Nei casi di abuso sessuale su un minore, quasi la maggior parte delle volte, il bambino è l’unico testimone dell’abuso, quindi la sua testimonianza diventa una prova fondamentale, se non l’unica, all’interno di una eventuale indagine.
Raccogliere la testimonianza di un minore è una procedura molto delicata perché è facile, se non si procede nel modo opportuno, che questa venga invalidata da domande suggestive.

 

 

E’ vero che…?

Le domande suggestive per come sono strutturate fanno intuire, a chi deve rispondere, l’opinione di chi sta ponendo la domanda. Il pensiero può trapelare più o meno consapevolmente.

Un esempio di domanda suggestiva è:
“Cosa ti ha fatto il maestro quando ti ha portato in bagno?”

In questo caso chi fa la domanda è convinto che il maestro abbia accompagnato il bambino in bagno e gli abbia fatto qualcosa.

Domande non suggestive possono essere:

“Cosa hai fatto oggi a scuola?”
“Sei andato in bagno?”
“Chi ti ha accompagnato?”.

Se un adulto si convince che l’evento di abuso sia avvenuto, potrebbe influenzare il bambino fino a un falso ricordo

 

Domande suggestive ed età del minore

In uno studio Rudy e Goodman (1991) hanno osservato che i bambini più piccoli si lasciavano influenzare dall’intervistatore maggiormente dei bambini più grandi.
Gulotta ed Ercolin (2004) hanno approfondito la questione attraverso uno studio simile arrivando a concludere che i bambini rispondono in modo accurato alle domande aperte non suggestive, mentre, in accordo con lo studio precedente, più gli intervistati erano piccoli maggiormente si lasciavano influenzare dalle domande suggestive.
Secondo gli autori il bambino accetta che la realtà degli eventi vissuti venga confutata dall’opinione degli adulti, ed è pronto a sacrificarla cambiando la propria versione.

Questo avviene perchè durante lo sviluppo il bambino apprende socialmente il mondo, attraverso i caregiver (le persone che si prendono cura di lui) che lo sostengono nella sua organizzazione mentale della realtà esterna.
E’ l’adulto che solitamente mostra al bambino cosa è reale e cosa non lo è, e se il bambino intuisce nella domanda suggestiva l’opinione sui del caregiver, allora la prenderà come buona. L’evento percepito come reale si può insinuare nella memoria del bambino come falso ricordo. 

 

Cosa fare davanti ad un sospetto di abuso?

Davanti ad un forte sospetto di abuso è necessario rivolgersi in tempi brevi alle istituzioni. Partendo dal medico di famiglia che può accertare eventuali indicatori fisici, fino a rivolgersi alle autorità. In questa fase è fondamentale un professionista psicologo che svolga una funzione di supporto.
Solo successivamente è opportuno intervistare in modo approfondito il bambino, tenendo conto che il luogo di elezione in cui raccogliere la testimonianza è l’incidente probatorio, in modo che la verità dei fatti possa coincidere con la verità processuale.

Interviste condotte nella maniera sbagliata, non alla luce dei protocolli esistenti (come la “Carta di Noto”), potrebbero, oltre che creare un danno al bambino, invalidare la sua testimonianza, e il conseguente accertamento dei fatti avvenuti.

 

 

Bibliografia

Rudy, L., Goodman, G. S. (1991), Effect of participation on children’s reports: implications for children’s testimony. Developmental Psychology, 27 pp 527-538

Gulotta, G., Erlolin, D., (2004), La suggestionabilità dei bambini: uno studio empirico, in Psicologia e Giustizia, anno 5, numero 1, Torino

Mazzini, G., Scolorai, A., Harvey, L., (2010), Nonbeliever Memories. Research Article, Psychological Science, 1334-1340