Uno dei primi obiettivi può essere quello di spezzare i circoli viziosi che mantengono il disturbo. Uno di questi è il rapporto fra passività – demotivazione – mancanza di piacere – pensieri negativi e umore depresso.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione è uno dei disturbi psicologici più diffusi e in continua crescita, secondo questi dati si ipotizza che nei prossimi anni il disturbo depressivo sarà secondo solo alle patologie cardiache.

La depressione può colpire chiunque, indipendentemente dal sesso, dall’età, dal livello culturale e dallo status socioeconomico. Dagli studi scientifici emerge che si manifesta maggiormente nelle donne rispetto agli uomini. Chi ha avuto un episodio di depressione, rispetto a chi non l’ha mai sperimentato, ha maggiori probabilità di presentare altri episodi depressivi nel corso della sua vita.

Quando si parla di disturbi dell'umore è importante fare una distinzione fra disturbi unipolari e disturbi bipolari. In questo lavoro ci si occuperà sostanzialmente dei disturbi unipolari nelle sue varie forme e manifestazioni cliniche.

 

I sintomi della depressione

Il disturbo depressivo maggiore rientra fra le depressioni unipolari e si caratterizza per una serie di sintomi di tipo fisico, comportamentale cognitivo ed emotivo.

I sintomi fisici più comuni sono:

  • il senso di fatica

  • l' irritabilità

  • le difficoltà di concentrazione e della memoria

  • il calo del desiderio sessuale

  • la perdita o aumento di peso

  • i disturbi del sonno (ipersonnia o insonnia)

  • i dolori fisici, ecc.

 

Dal punto di vista comportamentale la persona affetta da depressione sperimenta:

  • difficoltà nel risolvere i problemi o prendere le decisioni

  • riduzione delle attività quotidiane

  • un evitamento delle persone

  • riduzione dell’attività sessuale e nei casi più gravi tentativi di suicidio

 

Dal punto di vista cognitivo ed emotivo la persona presenta pensieri negativi su di se, sul mondo e sul futuro. Le emozioni tipiche sperimentate da chi è depresso sono:

  • umore depresso o tristezza per la maggior parte del giorno,

  • la perdita di interesse per qualsiasi attività

  • senso di fatica e sensazione di non farcela a svolgere le attività quotidiane

  • senso di colpa, autocritica, autosvalutazione e sensazione di essere un fallito;

  • mancanza di speranza nel futuro, oscillazioni del tono dell'umore, ansia

 

Non è necessario presentare tutti questi sintomi per una diagnosi di disturbo depressivo maggiore.

 

Come capire se si è depressi

Può capitare a tutti, qualche volta, di essere un po’ giù di morale, ma ciò non significa che tutti necessitano di una terapia. Come si fa a capire se si ha bisogno o meno di un aiuto professionale? Non è problematico manifestare delle leggere oscillazioni dell'umore, avere dei momenti di malinconia, questo può capitare a tutti noi.

Ma nel momento in cui i sintomi sono diversi e molto intensi, provocano un'intensa sofferenza e durano da più di sei mesi, allora l'intervento terapeutico diventa necessario

La depressione vera e propria è quindi, qualcosa di molto più intenso e duraturo rispetto al semplice sentirsi “un po’ giù di tono”.

Può essere importante capire la causa del nostro sentirci “giù”; ad esempio la perdita di una persona cara (es. rottura di una relazione significativa, separazione, divorzio, lutto), ma anche un fallimento lavorativo possono determinare una normale reazione naturale, coerente con l’esperienza che si sta vivendo e, nella maggior parte dei casi, transitoria. In questo caso la depressione conseguente ad una separazione o ad un lutto non è quindi un disturbo psicologico; ma una reazione “fisiologica” alla perdita che abbiamo subito. Viceversa lo può diventare, se la condizione depressiva non si risolve spontaneamente nell'arco di 12 mesi dall'evento.

 

I sintomi depressivi possono essere presenti in vari disturbi psicologici e possono essere dovuti ad alcune condizioni mediche generali (es. ictus, morbo di Parkinson, demenze, sclerosi multipla) o all’assunzione di sostanze come droghe, alcool e farmaci. In particolare la depressione può derivare dall’astinenza dalla cocaina e da alcolici.

Proprio per questo motivo, in caso di dubbi sulla propria condizione e per ricevere una diagnosi seria ed accurata è indicato rivolgersi a professionisti qualificati (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri) in grado di essere indirizzati verso un trattamento adeguato.

 

Il trattamento della depressione

Le ricerche effettuate negli ultimi anni hanno individuato differenti tipi di terapie per il trattamento della depressione.

Attualmente le cure più efficaci per la depressione sono la psicoterapia cognitiva (TC) o cognitivo-comportamentale (TCC), quella interpersonale e il trattamento farmacologico.

Non ci sono prove di efficacia che indicano che uno di questi trattamenti è migliore rispetto all’altro. Le psicoterapie e i trattamenti integrati (psicoterapia associata alla farmacoterapia), risultano essere più efficaci nella prevenzione delle ricadute rispetto al solo trattamento farmacologico.

 

Alcuni approcci cognitivisti alla depressione

 

Il modello cognitivo di comprensione di A.Beck

Beck, padre del cognitivismo, ha sviluppato un modello teorico e terapeutico efficace nella cura della depressione.

Durante la sua pratica clinica, egli osservò che le persone affette da depressione tendevano più di altri a riferire racconti in cui si sentivano vittime di critiche e rifiuti rispetto ai soggetti non depressi; oltre a ciò tali pazienti sembravano essere più pessimisti riguardo a se stessi e alle proprie prestazioni.

Inoltre Beck si accorse, durante le sedute terapeutiche, che i pazienti tendevano a riferire una serie di pensieri (di autocritica) di cui inizialmente non erano consapevoli e che scorrevano internamente in modo automatico.

Egli chiamò questo flusso di pensieri come “Pensieri Automatici Negativi” e li considerò fra i sintomi principali della depressione.

Questi pensieri involontari e abbreviati “stile telegrafico” sono molto fugaci e transitori ma allo stesso tempo molto “potenti” tanto da causare una visione negativa e distorta di se stessi e della realtà, e una certa quota di sofferenza ed emozioni negative.

Esempi di questi pensieri automatici possono essere: “nessuno mi ama”; “sono un'incapace” “sono un fallito”, ecc.

Secondo l'autore chi soffre di depressione ha una visione negativa di sé, del mondo e del futuro. La persona vede se stessa come inadeguata, tendendo a sottovalutarsi e a criticarsi per ogni cosa che fa. Rispetto all'ambiente esterno tende a considerare i problemi come irrisolvibili e le varie situazioni insopportabili. Infine, rispetto al futuro tende a prevedere frustrazioni e difficoltà nel tempo come un “naturale” decorso e che tali ostacoli tenderanno ad essere presenti a tempo indeterminato. In definitiva per la persona con depressione il futuro non porterà niente di positivo, anzi la situazione non potrà che peggiorare.

Molto spesso queste credenze o convinzioni - che si organizzano in veri e propri schemi - sono espressi con una sorta di supposizione condizionale, ad esempio: “se non avrò quel posto sarò un fallito”; “se compiacerò mio marito allora mi tratterà bene”; oppure attraverso delle regole rigide e imperative con espressioni del tipo: “non devo mai sbagliare”; “devo sempre piacere agli altri” , “non devo mai essere triste” .

 

Come funziona la terapia cognitiva di Beck

La terapia sviluppata da Beck viene chiamata terapia cognitiva (TC) o terapia cognitiva comportamentale (TCC).

Tendenzialmente la terapia si suddivide in due fasi: la prima ha l'obiettivo principale di ridurre i sintomi acuti del paziente e la seconda la riduzione della vulnerabilità alla ricaduta, che come ho già accennato è un rischio presente nei pazienti affetti da depressione, soprattutto in coloro che hanno già sperimentato, nel corso della loro vita, più episodi depressivi.

In primo luogo, alla base di tale terapia vi è una relazione terapeutica di collaborazione e di fiducia fra paziente e terapeuta.

Psicoterapeuta e paziente lavorano insieme come una squadra per esplorare il mondo interno di quest ultimo (pensieri automatici, emozioni negative, immagini, ecc.). Inoltre, insieme stabiliscono gli obiettivi concreti e raggiungibili della terapia.

 

Il “qui e ora”

La terapia cognitiva si focalizza sul “qui e ora”, ovvero si parte sempre dal problema attuale e dai contenuti psicologici che il paziente presenta all'inizio della terapia. Si aiuta fin da subito la persona ad affrontare le esigenze del vivere quotidiano che, a causa, dei sintomi depressivi, possono essere particolarmente difficili da affrontare.

 

I compiti a casa

La TC utilizza dei home work o compiti a casa. Le osservazioni e ipotesi che paziente e psicoterapeuta fanno in seduta, seguono, per il paziente stesso, un'osservazione ed esperimenti sul campo nella vita di tutti i giorni.

Il paziente è quindi incoraggiato ad osservare, nella sua quotidianità, i suoi pensieri e le sue emozioni negative, già emersi durante le sedute, e come si presentano nelle varie situazioni.

L'addestramento continuo nell'identificare i pensieri automatici e le emozioni negative rende sempre più consapevole il paziente dei suoi schemi cognitivi ed emotivi cause del suo disturbo.

 

Le tecniche comportamentali

Uno dei primi obiettivi può essere quello di spezzare i circoli viziosi che mantengono il disturbo. Uno di questi è il rapporto fra passività – demotivazione – mancanza di piacere – pensieri negativi e umore depresso.

Più ci si sente rassegnati e demotivati, più si tenderà a non trovare piacere nelle cose che si fanno, questa mancanza di interesse andrà ad aumentare i pensieri negativi e umore depresso e tale stato d'animo non farà altro che aumentare la fatica e il senso di svogliatezza (demotivazione).

Queste tecniche sono mirate quindi a spezzare il circolo vizioso e aiutano il paziente a:

  1. ritrovare delle capacità che pensava di non avere più

  2. bloccare la tendenza a pensare continuamente in modo negativo

  3. spostare l'attenzione dalla sofferenza all'attività permette anche di ricominciare a provare piacere

  4. permette nel tempo di modificare idee negative su di sé

 

Inoltre migliorano la propria autostima. Ad esempio se si tenderà a pensare “non sono più in grado di fare niente” , sperimentare nuovamente di essere in grado di svolgere una serie di attività, magari sempre più articolate, potrà modificare nel tempo quella convinzione così radicata di essere una persona incapace.

 

Le tecniche cognitive

L'uso di queste tecniche permette al paziente di:

  • riconoscere il legame fra pensieri/convinzioni, emozioni e comportamento

  • modificare i temi di pensiero abituali che costituiscono gli schemi depressivi (pensieri su di sé, sul mondo, sul futuro)

  • riconoscere comprendere e regolare i pensieri negativi e automatici

 

Ad esempio se la persona è convinta di avere qualche difetto (fisico, morale o psicologico) che, secondo la stessa, lo rende agli occhi di se stesso e degli altri indesiderabile, non ben voluto e perfino rifiutabile, è probabile che tali idee di sé causeranno una serie di emozioni negative come: imbarazzo, vergogna, tristezza, ansia, rabbia, ecc.

In conseguenza a ciò, la persona potrà comportarsi in modi differenti (a seconda anche di altri aspetti della sua personalità) ma tendenzialmente potrà allontanarsi dagli altri, oppure potrà vivere le sue relazioni con molto disagio, oppure ancora anticipare rifiuti dagli altri proprio per il timore di sentirsi a sua volta allontanato.

Questi aspetti del suo comportamento potrebbero causare negli altri un conseguente allontanamento o distacco andando implicitamente a confemare e rinforzare nella persona le sue convizioni iniziali di essere poco desiderabile per gli altri.

Questo è solo un esempio per spiegare come i nostri pensieri e le nostre emozioni siano collegate ai nostri comportamenti e come entrambi si influenzano reciprocamente. Nella depressione tali aspetti possono causare dei circoli viziosi, di cui molto spesso non si è consapevoli, tali meccanismi rinforzano e mantengono il disturbo stesso.

 

L'auto-osservazione

Osservare i pensieri automatici non è certo semplice, all'inizio ci si può trovare in difficoltà, può risultare faticoso individuare ciò che pensa e si prova nelle varie situazioni. Questo può succedere quando non siamo abituati a farlo, ma si può imparare.

Questa tecnica permette quindi di riconoscere il legame fra un pensiero negativo, altri pensieri e la sua reazioni negative. Ci si accorge nel tempo come cambiando il contenuto del pensiero si possa modificare anche lo stato emotivo e l'azione che si vorrebbe compiere.

In relazione a ciò, è importante sottolineare che uno degli aspetti della TC, consiste nel fatto che il paziente inizi a far proprie molte delle tecniche usate dallo psicoterapeuta durante la terapia. Accade che ad un certo punto, che sia il paziente stesso ad iniziare a mettere in discussione, anche al di fuori del contesto terapeutico, alcune sue convinzioni o distorsioni della realtà cui è giunto.

 

In definitiva l'uso di tecniche cognitive e comportamentali sono finalizzate ad una regolazione del tono dell’umore e alla riduzione dei sintomi, che a loro volta influiranno positivamente sui pensieri.

In modo simile, la modificazione di alcuni comportamenti problematici (es. isolamento sociale) avrà un effetto benefico sui pensieri e sulle emozioni del soggetto. In questo modo sarà possibile interrompere i circoli viziosi che mantengono il disturbo.

 

L'efficacia della Psicoterapia Cognitiva

I recenti studi evidenziano che circa due pazienti su tre con sintomi depressivi ha una significativa diminuzione dei sintomi entro le prime 20 sedute di psicoterapia.

La psicoterapia cognitiva o cognitivo-comportamentale risulta efficace sia, nel trattare la fase acuta del disturbo depressivo che, nel ridurre la probabilità di ricadere nel disturbo stesso.

In uno studio (meta-analisi) condotto da Williams si evidenzia la percentuale di miglioramento del disturbo: per il 66% dei soggetti che hanno seguito un psicoterapia cognitiva, per il 63% per coloro solo trattati con farmacoterapia e per il 72% per i pazienti trattati con un intervento combinato (psicoterapia cognitiva e farmacoterapia). L'intervento integrato sembra quindi dare migliori risultati. Le ricerche evidenziano che combinare la terapia cognitiva con la farmacoterapia è senz'altro indicato per i pazienti con disturbi i più complessi e difficili da trattare (Hollon et al, 2002)

Rispetto alla riduzione delle ricadute, gli studi evidenziano che ad un anno dalla conclusione del trattamento i tassi di ricaduta riportati dai pazienti che si sono sottoposti ad una terapia cognitiva sono molto più bassi di quelli trattati con sola farmacoterapia. Per i primi pazienti solo il 29% ricade nel disturbo verso il 60% trattati con soli antidepressivi (Gloaguen et al. 1998; Hollon et al. 2001).

Infine, sono di interesse gli studi che dimostrano l'efficacia della psicoterapia cognitiva nel ridurre il rischio di episodi depressivi in età evolutiva (bambini e adolescenti) e che presentano solo alcuni sintomi iniziali depressivi ma non diagnosticabili come un vero e proprio disturbo depressivo (Hollon et al. 2002).