Utente
Salve a tutti, vorrei gentilmente chiedere consigli sulla mia situazione. Sono ormai parecchi mesi che mi ritrovo a fare dei pensieri ricorrenti riguardo la mia situazione di vita.

Ho 27 anni, e 1 anno fa mi sono trasferito in una grande città per lavoro. Io sono sempre stato molto ma molto abitudinario, e ritengo che questo cambiamento non sia mai stato del tutto digerito da me. Non per nulla, malgrado io passi tutta la settimana lavorativa nella mia nuova città, non ho mai considerato qui la "mia casa". Vivo qui con lo stresso necessario e basta, e solo appena torno per il fine settimana dalla mia famiglia "mi sento a casa". Come detto, anche tutti i miei "oggetti" sono nella mia casa familiare.

Fatta questa premessa, aggiungo che, durante questo anno, ci sono stati dei momenti in cui le cose andavano meglio, mentre altri in cui avevo questi pensieri.

I miei pensieri riguardano principalmente il fatto che qui SONO SOLO. Il problema è che mi accorgo benissimo che questo non sia vero, ho parecchi conoscenti qui e se voglio posso chiamarli / vederli. Aggiungo anche che, fino a quando vivevo con i miei genitori, non ero uno che in settimana usciva tutte le sere.
Mi accorgo quindi che da un lato "pratico" la mia vita è relativamente uguale a prima. Fino all'anno scorso la mia giornata era: lavoro di giorno, finita la giornata a casa (a navigare su internet e guardare la tv principalmente), cosi fino al weekend quando esco con i miei amici. Raramente uscivo in settimana, anche se è chiramente capitava.

Ora invece mi sento molto in ansia, anche perché purtroppo mi trovo a svolgere in cui ho pochi contatti con le persone e quindi non ho possibilità di parlare con "nessuno". Mi trovo quindi a pensare tutto il giorno al fatto che sono solo, e appena finisco di lavorare cerco in tutti i modi qualche amico per svolgere un attività assieme, perché non mi va di tornare a casa tra i miei pensieri. Anche se non ho voglia di uscire da casa perché magari sono stanco, mi forzo a farlo.

Aggiungo anche che durante il giorno mi trovo spesso a PARLARE DA SOLO: esco dalla mia sede di lavoro, faccio una passeggiata di 15-20 minuti e parlo con me stesso. I discorsi variano da periodo a periodo: a volte mi dico che sarebbe meglio abbandonare questa grande città, a volte penso che sarebbe bello andarsene per il mondo per qualche mese, a volte penso che sto perdendo gli amici (cosa che mi rendo conto non è vera), a volte penso alla mia ex ragazza (vedi in seguito).

Purtroppo in un periodo in cui avevo già parecchi pensieri è successo un fatto con una ragazza. L'ho conosciuta e lei mi ha illuso nel più grande dei modi (dicendomi in pratica che voleva stare con me per sempre; io sapevo che era onesta, lo vedevo che lo era e lei ne ha parlato con le sue amiche che conosco), poi dopo qualche settimana mi ha lasciato di punto in bianco. È stato un shock, appunto perché è stata un illusione gigantesca, come detto anche le sue amiche non sono riuscite a capire come lei abbia fatto a cambiare così repentinamente idea (sono sicuro che era onesta quando mi diceva che avrebbe fatto di tutto per me).
Ora mi ritrovo quindi anche ad avere questo pensiero in più. Penso al tempo passato con lei, mi chiedo cosa ho sbagliato (anche se so che non è stata colpa mia); inoltre mi trovo a pensare che ora tutti i miei amici (o praticamente tutti) sono occupati sentimentalmente, e che io sono rimasto l'unico solo. Penso che la vita stia cambiando troppo, e che vorrei tornare indietro a quando eravamo ancora a scuola, ci si vedeva tutti i giorni e si stava assieme. Se qualcuno per fare un esempio aveva una ragazza, o magari andava via in vacanza, rimanevano tutti gli altri amici.

Mi rendo conto che in realtà solo non sono, qui conoscenti che posso chiamare ne ho, il fine settimana ho sempre amici con cui uscire. Però non riesco a convincermi di questo.

Ho quindi qualche quesito da sottoporvi:

- Perché ho sollievo a parlare da solo?
- Perché ho ancora più sollievo quando posso parlare con qualcuno?
- Come posso convincermi che in realtà la mia vita non è così negativa?

In pratica vorrei tornare a pensare un po' più razionalmente. A svegliarmi al mattino, andare al lavoro, "accontentarmi" di parlare con i colleghi anche se questi non sono veri miei amici, tornare a casa la sera come facevo prima senza sentirmi obbligato a vedere qualcuno.

Accontentarmi di vedere le persone con la stessa frequenza di prima, il weekend più magari una volta in settimana. Senza sentirmi solo se non vedo nessuno per una sera.

So che è vero che le cose cambiano, che non si può sempre vivere come a 18 anni e quindi è anche logico che magari adesso ci si veda in modo "diverso". Ma so anche che non sto perdendo tutti i contatti. Ma non riesco a convincermi.

Ringrazio sentitamente tutti,
Marco

[#1]  
Dr. Cristina Finocchiaro

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Salve Marco,
da tutta la sua e-mail trapela il fatto che sta affrontando un periodo critico, ma non per questo negativo.
Infatti è come se stesse in bilico, a cavalcioni su un muro: da una parte la sua città, i suoi ricordi, le sue amicizie, la sua ex, la sua "giovinezza", dall'altra la sua nuova vita, la solitudine, i suoi nuovi amici, il nuovo luogo, ovvero il suo futuro e la sua maturità.
Quando le persone si spostano da un luogo all'altro (migrano) è fisiologico che debbano affrontare un periodo di integrazione e guardano al passato e ai luoghi che hanno lasciato con nostalgia.
Lei NON si deve convincere di sentirsi a casa nella sua nuova casa, perchè tutto questo passa anche per un processo affettivo. Come anche non si deve convincere di avere nuovi amici se poi non li sente realmente tali.
Probabilmente deve rivedere i motivi che l'hanno portato a fare la scelta di spostarsi e vedrà che una buona parte di questi motivi sono anche in relazione al fatto di una ricerca di indipendenza ed autonomia.
Parlando da solo probabilmente cerca di sentire la sua voce, sè stesso e non credo che sia sbagliato, anzi.
Emerge la sua sofferenza, la sua solitudine, il distacco per gli affetti, ma, almeno dagli studi fatti sulle immigrazioni da un punto di vista psicologico, del tutto coerenti con il breve tempo di permanenza nella sua nuova città.
Nel ricordare i limiti impliciti di un parere fornito a distanza senza un colloquio diretto ed approfondito, non esiti nel tenermi aggiornata.
Cordiali saluti
Dr. Cristina Finocchiaro
Dr. Cristina Finocchiaro
Dottore in Psicologia Clinica, Specializzata in Psicoterapia della coppia e della famiglia- Roma

[#2] dopo  
Utente
Salve,
innanzitutto La ringrazio per la celere risposta.

Ho dimenticato di aggiungere che la mia migrazione è stata un poco forzata. Dopo l'università ed un lavoro temporaneo, mi sono ritrovato disoccupato, ma con

la prospettiva di avere un nuovo lavoro (per di più ottimo dal punto di vista della carriera professionale) in questa nuova città. Sono stato quindi quasi

"obbligato" a prendere questa direzione, che avrei sicuramente evitato se avessi avuto un altro lavoro.

Dopo di che mi rendo conto di essermi "adagiato": sapevo che potevo comunque tornare dalla mia famiglia il fine settimana e quindi non ho fatto nulla per

"integrarmi" nella nuova realtà. (C'è anche da dire che il mio posto di lavoro non mi permette particolarmente di fare nuovi amici, in quanto ho pochi

colleghi e tutti più vecchi.)

In effetti, come detto, per determinati periodi le cose sono andate bene: durante la settimana lavoravo tranquillamente, tornavo a casa senza sentirmi solo,

e durante il fine settimana rivedevo i miei amici. Capitava che anche durante la settimana uscissi, ma non era una cosa forzata.

Però, il fatto che sono avvenuti degli ulteriori cambiamenti nella mia vita (un amico partito all'estero, degli amici ora un po' meno presenti, la forte

delusione amorosa) mi ha spinto in un ulteriore periodo "negativo".
Capita spesso così, per un po' di tempo le cose vanno bene, ma poi al minimo cambiamento tornano questi periodi.

Non so se è corretto affermare che se fossi nel mio luogo di origine questi cambiamenti minori non mi peserebbero così tanto. Ma il fatto di trovarmi in una

nuova realtà ingigantisce questi cambiamenti. È possibile?

Mi rendo conto e so che le mie ansie sono ingiustificate (almeno la grande maggioranza), ma non riesco a convincermi di ciò.

E la stessa cosa è successa con questa ragazza: so che la colpa è sua, so che è lei che ha sbagliato in tutto, ma non riesco a smettere di pensarci. Oggi mi

sono ritrovato a parlare da solo, mi immaginavo di rivolgermi al mio migliore amico e di spiegarli il mio punto di vista su quello che è successo con questa

ragazza.

Ho discusso direttamente con il mio migliore amico di questo avvenimento per parecchie ore; ma questo non mi impedisce di rifare questo discorso decine e

decine di volte ANCHE tra me e me, come se stessi rispiegando a lui le stesse cose. Il tutto intramezzato da ricordi nostalgici.

Il che mi pone un ulteriore quesito: come è possibile dimenticarsi di una ragazza sapendo che, anche se si sono passati dei bellissimi momenti, lei è una

pessima persona? Dovrebbe essere facile dimenticarsi di una brutta persona, ma invece no.

Ecco, spero di avere migliorato un poco il quadro della situazione grazie a questi dettagli.

Sentiti ringraziamenti ancora,
Marco

[#3]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente
La cosa più evidente dalle sue descrizioni è che lei parla quasi esclusivamente di cose già successe.

È come se tutto il suo passato fosse come una gigantesca catasta di oggetti ammucchiata, nel presente, *davanti* a lei anziché alle sue spalle, bloccandola e impedendole di andare avanti.

Credo che un consulto specialistico presso uno psicologo potrebbe aiutarla a ricollocare il passato nel posto dove deve stare, e aiutarla in tal modo a liberarle la strada.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#4] dopo  
Utente
Scusatemi ma ogni tanto mi viene da aggiungere qualcosa.

Sempre riguardo a questa ragazza: lei ha mi ha ILLUSO al 100% e si è comportata malissimo con me, questo è innegabile. Ma il tutto è durato solo 2 settimane, eppure io adesso ci sto malissimo; non tanto perché lei mi ha mentito ma perché io in 1 SETTIMANA mi sono innamorato di lei.

Lei può avermi illuso completamente, ma io in una settimana mi ero sono innamorato.

Perché dopo una settimana io avrei fatto di TUTTO per lei? Lei avrebbe potuto chiedermi QUALSIASI COSA dopo 1 settimana o anche meno, e io lo avrei fatto. Perché?

Se la sua illusione fosse andata avanti per mesi sarebbe normalissimo stare male. Ma non dopo una settimana penso.

[#5] dopo  
Utente
Ringrazio entrambi i Dottori.

Dr. Santonocito, mi accorgo ora che quello che Lei dice è vero: io ho sempre avuto tendenza a pensare al passato. Ritengo i momenti passati i più belli, ne ho nostalgia e vorrei tornare ai quei tempi.

Riguardo un consulto specialistico: ci ho già pensato, ma ho po' mi spaventa il dover ammettere di averne bisogno.

Ora vorrei comunque aspettare 1 o 2 settimane per cominciare a farmi passare questa delusione d'amore. So che non ci vorrà tanto perché io, come detto, mi innamoro troppo facilmente, ma d'altro canto poi la delusione mi passa anche in fretta.
Penso che questa delusione sia arrivata proprio nel momento sbagliato. Se la mia storia amorosa fosse proseguita bene avrei probabilmente avuto davanti un futuro senza queste preoccupazioni.
Invece questa storia mi ha fatto l'effetto contrario, ma come detto penso che mi passerà relativamente in fretta.

Se comunque dovessi stare ancora così la prossima settimana, sia perché penso alla mia ex ragazza sia per gli altri motivi, non tarderò a chiedere un consulto.

Aggiornerò qui i miei pensieri, grazie intanto.

Marco


[#6]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente
Mi perdoni, ma il suo problema probabilmente non riguarda né la sua ragazza né il suo passato. Riguarda la *percezione* che lei ha del passato e la sua nostalgia "dei bei tempi andati".

Se lei incontrasse una nuova ragazza domattina, è molto probabile che ci ricascherebbe di nuovo. Perché nel frattempo il suo atteggiamento è rimasto lo stesso. È la facilità con cui lei s'illude/delude, a fregarla.

Mi perdoni se sarò così diretto, ma non credo che continuare ad aggiornare qui i suoi pensieri la aiuterà, a meno che non prenda anche gli opportuni provvedimenti per cambiare il suo stato di cose.

Certo, lì per lì questi aggiornamenti potrebbero farla sentire meglio. Ma poi il solo fatto di aver continuato a rimuginare su ciò che è stato, che avrebbe potuto essere ma non è stato, non farà altro che confermare la sua incapacità di sentire le cose in modo diverso.

E quindi: pensa che sarebbe meglio avere altre due settimane di tempo, per poi, fra due settimane, avere dell'altro passato su cui rimuginare, oppure iniziare da subito a cercare di cambiare?

Non vorrei sembrarle troppo cinico, ma in fondo la scelta è sua. Non è detto che un'alternativa debba per forza essere meno onorevole dell'altra.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#7] dopo  
Utente
Gentile Dottor Santonocito,
La ringrazio sentitamente per la sua risposta, penso lei abbia centrato il mio problema perfettamente. Nessun problema se è stato cinico; anzi, preferisco un'analisi diretta senza giri di parole.

Vorrei solo segnalare ancora 2 cose.

La prima è che, riflettendo, mi sono accorto di essere anche molto insicuro. Ho paura che determinate scelte siano sbagliate, così come alcuni miei comportamenti. Tanto per fare un esempio: mi sento di parlare con qualcuno dei problemi avuti con la mia ex ragazza, ma dopo qualche ora mi sento preoccupato di averne parlato perché poi magari "la voce gira" e in qualche modo mi potrebbe nuocere. Così come mi preoccupo di quello che lei potrebbe avere detto di me.

Secondariamente vorrei cercare di spiegarLe il perché non mi sono mai rivolto ad uno specialista. Il fatto è che alterno momenti di ansia con altri di normalità; magari per una settimana mi ritrovo a parlare con me e me, e quella dopo mi sento molto meglio. Una settimana sto bene, quella dopo un cambiamento mi manda "in panico", ma quella dopo è già superato. E via dicendo.

Ritengo però ora forse il momento di affrontare seriamente il problema e spero di avere il "coraggio" di richiedere un consulto da uno specialista.

Sentiti ringraziamenti,
Marco