Diventare adulti: cambiamento, stress e panico

Dr. Alessio CongiuData pubblicazione: 20 gennaio 2019

La transizione all’età adulta è un momento delicato nella vita di una persona. Solitamente si presenta con il termine dell’adolescenza, ma non sempre segue linearmente i criteri relativi all’età anagrafica. Più corretto è invece il riconoscere come questa particolare fase di transizione occorra a seguito di una modifica delle proprie priorità di vita.

 

Diventare adulti significa dunque scoprirsi impossibilitati a raggiungere nuovi traguardi (es., andare a vivere da soli), come pure obiettivi di vita diventati con il tempo via via più importanti (es., acquisire maggiore indipendenza). Da ciò consegue che il diventare adulti passa anche attraverso un vero e proprio cambiamento di alcuni aspetti del proprio modo di vedere il mondo, gli altri e noi stessi.

 

Così come molti animali tendono a mutare con la crescita, allo stesso modo anche gli esseri umani tendono a cambiare alcuni aspetti della propria persona per adattarli alle nuove esigenze provenienti dall’ambiente in cui vivono, ma anche per permettersi di raggiungere i nuovi obiettivi che si sono posti.

Ad esempio, chi vuole acquisire maggiore autonomia non potrà esimersi dall’iniziare ad assumersi il grado di responsabilità che questo difficile compito gli richiederebbe. Allo stesso modo, continuare ad incolpare i propri familiari per un disagio che pur questi avrebbero creato, potrebbe non risultare la strategia più utile per permettersi di apprendere a gestire in modo indipendente la propria vita.

 

L’acquisizione dello status di “adulto” chiama dunque in causa il tema del cambiamento, con tutto il carico di stress che con esso si associa. Proprio lo stress è considerato l’ingrediente essenziale di questo processo. Va da sé che piccoli aggiustamenti nella propria routine di vita si associno a lievi livelli di stress, talvolta appena percepibili; cambiamenti più consistenti, al contrario, possono essere vissuti in modo molto negativo, portando persino a sperimentare vere e proprie crisi personali. Non sembra un caso che la maggior parte dei problemi emotivi (es., disturbi d’ansia e disturbi depressivi) insorgano nella prima età adulta, come pure che il disturbo di adattamento rappresenti il primo tra i problemi psicologici per i quali le persone si rivolgono ai servizi psichiatrici (APA, 2013).

 

Periodi di forte stress possono anche associarsi ad episodi intensi di panico, ossia normali reazioni di paura che, presentandosi spesso in modo acuto ed imprevisto, possono lasciare disorientato e preoccupato chi le vive.

Avere un “attacco” di panico non equivale ad avere un disturbo di panico, per il quale invece occorrerebbe, tra gli altri sintomi, anche la presenza di una forte preoccupazione per la possibile ricomparsa del panico, e l’evitamento di eventi, persone o situazioni in cui si crede di poter nuovamente sperimentare tali esperienze emotive. La differenza è sottile, ma è centrale per una corretta gestione di queste esperienze: il panico, infatti, non si cura, in quanto non vi è nulla di problematico in questo genere di vissuto; diverso invece è il discorso del disturbo di panico, in cui, tuttavia, il cuore del problema appare l’ansia di rivivere il panico, più che il panico di per sé.

Autore

alessio.congiu
Dr. Alessio Congiu Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2015 presso Università di Padova.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Veneto tesserino n° 10147.

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