi faccia la Sua scelta.
Distinti saluti
[#2] dopo  
Utente 350XXX

Iscritto dal 2014
Grazie per la risposta Dottore
Infatti mi domandavo se questa sensibilità verso le ferite non possa attenuarsi con la pratica.. Purtroppo i sintomi come palline etc ci sono stati seriamente e confermati dal mio medico, inoltre questa ipocondria sembra sia stata scatenata dalla coccigodinia di cui soffro da un anno e mezzo ( lei ortopedico capirà bene) che nessuno sa risolvermi perció ci convivo. L' insetto nel naso invece riflette bene la mia ipocondria. Forse ha ragione sono un po' fissato, però da una parte lo sento come uno slancio per conoscere e fare qualcosa.. Però mi manca questa freddezza, che da quello che capisco è quasi innata. E non acquisita con la pratica giusto?
Cordiali saluti
[#3] dopo  
Dr. Emanuele Caldarella
48% attività
20% attualità
20% socialità
MILANO (MI)
Rank MI+ 88
Iscritto dal 2009
Io spero di averLe fornito spunti di riflessione, ma non credo che sia il caso ci mettiamo a discutere di questa cosa (anche perché questo spazio sarebbe riservato ai consulti medici). Credo che la decisione la debba maturare Lei riflettendoci con chi La conosce bene, più che con un medico a Lei sconosciuto.
Continuo a ritenere che il problema non sia tanto la paura del sangue: ha ragione Lei, si fa l'abitudine a tutto. Ma è un segnale. E soprattutto, è una goccia nel mare.
Le famose "palline" sono un riscontro reale e non immaginario, d'accordo: il problema non è la "pallina", ciascuno di noi ha le sue: il prblema è l'ansia che queste piccole "imperfezioni" del corpo Le generano. Ecco, il punto è questo... Lei è sicuro di volersi far carico anche delle ansie degli altri? Perché la pressione psicologica sul medico è tanta. Se Lei fatica a gestire la Sua ansia delle malattie, secondo me rischia di farsi un po' travolgere da quella delle migliaia di persone che si troverà a curare nella Sua vita professionale. Certo, ci può sempre provare, ma il mio parere è che sia una strada per Lei molto difficile. Io sono sempre stato dell'idea che nella vita, il segreto per essere felici, sia darsi dei traguardi fattibili e adatti a noi stessi.
Se il sogno della mia vita fosse stato diventare un campione di calcio, probabilmente (dato che sono negato) la mia vita sarebbe stata molto frustrante e sarei stato condannato all'infelicità.
Giustamente ai desideri non si comanda, ma.... non è del tutto vero. Ci rifletta. Se trova LA SUA STRADA, Lei diventerà felice e soddisfatto.
Magari la Sua strada è davvero la medicina, ma deve esserne certo al 100%. Mi sembra che di segnali scoraggianti ce ne siano diversi.
Le rinnovo il mio "in bocca al lupo"