Ansia di mio marito per la seconda gravidanza

Buongiorno, è da qualche mese che parlo a mio marito di avere una seconda gravidanza.
Nonostante gli abbia detto che, a differenza della prima figlia (non è andata al nido per i primi due anni, per cui la gestione è stata affidata totalmente a me e lui, attraverso un'organizzazione familiare e lavorativa basata su turni), questa volta la situazione sarebbe completamente diversa (andrebbe al nido con l'anno di età), dice che non se la sente e che l'idea di una seconda gravidanza gli procura forte ansia.
Quando la bimba, che ora ha tre anni, aveva meno di un anno mio marito era favorevole ad avere un altro figlio, ma ora no.
Non so proprio come comportarmi.
Attendo un vostro supporto.
Grazie
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 102 8
Gentile Signora,

quello che descrive è una situazione molto delicata e comprensibilmente dolorosa, perché il desiderio di un figlio non riguarda soltanto un progetto pratico , ma spesso tocca aspetti profondi legati all’identità, alla coppia, al tempo che passa, all’idea di famiglia e di futuro.

Da ciò che racconta, sembra che suo marito non stia dicendo semplicemente non voglio , ma che stia vivendo l’idea di una seconda gravidanza con una quota importante di ansia. Questo elemento merita attenzione, soprattutto considerando che in passato era favorevole all’idea di un secondo figlio.

A volte, dopo la nascita del primo bambino, alcune persone entrano maggiormente in contatto con il peso reale delle responsabilità, della stanchezza, dei cambiamenti di vita e delle rinunce implicate nella genitorialità. Anche quando le cose sono andate bene , l’esperienza concreta può essere stata vissuta internamente in modo molto più faticoso di quanto apparisse all’esterno.

Il fatto che lei gli abbia spiegato che questa volta l’organizzazione sarebbe diversa è certamente importante, ma probabilmente non basta a tranquillizzarlo se l’ansia che prova non riguarda solo la gestione pratica, bensì qualcosa di più profondo: il timore di sentirsi nuovamente sovraccarico, di perdere equilibrio, libertà o serenità personale e di coppia.

Credo quindi che, in questo momento, più che convincerlo, sarebbe utile cercare di capire insieme cosa rappresenti davvero per lui questa paura. Non tanto discutere subito del fare o non fare un secondo figlio , ma esplorare cosa immagina, cosa teme e cosa lo blocca oggi rispetto a qualche anno fa.

Allo stesso tempo è importante anche dare spazio ai suoi vissuti, perché il desiderio di maternità, quando non condiviso dal partner, può generare tristezza, frustrazione, senso di solitudine o persino vissuti di rifiuto.

Queste situazioni rischiano facilmente di trasformarsi in un braccio di ferro silenzioso: uno insiste perché sente il tempo o il desiderio, l’altro si chiude perché si sente pressato. E più aumenta la pressione, più aumenta spesso la chiusura difensiva.

Per questo può essere utile affrontare il tema in momenti tranquilli, cercando un dialogo meno orientato a trovare subito una decisione e più orientato a comprendersi reciprocamente.

Se doveste accorgervi che il tema continua a generare distanza, tensione o incomprensioni profonde, potrebbe essere utile anche uno spazio di confronto di coppia con un professionista.

Un cordiale saluto

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183


👍🏻Il Dr. Bruno concorda con la risposta.

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Risposta utile1
Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 614
Gentile utente,

nella situazione che lei descrive, assai frequentemente il problema non è il secondo figlio quanto piuttosto la relazione della coppia, e di come essa cambia con l'arrivo dei bimbi/e.

Il primo figlio è un sogno, un desiderio condiviso, un progetto attuato.
Solo dopo la nascita del bambino, ci si rende conto - soprattutto il PAPA' - di quanto la presenza di quel piccolino tanto desiderato e amato incide sui tempi e sui modi dello stare insieme nella coppia.

La stanchezza, i tanti impegni legati all'accudimento e all'educazione, le notti frammentate, il corpo della propria donna dedicato quasi unicamente al bambino,
tutto ciò contribuisce a rendere la vita a tre ben differente da quella che ci si era immaginati prima.
Per non parlare della intimità sessuale, che in moltissimi casi stenta a riavviarsi: la donna fatica a mettere a disposizione il proprio corpo, *contemporanemente* per il bambino (allattamento prolungato, abbracci) e per il proprio compagno.

E dunque, quando finalmente la situazione "a tre" inizia a normalizzarsi dato che il bambino va alla scuola materna, l'idea di ricomincaire la trafila della coppia affaticata .. non incoraggia certo il potenziale papà. L'ansia è dietro l'angolo.

Il problema sta nel fatto che
- la coppia romantica non si prepara psicologicamente all'arrivo del bambino,
- nessuno la informa preventivamente delle difficolotà relazionali che la coppia romantica incontrerà,
- e dunque cade nei tranelli, fino al punto di correre seri pericoli.
E' significativo che la fase post-nascita veda un picco di tradimenti da parte dei partner, sintomo della grande difficoltà e deprivazione affettiva e sessuale nella propria coppia.


Unicamente Lei, voi, potete sapere se questa analisi vi si attaglia per qualche aspetto. Oppure - o anche - se esistono molte altre cause che noi qui non conosciamo.
Talvolta è necessario un aiuto psicologico per venirne a capo. Tenete conto che esiste una branca di specializzazione in psicoterapia (4 anni di studio, dopo la laurea in psicologia) che studia e cura specificamente le dinamiche di coppia e famigliari. Quest* è la/o specialista a cui rivolgersi nel caso non riusciate da soli a trovare la via d'uscita dalla presente difficoltà.

Non mi dilungo oltre, dato che ne potrà trovare un opportuno approfondimento qui: https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3332-diventare-mamma-e-rimanere-amante.html

La tematica ha attirato l'attenzione del nostro Ordine Psicologi, per il quale ho rilasciato questa intervista:
https://www.youtube.com/watch?v=4qwNYKMM4ls
(>>> mi dispiace per la pubblicità, non dipende da me

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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