Utente
Ho sentito personalmente persone che sono state in Brasile e dicono che i brasiliani, anche se sono poveri, sono tutti allegri, cordiali e vivono la vita senza stress. Leggendo su internet ci sono anche tanti interventi che affermano le stesse cose e si legge (detto da italiani che sono stati in vacanza o che vi si sono traferiti) che in Brasile si vive senza ansiee in maniera rilassata, molto meglio che in Italia insomma (dove lo stress la fa da padrone e l’infelicità prende sempre più piede).
Detto questo, ciò che vorrei chiedervi è: la nazione e la città dove si vive è davvero cosi importante sulla serenità di una persona?
Sembrerebbe proprio di sì visto che i brasiliani sono poveri ma felici e non stressati! Voi cosa ne pensate?
La mia domanda però ha un fine più preciso e personale: io purtroppo, oltre ad essere stressato sono anche distimico (lo sono da sempre) e mi porto sempre dentro un senso di tristezza e insoddisfazione, per cui mi sono domandato più volte: e se abbandonassi la città in cui vivo ( che in generale reputo non bella) e andassi a vivere a Firenze? a Bologna? a Roma? ecc. ecc. (non dico Brasile – Spagna o America perché non ne “sarei capace” perché sono troppo legato ai miei cari), potrebbe essere che vivere in una città più bella, più grande, meno provinciale, che offra di più ( a 360°), dove ci sia una mentalità più aperta e così via, sarebbe la soluzione al mio problema?
Potrebbe un trasferimento far scomparire dalla mia anima la distimia? o secondo voi non è una questione di “posto” ma di “essere”?
Ad esempio so che anche a Roma a Bologna in Spagna in Brasile e ovunque, ci sono persone depresse e distimiche così come ci sono persone gaie ovunque, quindi la risposta scontata potrebbe essere che la serenità e dentro noi stessi, ma io mi domando lo stesso queste cose e non sapendo la risposta chiedo un vostro gentile parere.
ps: vorrei fare un esempio: nella mia città (anche perché di vista mi conoscono in molti), mi sento osservato (e forse anche giudicato) anche nel fare una semplice passeggiata (se sono da solo molto di più) o qualsiasi altra cosa, mentre è capitato che a Roma (da solo) nel passeggiare o fare altre cose non mi sono mai sentito osservato, ho allora chiaramente percepito la differenza: nella mia città mi sento tipo “asfizziato” a Roma mi son sentito “libero”. Spero capiate la mia domanda nonostante la mia confusione.
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta. Cordiali saluti.
ps2: dimenticavo! ho anche pensato che gli italiani che dicono che in Brasile si è più rilassati e che il popolo brasilaino è molto più allegro, sereno e molto meno stressato di noi italinai possano aver avuto questa visione perchè loro stessi (essendo in vacanza e quindi con uno spirito diverso dal solito) in quel periodo stavano "meglio" e quindi ciò che li circondava appariva ai loro occhi "più bello! - più sereno - più rilassato"; può essere? quelli che però si sono traferiti e abitano sempre lì e dicono lo stesso?

[#1]  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
penso anche io che gli Italiani abbiano dato questo giudizio in modo un po' "di parte", influenzato dal discorso vacanziero.

Facciamo finta che io le risponda SI! Cosa farebbe adesso: cambierebbe davvero città?

Mi spiego meglio: ha pensato ad esempio al fatto che il solo cambio di residenza, il trasloco, l'abituarsi ad una nuova cultura potrebbero essere talmente stressanti da far peggiorare il suo umore?
Cordialmente

Daniel Bulla

[#2]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile signore, io ho abitato in Brasile per anni e posso dirle che il luogo comune secondo il quale i brasiliani sono gente allegra e vitale non è un luogo comune, è proprio vero.

Però da qui a pensare che un trasferimento possa far scomparire dall'anima una distimia, ce ne corre.

Potrebbe vivere in modo diverso, certo, concedersi piaceri e soddisfazioni che qua in Italia potrebbe solo sognarsi, certo, imparare tante cose nuove, certamente, ma alla fine resterebbe ancora con il suo problema. Non è fuggendo da se stessi che ci si lascia se stessi alle spalle.

Se vuole risolvere il suo problema, si rivolga a un bravo specialista, ad esempio un bravo psicoterapeuta. Basta vedere il gran numero di domande che ha già inserito qui, anche senza leggerle, per capire che potrebbe davvero farle bene.

Detto questo, una bella vacanza in Brasile o in qualunque altro luogo lei desideri, male non dovrebbe fargliene.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#3] dopo  
Utente

Grazie per le risposte gent.mi dottori;
vorrei però chiarire che quando ho ipotizzato un trasferimento non mi riferivo al Brasile (perché come ho già detto sò che non ce la farei mai in quanto troppo legato ai miei cari) ma ipotizzavo un trasferimento a Roma? Milano? Firenze? Bologna?

x Dr. Bulla: avevo già pensato allo stress che mi cadrebbe sulle spalle in caso di un cambiamento di città (e mi ha fatto anche paura) ma, se dopo un anno di ulteriore “sofferenza” poi le cose cambiassero e io finalmente mi sentirei “io”, allora ben venga un anno di maggiore sofferenza, il punto è che non sono per niente certo che la mia distimia potrebbe scomparire cambiando città (anche se lo penso).

X Dr. Santonocito e Bulla: “non è fuggendo da se stessi che ci si lascia se stessi alle spalle”………. Si! Lo so bene! se uno va in Brasile anche per una vacanza ed è depresso, anche lì continuerà ad avere sulla testa sempre il cielo grigio mentre se uno è sereno dentro potrebbe andare in vacanza in Iraq è sentirsi una pasqua;
lo so che la serenità sta dentro di noi e non fuori (purtroppo), ma a volte penso che abitare in un posto dove tutti sono allegri (come ha confermato il dr. Santocito) forse alla fine potrebbero influenzarmi !!! (anche se così fosse però, io non avrei comunque MAI il coraggio di andare a vivere fuori dall’ Italia)

ps: la mia risposta riguardo una cura psicoterapeutica sta nel mio primissimo post “condannato da Dio – vita natural durante”.

[#4]  
Dr. Daniel Bulla

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"se dopo un anno di ulteriore “sofferenza” poi le cose cambiassero "

E' questo il punto: e se invece non dovessero cambiare?
Cordialmente

Daniel Bulla