Gli ultimi giorni del mio papà

A novembre sono diventata mamma per la prima volta, 10 giorni dopo riceviamo la terribile telefonata dall'oncologa che seguiva mio padre "la chemio non funziona, inutile continuare", gli restano pochi mesi dicono.

Anche se avevo previsto anche questo scenario, sentirlo dire è stata una batosta terribile.
Una settimana fa è volato via.

Avevo immaginato tante volte, durante la lunga ricerca di questa gravidanza, come sarebbe stato il mio primo natale da mamma, il mio primo compleanno da mamma e tutte le prime volte mie e di mia figlia.
E invece il mio primo natale da mamma è stato anche l'ultimo con mio padre.
Il mio primo compleanno da mamma sarà anche il primo senza mio padre.
Il suo compleanno è stato il suo ultimo compleanno.

Non riesco ad affrontare questo dolore, iniziato mesi fa.
Piango spesso, all'improvviso, e mi sono in colpa nei confronti di mia figlia quando succede, perché mi sento come se la trascurassi, perché una bambina dovrebbe avere solo sorrisi e tenerezza.
Quando invece gioco cercando di essere calma e sorridente, cantando canzoncine allegre, mi sento in colpa nei confronti di mio padre, mentre lui era in un letto incapace anche a mettersi seduto, e adesso che giace freddo in una bara io sono a casa mia a ridere e scherzare.
Si può ridere quando muore qualcuno di caro?

A volte chiudo gli occhi e vedo i suoi, il suo sguardo perso e triste, consapevole di quello che gli stava succedendo e di quanto poco tempo gli restasse.

Guardo mia figlia così piccola e immagino mio padre da bambino, era così anche lui, indifeso esattamente come nell'ultimo suo mese di vita.
Penso a mia figlia che non potrà ricordarsi di lui e a quanto lui l'abbia amata anche se solo per 3 mesi.

Cerco di razionalizzare, mi ripeto che è il ciclo della vita, le persone muoiono ogni giorno, muoiono bambini, muoiono figli, muoiono genitori giovani con bambini piccoli.
Ma non riesco a trovarne conforto.

I suoi ultimi giorni sono stati terribili, lucido e cosciente fino a poche ore dalla fine, il suo corpo si era assuefatto alla morfina, aveva dolore anche solo a sfiorarlo.

Tra le tante cose terribili e traumatiche che gli sono capitate quella che mi ha più scosso e a cui non riesco a smettere di pensare è successa il sabato pomeriggio, 2 giorni prima di morire, quando, dal nulla, ha perso un dente e altri hanno iniziato a sfracellarsi.
Lui che a 67 anni aveva ancora tutti i suoi denti.
Ero lì quando è successo, quando ha preso questo dente in mano ho visto il suo sguardo spaventato e rassegnato e sentito la sua voce tremante.
Ha detto solo "mi è caduto un dente, sto morendo".
È stato forse il momento esatto in cui ha veramente realizzato quello che stava succedendo.
È stato come se la morte se lo stesse prendendo un pezzettino minuscolo alla volta, quasi a beffarci tutti per farci soffrire ancora di più.
Rivedo questa scena nella mia testa in un loop infinito.
Adesso è iniziata una nuova vita in cui tutto è uguale ma tutto è diverso.
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 148 9
Gentile utente,

nelle sue parole si sente un dolore profondo, reso ancora più intenso dal momento in cui è arrivato. È diventata mamma e, quasi nello stesso tempo, ha dovuto salutare suo padre. È come se la vita le avesse chiesto di tenere in una mano una culla e nell’altra una bara. Due estremi che tirano in direzioni opposte, lasciandola nel mezzo.

Da quanto racconta, la perdita è iniziata già mesi fa, con quella telefonata che annunciava che le cure non stavano funzionando. È stato un lutto anticipato, vissuto mentre nasceva sua figlia. È comprensibile che oggi il pianto arrivi all’improvviso e che si senta sopraffatta.

Il senso di colpa che descrive verso sua figlia quando piange, verso suo padre quando ride, parla dell’amore che prova per entrambi. Ma una bambina non ha bisogno solo di sorrisi perfetti: ha bisogno di una mamma vera, che anche nel dolore resta presente. E sorridere con sua figlia non cancella l’amore per suo padre. La vita che continua non è un tradimento.

La scena del dente che cade, il suo sguardo, le parole sto morendo : per come la descrive, sembra un momento che ha segnato un confine. È comprensibile che quell’immagine torni come un fotogramma che si riavvolge. A volte certi ricordi sono come una ferita ancora fresca: se la si tocca, brucia di nuovo, ma questo non significa che non potrà cicatrizzarsi.

Lei si chiede se si possa ridere quando muore qualcuno di caro. Sì. Il lutto non è una stanza buia in cui si resta chiusi per sempre. È più simile a un mare: ci sono onde che travolgono e altre più leggere. Ridere non significa dimenticare; significa che, in mezzo al dolore, la vita continua a muoversi.

Sta vivendo un passaggio molto delicato: diventare madre mentre perde il proprio padre. Se dovesse accorgersi che le immagini, il senso di colpa o il dolore diventano troppo pesanti o non le danno tregua, potrebbe essere utile concedersi uno spazio di sostegno. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché attraversare un lutto così intrecciato alla nascita può avere bisogno di un luogo protetto dove essere accompagnato.

Adesso è iniziata una nuova vita in cui tutto è uguale ma tutto è diverso : questa sua frase dice molto. Ci vorrà tempo perché questo nuovo equilibrio trovi una forma. Non deve riuscirci subito. Sia del giusto tempo.

Un caro saluto

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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