Utente
Gentilissimi dottori,
vi scrivo per chiedervi un parere riguardo alla situazione che ultimamente io e mio marito stiamo vivendo con nostro figlio di 3 anni. Ha cominciato quest'anno la scuola materna a settembre (compie gli anni in dicembre) e, dal momento che è stato sempre abituato a trascorrere metà giornata con me e l'altra metà (mentre io ero al lavoro) con i nonni, l'inserimento è stato un pò difficile. Piangeva spesso di giorno e di notte (anche nel sonno senza svegliarsi, urlando "all'asilo no!"), a volte faceva la pipì a letto e piangeva quando di pomeriggio dovevo lasciarlo dai nonni per andare al lavoro. Poichè lavoro in un cento commerciale e per almeno tre volte a settimana lavoravo dalle 17 alle 22 abbiamo deciso di andarlo a prendere dall'asilo dopo pranzo (intorno alle 13) per permetterci di stare insieme qualche ora prima di lasciarlo dai nonni (alla sera lo trovavo che dormiva già). Piano piano la situazione è migliorata e prima di Natale non piangeva neanche più al momento del distacco. Al ritorno dalle vacanze natalizie ci aspettavamo di ricadere nella crisi di settembre e, invece, con immenso sollievo, abbiamo constatato che lui era tranquillo. Poco prima di Natale abbiamo scoperto di aspettare un altro bimbo e, per alcuni problemi di salute, sono rimasta a casa in maternità anticipata alla metà di gennaio. Intanto abbiamo trascorso un mese e mezzo in cui ci siamo trasmessi a vicenda, io e il bimbo, vari virus e varie influenze, perciò lui ha fatto dovuto fare diverse assenze. Da un paio di settimane la situazione è precipitata. Da quando apre gli occhi al mattino è arrabbiato perchè non vuole andare all'asilo. Non vuole togliersi il pigiama, non vuole vestirsi, non vuole bere il latte, non vuole mettere grembiulino, giacca, cappellino e sciarpa (anzi, il grembiulino vuole metterlo da solo e ci mette circa 20 minuti), non vuole scendere le scale, non vuole entrare in macchina, ecc. Cerca continuamente lo scontro e non serve prenderlo con le buone (continua all'infinito) ma neanche con le cattive (se ci arrabbiamo piange disperatamente). In più ha un rifiuto nei confronti della nanna. Non vuole assolutamente dormire sia al pomeriggio che alla sera nonostante crolli in modo evidente dal sonno. Ci siamo accorti che con il papà fa un pò di storie all'inizio ma poi accetta di addormentarsi abbastanza velocemente. Con me sembra aver paura. Vorrebbe che dormissi seduta sulla sedia di fianco a lui e il pensiero che, appena addormentato, io mi alzerò per andare nel mio letto, non gli permette di rasserenarsi. I nonni dicono, causandomi fortissimi sensi di colpa, che io sono troppo presente (continuo a lasciarlo alcuni pomeriggi a giocare dai nonni nonostante sia a casa dal lavoro) e che lui è troppo legato a me. Il papà lavora tutto il giorno e sta con lui solo un pò alla sera e il sabato e la domenica. Siamo una famiglia unita; entrambi ci occupiamo del bambino e della casa e ci vogliamo molto bene. Non siamo mai venuti meno alle nostre responsabilità e ci occupiamo di Luca con tanto amore e dedizione. Ho paura che, in qualche maniera, la mia presenza sia per Luca negativa. Ho paura che questo amore così forte che sente per me gli stia impedendo di crescere serenamente. Di notte si sveglia almeno una volta, e spesso due o tre, piangendo spaventato come se facesse degli incubi. Abbiamo provato a chiedergli cosa sogna ma ci dice che sogna Teddy (uno dei suoi orsacchiotti) che gioca... non ci sembra un incubo... E' tornato anche il problema dell'enuresi notturna...
Di pomeriggio, pur di farlo dormire senza necessariamente litigare, gli ho permesso di addormentarsi con me vicino sul lettone e per molto tempo è andata bene. Ora rifiuta anche questa nanna del pomeriggio.
Sono proprio io il problema? E cosa possiamo fare per aiutarlo?
Un ultima cosa: ha sempre avuto qualche problema di stitichezza perciò si è sempre sentito molto più sicuro con il pannolino. Da una settimana gli abbiamo detto che i pannolini sono finiti e che d'ora in poi dovrà andare di corpo o sul water, come fa con la pipì, o nel vasino. Domenica ha accettato il vasino ma tende comunque a trattenerla volutamente.
Scusate la lunga lettera ma volevo cercare di dare un quadro sufficiente della situazione. Vi ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrete perdere con me.
Distinti saluti,
Mary.

[#1]  
Attivo dal 2006 al 2011
Gentile Signora, sia l'inserimento alla scuola materna che la nascita di un fratellino o di una sorellina sono eventi che mettono un po' in crisi i bambini: questo però non significa necessariamente che questi momenti siano da imputare alla carenza genitoriale. Ovviamente i bambini si sentono proprio così: impauriti, arrabbiati e col timore di essere un po' abbandonati. Spesso questo è un passaggio evolutivo che devono compiere col loro tempo anche se tutto ciò allarma un po' i genitori.
Ogni situazione d'altra parte va valutata caso per caso,in genere però credo che possa essere utile da parte dei genitori adottare un atteggimento che da una parte accolga i sentimenti del bambino e lo faccia sentire rassicurato, dall'altra parte che non gli conceda però tutto quello che vuole. In questo modo sentirà che voi tenete ma che rispettate anche quello che prova.
Se poi per vostra maggiore tranquillità lo ritenete utile potrete poi sempre rivolgervi ad un professionista per una consulenza più approfondita.
Spero di avervi dato una qualche indicazione che vi sia utile

Cordialmente

[#2] dopo  
Utente
Grazie mille Dott. Santachiara!
La sua gentile risposta è stata molto utile e proveremo a seguire i suoi consigli. Sono sicura che ne trarremo giovamento tutti.
Io ricordo ancora le mie difficoltà alla scuola materna ma non ricordo assolutamente cosa avrei voluto che i miei genitori facessero per aiutarmi. Ho pianto tutti i tre anni tutti i giorni ma nonostante tutto continuo ad essere convinta che ai bambini faccia bene frequentare la scuola materna.
Forse il fatto che non gli abbiamo mai tenuto nascosto la gravidanza gli ha creato qualche paura. Mi sarei aspettata una regressione nei suoi comportamenti più avanti (dopo la nascita) non adesso. E invece a volte i bambini ci stupiscono con la capacità di comprendere che sta per avvenire un cambiamento importante. A volte ci racconta avvenimenti che abbiamo vissuto (in cui lui è oggetto delle nostre attenzioni e delle nostre cure) cambiando i protagonisti: lui è colui che cura un bimbo piccolo che, per esempio, ha paura del buio e piange.
Grazie per la consulenza, è stato davvero molto gentile.
Buona giornata,
Mary.

[#3]  
Dr. Vassilis Martiadis

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NAPOLI (NA)
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Gentile utente,
gli episodi che suo figlio racconta potrebbero essere indicativi di una richiesta di attenzione in un momento in cui il fragile eqilibrio raggiunto con l'asilo è stato minacciato dalla notizia della gravidanza. Reazioni di questo tipo non devono preoccupare eccessivamente. Se doveste aver bisogno di un consulto più approfondito non esitate a contattare uno specialista del settore.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#4]  
Dr.ssa Maria Francesca Basoni

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Gentile Utente,

innanzitutto vorrei sottolineare l'importanza di non trascurare le manifestazioni di suo figlio: sta comunque cercando di comunicare a voi (entrambi i genitori) che qualcosa non va, che è turbato in qualche misura. Direi che sarebbe utile, se i comportamenti oppositivi e le paure permangono, di effettuare alcune visite (fondamentali) presso un UONPIA o un CPBA di riferimento (chieda al suo pediatra o nel suo Comune qual'è quello di zona o se ne esiste soltanto uno, dove si trova). Il pediatra, a tale proposito, è stato interpellato?
Un'altra raccomandazione che vorrei aggiungere riguarda più strettamente lei e la sua preoccupazione e ansia. Mi sembra che questa situazione sia difficile non solo per suo figlio, ma anche per lei. Avverto la sua fatica e che si sente responsabile per eventuali disturbi o comprotamenti difficili del bambino: per una migliore gestione della situazione complicata, ma soprattutto, per un benessere suo (e di conseguenza di suo figlio) potrebbe essere buono per lei chiedere un sostegno psicologico che la aiuti a sentirsi meno schiacciata o risucchiata nel vortice dei sensi di colpa. Può rivolgersi a uno psicologo privatamente oppure in una struttura pubblica per una serie di colloqui. Lo zaino sarà più leggero da portare sulle spalle.
Le fatice quotidiane ci portano a perdere di vista il nostro benessere e certamente saremo meno efficaci o meno d'aiuto per chi ci sta vicino e ci è caro.

Maria Francesca Basoni
b.mariafrancesca@email.it

[#5]  
Dr. Silvia Sossi

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Gentile signora, suo figlio ha affrontato e sta sicuramente affrontando delle prove difficili per qualsiasi bambino: l'inserimento nella scuola materna, la nascita di un fratellino..Probabilmente sta mettendo in atto dei comportamenti che indicano una difficoltà, ed è bene porre attenzione e cercare di comprenderne le motivazioni. Comportamenti oppositivi sono abbastanza normali, il bambino mette alla prova l'amore dei genitori ed anche se stesso, i suoi limiti, cerca di comprendere dove può arrivare, cosa gli è permesso..Lei che è la mamma, non è sicuramente il problema. Cerchi di rasserenarsi, probabilmente una serie di vicende le ha provocato una certa ansia. E non abbia fretta: se suo figlio sta manifestando difficoltà nell'addormentamento e nell'alimentazione, forse non è pronto per togliere il pannolino definitivamente. Credo, comunque, che acconsentire a tutte le sue richieste non sia per lui rassicurante, tutt'altro. La fermezza in alcune regole è sicuramente di aiuto per lui, anche se può essere difficile per i genitori. Per esempio farlo dormire nel suo lettino, rassicurarlo, è generalmente più utile che farlo dormire nel lettone..Così come tollerare il pianto del bambino quando lo si contraddice.Se il bambino sentirà che lei è tranquilla e non preoccupata, si rasserenerà anche a lui, si rassicuri sulle sue competenze: lei è sicuramente una mamma molto attenta ed amorosa.
Cordiali saluti ed in bocca al lupo.
Dr. silvia sossi

[#6]  
Dr. Mariano Indelicato

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Gentile Signora,
quello che colgo nella sua lettera è: suo figlio fa il mestiere cioè fa il figlio, lei si preoccupa perchè lui lo fa. Veda signora i bambini, in particolar modo nell'età di suo figlio, sono dei piccoli tiranni che non accettano che i loro "oggetti" (mamma, papà, nonni, giocattoli, gatti, cani, etc.) abbiano una vita indipendente da loro. Essi richiedono continuamente che tutta l'attenzione sia rivolta a loro: non ci si può distrarre un attimo se no iniziano a non controllare gli sfinteri (enuresi) o a controllarli eccessivamente (stipsi); iniziano a non dormire lontano dai loro genitori, non vogliono andare all'asilo; etc. Il compito dei genitore è quello di staccarlo dagli oggetti, di fargli capire che ognuno ha una propria vita indipendente da quella sua. Compito che a prima vista sembrerebbe facile, se non fosse per un piccolo particolare che si chiama amore. Tutti i genitori, non soltanto lei, ogni volta che lasciano il proprio figlio all'asilo piangendo o con la baby sitter o con la nonna nella stessa condizione hanno metà del loro cuore che sanguina (se potessero asciugherebbero con tanti baci ogni singola lacrima) e, l'altra metà, che gli dice che lo debbono fare per il bene dei loro figli.
Gentile signora, non si colpevolizzi eccessivamente perchè tutti i genitori si trovano nella medesima situazione: i figli fanno i figli per costringerci a fare i genitori. Auguri per la sua gravidanza.
Indelicato Dott. Mariano
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[#7]  
Dr.ssa Elisabetta Zuliani

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CITTADELLA (PD)

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alle volte la paura di non fare mai abbastanza per i nostri figli (che deriva da nostre problematiche )ottiene l'effetto contrario...il troppo amore soffoca,non fa evolvere verso l'autonomia e l'indipendenza...Lei è una brava mamma...è solo una questione di misura...di giusta misura.
Dr.ssa Elisabetta Zuliani
Psicologa,Psicoterapeuta,Consulente sessuologa

[#8]  
Dr. Elena Cappai

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TORINO (TO)

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Gentile signora,
ciò che accade a suo figlio in questo momento è molteplice e per lui "impegnativo": diventare grande (il pannolino, l'asilo, l'autonomia), elaborare il suo graduale ma fisiologico e necessario distacco dalla mamma, accogliere ed interiorizzare l'idea del fratellino in arrivo...
Molte delle manifestazioni che lei narra possono essere ricondotte a suoi movimenti "interni" legati a questi temi.
Lei cerchi di mantenere il più possibile un atteggiamento sereno, comunicando al bambino (non necessariamente con la parole, ma più facilmente con i gesti) che comprende il suo disagio, ma che tutto ciò che vive è naturale e non verrà abbandonato per questo.
Buona l'idea di rendere più partecipe il papà, per esempio al momento della nanna: servirà al rapporto tra i due e a dare un po' di respiro a lei.
Auguri per il suo futuro

Elena Cappai
psicologa, specialista in sessuologia
Elena Cappai

[#9] dopo  
Utente
Grazie! Davvero grazie mille a tutti per le vostre risposte! Ognuno di voi ha colto un aspetto diverso della situazione cogliendo a pieno lo stato d'animo mio e di mio figlio. Quando ho scritto l'email ero in un momento di particolare disagio per alcune piccole discussioni con i nonni. In questo momento, sicuramente a causa della gravidanza, sono molto sensibile a tutto ciò che mi viene detto soprattutto se si tratta di critiche al mio personale modo di gestire il rapporto con il bambino. Me la prendo troppo... E' per questo motivo che dalla lettera traspare ansia. Certamente nel mio cuore questa ansia esiste sempre, non solo nel rapporto con Luca ma con tutte le cose con cui mi rapporto, ma generalmente cerco di dominarla per non lasciarmi soffocare da essa.
Non mi farebbe male, come dice la dottoressa Basoni, fare due chiacchiere con uno specialista per tirare fuori tutte quelle cose che ho dentro e che sicuramente influenzano in mio modo di confrontarmi con Luca. Chissà, magari un giorno lo farò!
Tutte belle le vostre risposte, mi hanno fatto sentire più serena e per questo vi ringrazio molto.
Stamattina Luca appena sveglio mi ha chiesto: "E' chiuso l'asilo?". Appena gli ho risposto di no, ha cominciato i suoi soliti capricci urlando come se lo avessi preso a schiaffi... non gli ho dato corda, ho continuato a fare le mie cose come se nulla fosse tranquilla e decisa e, all'improvviso... ha smesso. E' abbastanza grande da riuscire a capire come attirare la mia attenzione ma io sono più grande e sono io, insieme a mio marito, che posso decidere, per il momento, cosa è giusto per lui. Finchè non sarò in grado di trasmettergli la mia fermezza lui non potrà maturare.
Impareremo a fargli capire con dolcezza e determinazione che noi siamo spalle su cui potrà sempre piangere nelle difficoltà trovando comprensione ma anche la solida roccia dove trovare la spinta per rialzarsi e tornare a camminare da solo.
Grazie davvero a tutti!
Mary.

[#10]  
Dr.ssa Maria Francesca Basoni

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Iscritto dal 2008
Mi fa piacere e condivido il suo piccolo successo. Dal tono della sua mail mi sembra che sia riuscita maggiormente a ricenrarsi, a contattare se stessa, con i suoi bisogni, limiti e anche con tutte le sue risorse.
I nodi forse rimangono, ma sono certa che quando sarà pronta avrà tutte le capacità per affrontarli.

saluti
Maria Francesa Basoni