Il complesso del mito è una struttura di pensiero a connotazione positiva.

integrazione dell'articolo Quando le nostre convinzioni ci fanno ammalare

Sigmund Freud alla fine del diciannovesimo secolo descrisse la struttura della mente attraverso l’utilizzo di alcuni costrutti nati dalle sue osservazioni cliniche su individui affetti da sindromi nevrotiche dando vita a tre istanze con le quali imbastì il suo intero lavoro di teorizzazione sulla formazione della psicopatologia. Stiamo parlando dell’Es, sede delle cosiddette pulsioni o meglio istinti primordiali dell’essere umano; dell’Io sede delle attività mentali più evolute come la percezione ed elaborazione delle informazioni e del Super Io sede della morale, incarnata nei processi educativi e di apprendimenti delle regole sociali.

 Per Freud la nevrosi scaturiva dal conflitto tra l’istanza degli istinti e quella della morale dando all’ Io il compito di fare da paciere attraverso l’utilizzo dei ben noti meccanismi di difesa atti a proteggere l’uomo dalle proprie pulsioni inaccettate dalla sua stessa morale. Se volessimo effettuare un tentativo di semplificazione allo scopo di osservare questo cosiddetto Super io attraverso una sua radiografia virtuale che ci permetterebbe di utilizzare un linguaggio più moderno e di toccare con mano l’impalcatura di questa istanza ci renderemmo conto di quanto essa sia l’espressione di un processo cognitivo virtualmente osservabile.

 Si vuole evidenziare, inoltre, come il meccanismo che spinge verso determinate reazioni di disagio psicologico sia una costruzione cognitiva o più semplicemente come il nostro sistema di percezione e di elaborazione delle informazioni sia in grado ad alimentare o addirittura creare, attraverso questo processo, il cosiddetto problema.

Se facessimo per assurdo un’osservazione attraverso qualche tecnica di rilevazione per immagini piuttosto futuristica che avesse la capacità di estrapolare dalla nostra mente delle parole o delle frasi che costituiscono quei pensieri che precedono il nostro modo di agire e di prendere decisioni, sotto il pennino dello strumento o sullo schermo del nostro monitor comparirebbero frasi del tipo:

 - bisogna amare la gente per quello che è 
 
- nessuno dove mai chiedere ma aspettare che l’altro dia
 
- una donna per bene non prende mai iniziative sessuali
 
- un uomo moralmente integro non guarda film porno
 
- nei rapporti sessuali alcune richieste non vanno mai effettuate

Questi esempi sono solo una parte infinitesimale delle migliaia di “teorie” strutturate nella psiche degli individui e quando la loro difficile imposizione o quando queste diventano mete irraggiungibili in virtù di teorie differenti, di sistemi sociali ed educativi che le contrastano allora creiamo il cosiddetto problema (si veda quando le nostre convinzioni ci fanno ammalare) http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/40-convinzioni-fanno-ammalare.html .

Ci sentiamo frustrati quando osserviamo un comportamento che si manifesta attraverso modalità completamente opposte alla nostra teoria delle cose.

Una frase, un atteggiamento o una idea ritenuta lontana da alcune delle nostre credenze possono mandare in conflitto le teorie personali ed aprire le porte verso reazioni psicopatologiche. Queste teorie, in realtà, sono rappresentate da idee o credenze che si incarnano nella mente degli individui a tal punto da trasformarsi in modelli di comportamento e di pensiero che definiamo miti(perché ideali) e sono proprio tali miti che, una volta infranti, creano il problema e il suo conseguente stato di sofferenza.

I ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto definiscono Sindrome da utopia i comportamenti orientati alla realizzazione della propria idea ritenuta giusta, dal canto nostro tutte le volte in cui si entra in contrasto con qualche modello di pensiero differente dal nostro dove si fa appello alla morale ed in cui ci si impunta o irrigidisce su di una teoria legata ad un mito del tipo“le cose devono andare in questo verso”, siamo vittime di quello che potremmo definire Complesso del mito.

Questo complesso altro non è che il radicamento su quelle teorie o modelli basati sul mito e orientano un individuo verso il tentativo quasi sempre fallimentare di adattare il mondo a quest’ultime. Il complesso del mito si auto-rinforza sulla base di una logica apparentemente razionale ma distorta Se otteniamo un successo la teoria si consolida, se otteniamo un insuccesso tale teoria si irrigidisce comunque perché tentiamo di imporla con forza agli altri

La teoria è basata sul mito in virtù della sua valenza prettamente positiva, utopistica percepita come verità universale condivisa da tutti .

Il complesso del mito è una struttura di pensiero a connotazione positiva.

Il complesso del mito diventa disfunzionale perché acquista un valore di verità assoluta, universale e immodificabile e quando ciò accade, si trasforma in una vera barriera percettiva che impedisce di entrare in contatto empatico con chi si ha di fronte e inibisce l’acquisizione di modelli di pensiero alternativo, anche se più funzionali.

Esso si auto rinforza mediante una sorta di dialogo socratico interiore orientato alla dimostrazione della sua positività e giustezza. “Se le cose vanno male è perché non fanno quel che dico io, se fanno ciò che dico io sto bene quindi ho ragione”.

Il tentativo di modificare la propria teoria basata sul mito è auto-percepita come profondamente disturbante, infatti cambiare il proprio modello induce uno stato di dissonanza cognitiva, uno stato di incoerenza tra il modello teorico interno e quello esterno con il conseguente tentativo di ridurre tale dissonanza ovviamente in favore del modello interno .

Se monitorassimo il momento in cui si mettesse in atto un tentativo di cambiamento della propria teoria, sul famoso monitor della nostra macchina futuristica apparirebbero le scritte di un’altra idea disfunzionale, ossia un altro mito come salvaguardia di altri modelli ideali: “sto tradendo una tradizione perfetta, sto tradendo un’ idea giusta e universale”.

Il modello basato sul mito può essere considerato una versione cognitiva del cosiddetto Super Io, basato su un sistema di elaborazione delle informazioni non necessariamente inconscio. I cosiddetti meccanismi di difesa sarebbero l’espressione di una sorta di elaborazione cognitiva (dialogo socratico interiore) attuata ogni qual volta abbiamo una spinta che è decisamente in contrasto con il nostro modello di pensiero basato sul mito.

E’ proprio la meta che impedisce la realizzazione del modello basato sul mito poiché è esso stesso incarnata nel mito , una meta costruita su impalcature cognitive solide ma errate e perfettamente elaborate ed autopercepite come modelli universali. In ambito clinico il complesso del mito è alla base di reazioni depressive e conflitti di coppia e famigliari. Per contro se il complesso del mito trova terreno fertile può essere alla base di vere battaglie ideologiche o religiose come avviene nei missionari o nei santi.