Utente
Buongiorno a tutti.
Chiedo un consiglio qui perché forse è più facile che raccontarlo ad alta voce.
Circa 8 mesi fa è venuto a mancare mio cognato, a cui ero moltissimo legata, dopo una malattia che in poco meno di un anno l’ha portato via.
Ha lasciato due bellissimi ragazzi, di 16 e 17 anni, che amo infinitamente e che purtroppo hanno vissuto sia la malattia che la morte del padre.
Entrambi stanno affrontando la cosa in modo opposto, uno chiudendosi nello studio, arrivando a studiare anche tutto il giorno, fino alla 3 di notte, non esce con gli amici per studiare.
L’altro sembra che non abbia interessi per nulla, ne per la scuola ne per altro, a volte lo vedo che si estranea in un mondo tutto suo.
Entrambi non parlano mai del padre, non sono mai andati al cimitero, e io non so come comportarmi, se tirare fuori l’argomento e chiedergli come stanno, se così facendo rischio di evocare un dolore inutilmente, per loro sono come una sorella maggiore ma sono proprio in difficoltà dato che io per prima sto avendo delle problematiche legate a questa situazione.
I primi mesi non riuscivo a levarmi dalla testa l’immagine di mio cognato morto, il funerale e tutto.
La sera soprattutto mi assale un senso di ansia e panico che non riesco a controllare, mi sembra come se il mondo mi si stringesse addosso, ho il fiato corto e il nodo in gola, mi capita di sognarlo e il sogno è sempre lo stesso: io che piango a dirotto, che gli dico che mi manca e che vorrei parlargli e lui mi risponde che purtroppo non è qui.

Essendo il primo lutto importante per me, mi chiedo se tutte queste cose che stiamo vivendo sono normali in situazioni come queste, se è il caso di far intraprendere un percorso ai ragazzi.
Non è facile per me nemmeno proporlo alla mamma, sia perché i ragazzi non vogliono andare dallo psicologo, sia perché anche lei sta attraversando varie fasi dove sembra che tutto va bene, dove si perde nel vuoto, dove vorrebbe cambiare tutto la macchina, i mobili della casa, ecc.

Consigli?

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

in questa situazione la più sofferente sembra ... essere Lei;
e mi scuso per l'affermazione
ma se si rilegge in queste frasi:
"..non riuscivo a levarmi dalla testa l’immagine di mio cognato morto, il funerale e tutto.
La sera soprattutto mi assale un senso di ansia e panico che non riesco a controllare,
mi sembra come se il mondo mi si stringesse addosso,
ho il fiato corto e il nodo in gola,
mi capita di sognarlo e il sogno è sempre lo stesso: io che piango a dirotto, che gli dico che mi manca e che vorrei parlargli
e lui mi risponde che purtroppo non è qui"
Le risulterà evidente il motivo.

La differenza tra Lei e i nipoti è quella che intercorre tra una adulta
e due ragazzi di 16 e 17 anni.
I secondi hanno un loro proprio modo di vivere ed elaborare il lutto,
che forse attualmente non transita attraverso le consapevolezze,
bensì attraverso una "riparazione" agita: lo studio, il silenzio, l'isolamento "in un mondo tutto suo".
Un modo che va rispettato.

Quando nei ragazzi dovessero evidenziarsi comportamenti particolari
potrà suonare un campanello d'allarme;
altrimento date loro un occhio
ma senza stargli addosso sottoponendoli ad una costante opera di osservazione.

Se Lei continuerà ad avere le manifestazioni sopra riferite
chieda un aiuto psicologico di persona per sè:
la Sua serenità è la migliore medicina per i ragazzi e per Sua sorella.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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