Utente 583XXX
Buongiorno,
causa cattive abitudini alimentari e poca idratazione a seguito di una evaquazione "importante" mi trovo ora a soffrire ogni giorno dopo la defecazione.

Su consiglio del medico di famiglia, dopo 2 mesi di proctosedil e portato a 2 litri di acqua al giorno, non avendo miglioramenti sono andato dal proctologo.

Dopo un doloroso controllo manuale, ha notato una ragade "importante".
Mi ha detto che difficilmente opera le ragadi e mi prescrive plantalax 2 volte/di e levorag mattina e sera.
Aumentata acqua a 3 litri/di.
Tolti gli alimenti irritanti e farine bianche.

Le feci ora sono piu morbide ma il dolore post defecazione e molto avuto e me lo porto per almeno 3/4 ore.

Dopo 15 giorni ho avuto un leggero miglioramento ma se non prendo un antidolorifico tutti i giorni sono piegato in due dal dolore.

Sono una persona positiva e affronto la cosa convincendomi che migliorerà col tempo ma attualmente non sono più operativo come prima.

Non ho rapporti con mia moglie, vado al bagno una decine di volte al giorno, non posso stare seduto durante il dolore, sciatica di cui non ho mai sofferto.
Sono un consulente che tra i vari clienti ha molti studi medici (purtroppo nessun proctologo) e durante il lavoro sono costretto a lasciare il cliente senza concludere il lavoro o non sono lucido come dovrei essere nel mio campo.

Di per sè la ragade è dolorosa ma sono le sue conseguenze che mi preoccupano.

Ho richiesto un altro appuntamento con un altro proctologo per la prossima settimana, racconterò le stesse cose che ho scritto speriamo bene.
Vorrei operarmi così da non pensarci più, posterò più avanti aggiornamenti.

Grazie

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Dr. Sergio Sforza

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Gentile utente, l'atteggiamento del suo proctologo mi sembra giusto e prudente, inizialmente la terapia deve essere conservativa, ma se dopo aver esperito tutte le strade conservative non si dovesse avere un risultato soddisfacente, l'intervento dovrà essere preso in considerazione meglio dopo una manometria anorettale per comprendere meglio la tensione dello sfintere.
Saluti
Dr. sergio sforza
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