Sindrome del giunto pieloureterale : la soluzione robotica

Dr. Mauro SevesoData pubblicazione: 25 aprile 2016

In un sistema urinario perfettamente funzionante, l'urina formatasi nel rene viene prima raccolta nelle cavità del rene stesso (calici e bacinetto) e successivamente drenata nell'uretere attraverso il giunto pieloureterale.
La sindrome del giunto pieloureterale è la condizione, congenita o acquisita, di restringimento del giunto con conseguente dilatazione del rene (idronefrosi) e possibile insorgenza di complicanze, quali infezioni, coliche renoureterali, febbre e sangue nelle urine fino alla perdita completa della funzione del rene.
La soluzione di questa patologia è chirurgica con l'asportazione della zona ristretta e la ricostruzione del punto di passaggio. L'intervento tradizionale prevedeva una incisione sul fianco e l'asportazione del giunto con la sua ricostruzione.


Oggi la metodica più d'avanguardia è la pieloplastica robotica che ha come risultato finale la formazione di un giunto pieloureterale di calibro adeguato, utilizzando strumenti laparoscopici miniaturizzati guidati dal robot che consente una miglior visualizzazione del campo operatorio e una maggior precisione nei movimenti.
L'intervento viene eseguito in anestesia generale con il paziente in posizione laterale. Prevede una degenza post operatoria di 2-3 giorni. Gli strumenti laparoscopici direzionati tramite il robot sono 4 e vengono inseriti attraverso mini-incisioni di 1 cm ciascuna.
Il successo della procedura è elevatissimo con una percentuale del 95% di casi risolti completamente.
Decorso post operatorio: il giorno successivo all'intervento il paziente si alza e si può alimentare regolarmente. Dopo 2 giorni viene rimosso il catetere e dopo 3 giorni il drenaggio.
I vantaggi della pieloplastica rispetto alle tecniche tradizionali includono una maggiore precisione chirurgica, minime perdite ematiche intra operatorie, minor dolore post operatorio, l'assenza di una cicatrice chirurgica antiestetica, un decorso post operatorio non doloroso e una veloce ripresa delle normali attività quotidiane.

Autore

mauro.seveso
Dr. Mauro Seveso Urologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 20467.

1 commenti

#1
Utente 347XXX
Utente 347XXX

Egregio dottor seveso
Sono una donna di 45 anni. A fine luglio sono stata operata per un tumore lobulare al seno. Mi hanno anche asportato 11 linfonodi di cui 4 positivi. In questo momento della mia vita sono ovviamente attiva con la cura del tumore al seno per cui i medici mi seguono con professionalità e competenza. Le scrivo perché la mia preoccupazione è rivolta principalmente a un problema di salute a cui non si riesce a trovare una risposta. Da aprile scorso ho un dolore costante, a volte intermittente ma comunque presente quotidianamente, al fianco destro oppure sotto le costole o di lato all'ombelico. Un dolore più che sopportabile ma costante anche di notte che mi preoccupa. Eco addome, tac addome con contrasto (fatta per via del tumore), colonscopia a posto (solo due diverticoli). Quindi dovrei stare tranquilla ma se il dolore c'è deve pur nascere da qualcosa. Scrivo a lei perché nel 2007 sono stata ricoverata per 12 Giorni a causa di una macroematuria eil foglio di dimissioni diceva: Ematuria monosintomatica.irregolarità del calce inferiore rene dx. Mi chiedo se il mio dolore attuale possa essere legato a quell'ematuria. Con la tac addome si sarebbe visto?

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