Testosterone e tumore della prostata

Dr. Enrico ContiData pubblicazione: 04 novembre 2012

Quando nel 1941 Charles Huggins e Clarence Hodges scoprirono che la castrazione provoca la regressione del tumore di prostata metastatico e che – viceversa - la somministrazione di Testosterone ne provoca la progressione, arrivarono alla conclusione che il Testosterone “attiva” questo tumore. 
Nei decenni successivi si sono consolidati concetti inerenti a questa osservazione di oltre 70 anni fa, ma assai dura a morire, per cui noi urologi contemporanei siamo cresciuti con il dogma che il cancro di prostata è androgeno-dipendente, che alti livelli di Testosterone causano una rapida crescita del tumore prostatico mentre bassi livelli di ormone hanno un valore protettivo da questa malattia.

Nel complesso si è affermata nel corso dei decenni una verità secondo cui la terapia con Testosterone possa comportarsi come “carburante” per un incipiente tumore di prostata.

 

Questa convinzione è la principale ragione storica per cui i medici sono stati per molti anni restii (o come minimo assai prudenti) nel somministrare l’ormone maschile in uomini di mezza età, sia pure in presenza di comprovate motivazioni.

Solo negli ultimi anni si cominciato a smontare pezzo dopo pezzo la teoria della androgenodipendenza “aritmetica” del cancro prostatico.

 

Il merito di un nuovo e scientificamente adeguato modo di vedere le cose è espresso nella teoria della saturazione (saturation model), originata da varie tipologie di studi scientifici, che hanno evidenziato come la fisiologia (e la patologia) della prostata dipendano da livelli di Testosterone molto bassi da essere molto al disotto dei valori fisiologici.

Questo vuol dire che per “saturare” o carburare la prostata basta molto poco ormone: valori superiori a quelli minimi - cosiddetti di “saturazione” - sono del tutto ininfluenti sulla biologia della ghiandola.

 

In pratica, valori di testosterone di poco superiori a quelli di castrazione sono associati ad un certo rischio individuale di sviluppare un tumore prostatico: al disopra di questo valore soglia, un aumento di livello di testosterone, tanto o poco che sia, NON aumenta il rischio di un tumore. Questo è un concetto semplice, ma di importanza fondamentale per chi deve (o dovrebbe) sottoporsi a terapia con Testosterone.

Fortunatamente le evidenze degli ultimi anni hanno contribuito a rafforzare questo punto di vista che oggi trova un ulteriore (e ponderoso) supporto scientifico con la pubblicazione dei risultati di un importante studio apparsi in European Urology di novembre:

http://www.europeanurology.com/article/S0302-2838(12)00601-X/fulltext

Per la verità si tratta di un articolo molto tecnico, ma per gli urologi (e per tutti i pazienti in terapia con testosterone) si tratta di una conferma importante.

Autore

e.conti
Dr. Enrico Conti Urologo, Endocrinologo, Chirurgo generale, Andrologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1985 presso Roma - La Sapienza.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Cuneo tesserino n° 3669.

8 commenti

#2
Ex utente
Ex utente

Per quanto riguarda il DHT invece, che ruolo ha per la prostata? Perché uno studio mette in evidenza una similitudine fra calvizie precoce (dove ha un ruolo il DHT) ed il tumore della prostata; se come scritto in questo articolo i livelli di testosterone non hanno particolare importanza nel rischio di tumore, si può dire lo stesso per il DHT?

#3
Dr. Enrico Conti
Dr. Enrico Conti

@utente 262344.
Immagino che Lei si riferisca a questo studio, abbastanza importante per entità del campione studiato e metodologia impiegata:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov.bvs.cilea.it/pubmed/23074289

Fermo restando quello che ho affermato sulla teoria della saturazione, cioè che bastano livelli di testosterone assai bassi per "saturare" i recettori prostatici e quindi il rischio generico di sviluppare tumore prostatico, la questione che Lei riferisce non ha a che vedere con il DHT.
LO studio mostra in sintesi che gli uomini affetti da alopecia androgenetica al "vertice" del capo, hanno un maggior rischio di sviluppare tumore di prostata tra i 40 e i 76 anni. Dopo questa età, il rischio è uguale sia per i calvi che per i capelluti. La chiosa finale dello studio è addirittura che la calvizie di vertice a 40 anni dovrebbe rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per il ca di prostata. Detto questo, poichè notoriamente la calvizie del vertice (a differenza di quella frontale, da "stempiatura") dipende dal testosterone e non dal DHT, il ruolo di quest'ultimo non è in gioco nel caso specifico. Lo studio PCPT (NCI) ha invece dimostrato che la finasteride (che riduce sostanzialmente l'entità di DHT nell'organismo)può lievemente ridurre l’incidenza di carcinoma prostatico in uomini con età superiore ai 55 anni, sebbene i cancri osserevati in questo gruppo di pazienti che assumono tale farmaco, appaiono comunque di malignità aumentata, ergo, il ruolo del DHT sembra essere marginale. Naturalmente, il problema di fondo è che il tumore prostatico dipende da una serie di variabili per cui limitare gli studi all'apprezzamento del ruolo di un singolo fattore, può generare confusione nei non addetti ai lavori. Per tornare alla calvizie, la alopecia androgenetica del vertice non è assolutamente una espressione di valori circolanti elevati di T (che abbiamo visto non essere il colpevole in questa storia), ma piuttosto di una serie di caratteristiche genetiche. Se queste ultime sono associate a maggiore incidenza di tumore, prendiamone atto, ma non perdiamo di vista i punti cardinali del problema. Cordiali saluti.

#4
Utente 259XXX
Utente 259XXX

Da qui vorrei fare una serie di domande:

- Le persone calve di solito hanno normali o bassi livelli di testosterone?
- Lo studio a cui mi riferisco è questo, dove è indicata la calvizie precoce (sui 20 anni), se vuole leggerlo e dare un opinione http://www.euroclinix.it/press/calvizie-precoce-tumore-prostata.html

#6
Dr. Enrico Conti
Dr. Enrico Conti

Premetto che alla domanda se i "calvi" siano più androgenizzati o meno non so rispondere (anche se non lo credo assolutamente), i tessuti "bersaglio" degli androgeni, bulbi piliferi e ghiandole sebacee comprese, interagiscono con i livelli ormonali circolanti in funzione della espressione di recettori per gli ormoni, la cui densità varia geneticamente da individuo a individuo. Questa complessità dei meccanismi riguarda tutti i tessuti umani per cui le correlazioni tra alopecia e cancro di prostata sono da interpretare con molta prudenza. Che siano deboli lo dimostra in ogni caso la contraddittorietà dei risultati degli studi scientifici! N.B.: non sono riuscito a leggere il lavoro di euroclinix.

#7
Ex utente
Ex utente

Ok; infine cosa pensa siano più sicuri per la prostata, alti o bassi livelli di testosterone?
Grazie delle informazioni.

#8
Utente 379XXX
Utente 379XXX

mio padre purtroppo e morto dopo essersi operato di tumore alla prostata ,dopo un mese,ma non per cause del tumore ma per complicazioni post operatori,tumore che detta dai medici probabilita alte di riuscita ,ma non e andata cosi,infezione dal focolaio chirurgico .

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