Aiuto per figlio adolescente
Buonasera, ci troviamo in un momento davvero complicato in casa.
Mio figlio quattordicenne da 8 mesi a questa parte è cambiato pesantemente.
Abbiamo iniziato con problemi scolastici con un insegnate alla fine dello scorso anno.
Ha subito vessazioni per tre anni e ultimi mesi di terza non voleva più andare a scuola con attacchi di panico.
Da lì abbiamo iniziato un percorso psicologico con un ragazzo davvero top il quale ci ha consigliato di effettuare dei test Dsa che in questi giorni ci hanno confermato il problema di nostro figlio.
Il problema grosso però sta nel suo comportamento, è diventato rabbioso e aggressivo in casa sia fuori.
Episodi reazione in campo con calcio e poi un pugno ad un avversario, con la convinzione che lui ha ragione.
Parolacce a non finire, per non parlare di bestemmie e maleducazione con noi in casa.
Stasera l’apoteosi, prima con mia moglie dove gli diceva io domani non vado a scuola e non ci vado più, con parolacce e bestemmia.
Successivamente sono andato io e mi parlava con il telefono in mano cappuccio in testa e mi diceva vai via non parlo con te io non vado a scuola parolacce e bestemmia affinché gli ho tirato un ceffone sul collo del piede che era vicino a me.
Da lì è impazzito si è alzato mi spingeva, mi ha detto vai via io mi ammazzo non ti voglio più, sei un padre di merda e cose varie.
Apriva la finestra e diceva io mi butto e noi a tenerlo ecc ecc.
vuole solo uscire, usa il telefono tutto il giorno e stasera gli ho detto che se va avanti glielo blocco e risponde prova e io ti spacco tutto anche il tuo telefono.
L’altra sera gli ho trovato la sigaretta con i liquidi, abbiamo parlato mi ha detto non la uso più e ieri ne ho trovata un’altra.
Noi siamo inermi, siamo svuotati e impotenti a tutto questo.
La nostra vita è sempre stata solare, lui è figlio unico e non gli manca nulla ringraziando Dio ma forse quello è il problema davvero non so cosa succede e ne io e ne mia moglie sappiamo come fare.
Quando fa le crisi come stasera gli vengono anche attacchi di panico.
Adesso dopo la crisi dice vai via non parlatemi più.
Grazie per il consulto e per la disponibilità.
Mio figlio quattordicenne da 8 mesi a questa parte è cambiato pesantemente.
Abbiamo iniziato con problemi scolastici con un insegnate alla fine dello scorso anno.
Ha subito vessazioni per tre anni e ultimi mesi di terza non voleva più andare a scuola con attacchi di panico.
Da lì abbiamo iniziato un percorso psicologico con un ragazzo davvero top il quale ci ha consigliato di effettuare dei test Dsa che in questi giorni ci hanno confermato il problema di nostro figlio.
Il problema grosso però sta nel suo comportamento, è diventato rabbioso e aggressivo in casa sia fuori.
Episodi reazione in campo con calcio e poi un pugno ad un avversario, con la convinzione che lui ha ragione.
Parolacce a non finire, per non parlare di bestemmie e maleducazione con noi in casa.
Stasera l’apoteosi, prima con mia moglie dove gli diceva io domani non vado a scuola e non ci vado più, con parolacce e bestemmia.
Successivamente sono andato io e mi parlava con il telefono in mano cappuccio in testa e mi diceva vai via non parlo con te io non vado a scuola parolacce e bestemmia affinché gli ho tirato un ceffone sul collo del piede che era vicino a me.
Da lì è impazzito si è alzato mi spingeva, mi ha detto vai via io mi ammazzo non ti voglio più, sei un padre di merda e cose varie.
Apriva la finestra e diceva io mi butto e noi a tenerlo ecc ecc.
vuole solo uscire, usa il telefono tutto il giorno e stasera gli ho detto che se va avanti glielo blocco e risponde prova e io ti spacco tutto anche il tuo telefono.
L’altra sera gli ho trovato la sigaretta con i liquidi, abbiamo parlato mi ha detto non la uso più e ieri ne ho trovata un’altra.
Noi siamo inermi, siamo svuotati e impotenti a tutto questo.
La nostra vita è sempre stata solare, lui è figlio unico e non gli manca nulla ringraziando Dio ma forse quello è il problema davvero non so cosa succede e ne io e ne mia moglie sappiamo come fare.
Quando fa le crisi come stasera gli vengono anche attacchi di panico.
Adesso dopo la crisi dice vai via non parlatemi più.
Grazie per il consulto e per la disponibilità.
Gentile utente,
da ciò che descrivete emerge una situazione di grande sofferenza, sia per vostro figlio sia per voi come genitori. È comprensibile sentirsi svuotati e impotenti quando il clima familiare cambia in modo così rapido e intenso.
I comportamenti che raccontate non vanno letti come semplice ribellione adolescenziale , ma come segnali di un disagio profondo che vostro figlio sta esprimendo attraverso rabbia, opposizione e perdita di controllo. Gli anni di vessazioni a scuola, gli attacchi di panico, il ritiro e ora la diagnosi di DSA possono aver inciso in modo importante sulla sua autostima e sul senso di sicurezza personale. In molti ragazzi, quando la sofferenza non trova parole, prende la forma dell’aggressività.
È importante sottolineare che durante le crisi vostro figlio sembra entrare in uno stato di forte disregolazione emotiva. In quei momenti non è in grado di ragionare, di ascoltare o di contenersi. Il linguaggio violento, le bestemmie, le minacce e i gesti estremi vanno letti come espressioni di un sistema nervoso in allarme, non come attacchi deliberati verso di voi. Questo non significa giustificarli, ma comprenderne la funzione.
L’episodio in cui ha detto io mi ammazzo e ha aperto la finestra va preso molto seriamente. Anche quando frasi simili emergono nel contesto di una crisi, indicano un livello di sofferenza che richiede attenzione clinica. In presenza di comportamenti o minacce di questo tipo è fondamentale non affrontare la situazione da soli, ma valutare un confronto tempestivo con i professionisti che lo seguono o con i servizi territoriali, soprattutto se il rischio appare concreto.
Per quanto riguarda il vostro ruolo, in questo momento vostro figlio ha bisogno di due cose che devono coesistere. Da una parte adulti che restino emotivamente presenti e non si ritirino. Dall’altra confini chiari e coerenti, che non vengano negoziati nel pieno delle crisi. Le regole non vanno discusse quando è in escalation emotiva, perché in quei momenti ogni limite viene vissuto come un attacco.
Il percorso psicologico già avviato è una risorsa importante e andrebbe mantenuto e, se necessario, affiancato da una valutazione neuropsichiatrica infantile, soprattutto alla luce degli attacchi di panico, della disregolazione emotiva e delle frasi autolesive. Questo non significa etichettarlo , ma offrirgli un contenimento più ampio.
E' fondamentale che anche voi come genitori non restiate soli. Situazioni come questa mettono a dura prova chiunque, anche famiglie solide e affettive come la vostra. Un supporto genitoriale può aiutarvi a capire come intervenire durante le crisi, come comunicare con vostro figlio fuori dalle crisi e come proteggere l’equilibrio familiare.
Ciò che state vivendo è difficile, ma non senza possibilità di lavoro e cambiamento. Il fatto che abbiate chiesto aiuto è già un passo importante.
Un cordiale saluto
da ciò che descrivete emerge una situazione di grande sofferenza, sia per vostro figlio sia per voi come genitori. È comprensibile sentirsi svuotati e impotenti quando il clima familiare cambia in modo così rapido e intenso.
I comportamenti che raccontate non vanno letti come semplice ribellione adolescenziale , ma come segnali di un disagio profondo che vostro figlio sta esprimendo attraverso rabbia, opposizione e perdita di controllo. Gli anni di vessazioni a scuola, gli attacchi di panico, il ritiro e ora la diagnosi di DSA possono aver inciso in modo importante sulla sua autostima e sul senso di sicurezza personale. In molti ragazzi, quando la sofferenza non trova parole, prende la forma dell’aggressività.
È importante sottolineare che durante le crisi vostro figlio sembra entrare in uno stato di forte disregolazione emotiva. In quei momenti non è in grado di ragionare, di ascoltare o di contenersi. Il linguaggio violento, le bestemmie, le minacce e i gesti estremi vanno letti come espressioni di un sistema nervoso in allarme, non come attacchi deliberati verso di voi. Questo non significa giustificarli, ma comprenderne la funzione.
L’episodio in cui ha detto io mi ammazzo e ha aperto la finestra va preso molto seriamente. Anche quando frasi simili emergono nel contesto di una crisi, indicano un livello di sofferenza che richiede attenzione clinica. In presenza di comportamenti o minacce di questo tipo è fondamentale non affrontare la situazione da soli, ma valutare un confronto tempestivo con i professionisti che lo seguono o con i servizi territoriali, soprattutto se il rischio appare concreto.
Per quanto riguarda il vostro ruolo, in questo momento vostro figlio ha bisogno di due cose che devono coesistere. Da una parte adulti che restino emotivamente presenti e non si ritirino. Dall’altra confini chiari e coerenti, che non vengano negoziati nel pieno delle crisi. Le regole non vanno discusse quando è in escalation emotiva, perché in quei momenti ogni limite viene vissuto come un attacco.
Il percorso psicologico già avviato è una risorsa importante e andrebbe mantenuto e, se necessario, affiancato da una valutazione neuropsichiatrica infantile, soprattutto alla luce degli attacchi di panico, della disregolazione emotiva e delle frasi autolesive. Questo non significa etichettarlo , ma offrirgli un contenimento più ampio.
E' fondamentale che anche voi come genitori non restiate soli. Situazioni come questa mettono a dura prova chiunque, anche famiglie solide e affettive come la vostra. Un supporto genitoriale può aiutarvi a capire come intervenire durante le crisi, come comunicare con vostro figlio fuori dalle crisi e come proteggere l’equilibrio familiare.
Ciò che state vivendo è difficile, ma non senza possibilità di lavoro e cambiamento. Il fatto che abbiate chiesto aiuto è già un passo importante.
Un cordiale saluto
dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
Utente
Grazie mille genti.mo Dott. Vivona, comprendiamo bene che in questo momento lui possa avere un disagio e ci fa stare male. Il concetto è che se ieri sera dopo una litigata ci siamo messi a parlare, dove gli ho cercato di spiegare il senso della vita, dei valori, del fatto che non bisogna pensare al giudizio altrui e che se adesso ha paure con la scuola lui se vuole e gli piace deve provare e se perderà quest’anno non succede niente ma che l’importante è provare a mettercela tutta così non avrà rimpianti e lui piangeva diceva sì ok come è possibile che oggi impazzisca in questo modo. Ieri gli ho tolto delle cose per punizione visto che gli ho trovato la sigaretta e mi aveva giurato che non lo faceva più, gli ho detto che non sarebbe uscito e stamattina non ha voluto entrare alla prima ora perché aveva la verifica e non aveva fatto nulla, poi è entrato e alle 10:30 ha scritto di andare a prenderlo subito per favore. Vado io, esce gli chiedo cosa stesse succedendo mi mette la mano sulla spalla come per fare mezzo abbraccio e mi avvicina la testa alla mia, poi in auto mi dice avevo ansia, portami dalla mamma, va da mia moglie gli chiede scusa per ieri, gli dice di avere l’ansia poi viene a casa non pranza e sta tutto il giorno sul telefono, va a fare allenamento, finisce e mi dice Giammaria (un suo compagno) la deve finire mi rompe il cazzo io la ammazzo di botte avvia ai suoi ecc ecc. gli dico domani non vai perché sei nervoso, mi dice no, io voglio essere convocato vogli o giocare mi urla e a quel punto gli dico vuoi fare così? Ok vai picchialo e poi altro che giocare, nessuno ti vorrà più e non andrai più a giocare. Non mi risponde e poi parte tutto il racconto precedente con l’invito in camera verso la madre ed è partito io non vado a scuola domani ecc ecc. mi sembra tutto surreale davvero.
Gentile,
capisco profondamente il senso di spaesamento che descrive. Quello che rende tutto così surreale è proprio l’alternanza rapida tra momenti di apparente contatto emotivo e improvvise esplosioni di rabbia o panico. È una dinamica molto frequente nei ragazzi che vivono una forte disregolazione emotiva, soprattutto quando sono sotto stress prolungato.
Il fatto che ieri vostro figlio abbia pianto, ascoltato e sembrato comprendere non è in contraddizione con ciò che è accaduto oggi. In quei momenti era probabilmente più regolato, più vicino alle emozioni di tristezza e paura. Oggi, di fronte alla verifica, all’ansia e alla frustrazione, il sistema emotivo si è nuovamente sovraccaricato e ha reagito con modalità impulsive e aggressive. Non è una scelta consapevole né un prenderci in giro , ma un’incapacità temporanea di gestire ciò che sente.
I discorsi sui valori, sul senso della vita o sul non preoccuparsi del giudizio altrui sono importanti, ma funzionano solo quando il ragazzo è emotivamente disponibile. Nelle fasi di forte attivazione, come quelle che descrive, non riescono a fare da contenimento e rischiano di essere vissuti come lontani o inutili, anche se detti con le migliori intenzioni.
Anche il tema delle punizioni va maneggiato con molta cautela. Togliere qualcosa come conseguenza di un comportamento scorretto è comprensibile, ma in questa fase può aumentare la sensazione di perdita di controllo e alimentare ulteriormente la rabbia. Non perché il limite sia sbagliato, ma perché il momento non è quello giusto per farlo passare come messaggio educativo.
Le frasi aggressive verso il compagno, l’iperfocalizzazione sul gioco e la reazione estrema al tema scuola indicano che vostro figlio sta oscillando tra due poli. Da una parte il bisogno disperato di sentirsi competente, riconosciuto e valido , dall’altra la paura intensa di fallire e di non farcela. Quando prevale quest’ultima, l’aggressività diventa una difesa.
In questi momenti è importante evitare lo scontro frontale o le provocazioni, anche quando la rabbia e la stanchezza prendono il sopravvento. Frasi come "vai e picchialo" possono essere comprensibili nello stress del momento, ma rischiano di amplificare la sua confusione interna e il senso di non essere contenuto dall’adulto.
Ciò di cui vostro figlio ha bisogno ora non è di ulteriori spiegazioni razionali, ma di adulti che riescano a mantenere calma, fermezza e coerenza, anche quando lui perde il controllo. Questo è estremamente faticoso, ed è il motivo per cui non dovreste affrontare tutto da soli.
Il percorso psicologico va assolutamente mantenuto e, alla luce degli episodi di panico, delle minacce autolesive e della forte impulsività, è opportuno valutare un confronto con una neuropsichiatria infantile. Non come etichetta, ma come supporto aggiuntivo per comprendere meglio il funzionamento emotivo di vostro figlio e aiutarlo a ritrovare un equilibrio.
Nessuno è preparato a gestire da solo situazioni di questo tipo. Per questo è importante che anche voi genitori troviate uno spazio di sostegno. Chiedere aiuto non significa fallire come genitori, ma proteggere vostro figlio e la famiglia.
So che ciò che state vivendo può sembrare travolgente, ma ogni piccolo passo che riuscite a fare insieme come famiglia rappresenta un progresso reale. Il fatto che vostro figlio, anche in mezzo alle crisi, cerchi ancora contatto con voi dimostra che il legame è saldo e che ci sono basi concrete su cui lavorare per ritrovare equilibrio e serenità.
Un cordiale saluto
capisco profondamente il senso di spaesamento che descrive. Quello che rende tutto così surreale è proprio l’alternanza rapida tra momenti di apparente contatto emotivo e improvvise esplosioni di rabbia o panico. È una dinamica molto frequente nei ragazzi che vivono una forte disregolazione emotiva, soprattutto quando sono sotto stress prolungato.
Il fatto che ieri vostro figlio abbia pianto, ascoltato e sembrato comprendere non è in contraddizione con ciò che è accaduto oggi. In quei momenti era probabilmente più regolato, più vicino alle emozioni di tristezza e paura. Oggi, di fronte alla verifica, all’ansia e alla frustrazione, il sistema emotivo si è nuovamente sovraccaricato e ha reagito con modalità impulsive e aggressive. Non è una scelta consapevole né un prenderci in giro , ma un’incapacità temporanea di gestire ciò che sente.
I discorsi sui valori, sul senso della vita o sul non preoccuparsi del giudizio altrui sono importanti, ma funzionano solo quando il ragazzo è emotivamente disponibile. Nelle fasi di forte attivazione, come quelle che descrive, non riescono a fare da contenimento e rischiano di essere vissuti come lontani o inutili, anche se detti con le migliori intenzioni.
Anche il tema delle punizioni va maneggiato con molta cautela. Togliere qualcosa come conseguenza di un comportamento scorretto è comprensibile, ma in questa fase può aumentare la sensazione di perdita di controllo e alimentare ulteriormente la rabbia. Non perché il limite sia sbagliato, ma perché il momento non è quello giusto per farlo passare come messaggio educativo.
Le frasi aggressive verso il compagno, l’iperfocalizzazione sul gioco e la reazione estrema al tema scuola indicano che vostro figlio sta oscillando tra due poli. Da una parte il bisogno disperato di sentirsi competente, riconosciuto e valido , dall’altra la paura intensa di fallire e di non farcela. Quando prevale quest’ultima, l’aggressività diventa una difesa.
In questi momenti è importante evitare lo scontro frontale o le provocazioni, anche quando la rabbia e la stanchezza prendono il sopravvento. Frasi come "vai e picchialo" possono essere comprensibili nello stress del momento, ma rischiano di amplificare la sua confusione interna e il senso di non essere contenuto dall’adulto.
Ciò di cui vostro figlio ha bisogno ora non è di ulteriori spiegazioni razionali, ma di adulti che riescano a mantenere calma, fermezza e coerenza, anche quando lui perde il controllo. Questo è estremamente faticoso, ed è il motivo per cui non dovreste affrontare tutto da soli.
Il percorso psicologico va assolutamente mantenuto e, alla luce degli episodi di panico, delle minacce autolesive e della forte impulsività, è opportuno valutare un confronto con una neuropsichiatria infantile. Non come etichetta, ma come supporto aggiuntivo per comprendere meglio il funzionamento emotivo di vostro figlio e aiutarlo a ritrovare un equilibrio.
Nessuno è preparato a gestire da solo situazioni di questo tipo. Per questo è importante che anche voi genitori troviate uno spazio di sostegno. Chiedere aiuto non significa fallire come genitori, ma proteggere vostro figlio e la famiglia.
So che ciò che state vivendo può sembrare travolgente, ma ogni piccolo passo che riuscite a fare insieme come famiglia rappresenta un progresso reale. Il fatto che vostro figlio, anche in mezzo alle crisi, cerchi ancora contatto con voi dimostra che il legame è saldo e che ci sono basi concrete su cui lavorare per ritrovare equilibrio e serenità.
Un cordiale saluto
dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 21 visite dal 03/02/2026.
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