Utente
Soffro di disturbo ossessivo compulsivo in particolare centrato su questioni inerenti la salute.
Ho effettuato diversi accessi al pronto soccorso senza avere nulla di rilevante perché non riesco a fare a meno di verificare e controllare un qualsiasi sintomo.
Il problema è che essendo studente questi pensieri sulla mia salute mi distolgono dallo studio.
In epoca infantile ho dovuto effettuare diversi interventi chirurgici per una patologia congenita e credo che da lì si sia instaurato un meccanismo di ipercontrollo e apprensione riguardo qualsiasi sintomo.
È diventato un qualcosa di imperante e opprimente nella mia vita, tant'è che ho cominciato pochi giorni fa a prendere farmaci.
Credo però sia necessaria la psicoterapia, quale sarebbe l'orientamento migliore?
Ho provato sia con la psicanalisi che con la terapia strategica breve, quindi molto simile alla cognitivo comportamentale, ma non ho risolto.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
come le avranno detto anche i medici, per il D.O.C. la terapia d'elezione sarebbe la cognitivo-comportamentale.
Potrebbe anche prendere in considerazione la funzionale-corporea.
Rimane però il dato di fondo: il paziente partecipa della terapia oltre il 50%, (per fortuna, altrimenti saremmo mentalmente manipolabili) e questo implica una buona alleanza terapeutica col curante.
Se la fiducia nel curante, con il lavoro comune sulle credenze e sui comportamenti irrazionali, sulla costruzione di nuovi significati e nuove risposte emotivo/comportamentali, non si attua, la terapia non ha efficacia.
Avendo come bersaglio la mente, la psicoterapia si attua con la disponibilità di colui che della propria mente ha il controllo.
Pensi per esempio allo studio di una qualunque materia: come studente sa bene che non basta avere il libro davanti agli occhi e nemmeno leggerlo ad alta voce, se il pensiero è rivolto ad altro. Dirò di più: perfino l'attenzione al testo e la sua comprensione non sono ancora apprendimento. Quest'ultimo prevede un successivo e peculiare impegno.
Stessa cosa vale per una psicoterapia, con l'ulteriore difficoltà del fatto che il paziente resiste ad oltranza a cambiare le proprie idee.
Dalla sua email, per farle un esempio, si evince che lei, malgrado due percorsi terapeutici, non è ancora consapevole di due problemi interconnessi.
Infatti scrive: "Il problema è che essendo studente questi pensieri sulla mia salute mi distolgono dallo studio", e poco oltre: "In epoca infantile ho dovuto effettuare diversi interventi chirurgici per una patologia congenita e credo che da lì si sia instaurato un meccanismo di ipercontrollo e apprensione riguardo qualsiasi sintomo".
Le avranno sicuramente spiegato che il primo problema va capovolto in questi termini: siccome lo studio (come per tutti) le risulta impegnativo e ansiogeno, la scusa della salute è la migliore per abbandonarlo e correre invece al Pronto Soccorso.
La seconda frase è poi la sua giustificazione, quando le preoccupazioni di cui sopra si rivelano infondate. In realtà molte persone che hanno subito numerosi interventi nell'infanzia non hanno la minima traccia di ipocondria, e alcune rifuggono addirittura dalle cure mediche, anche quando sono necessarie.
Se lei compilasse il diario dei sintomi quando si presentano, come il terapeuta strategico le ha sicuramente indicato, si renderebbe conto delle circostanze precise in cui compaiono e li sostituirebbe con frasi, emozioni, comportamenti più idonei.
Concludendo: la sua salute mentale è prima di tutto nelle sue mani. Non lo dimentichi, quando si affiderà nuovamente ad uno psicologo.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
In realtà non mi è stato chiesto di compilare un diario dei sintomi. La terapia si fonda sostanzialmente sul fatto che devo rimanere focalizzato su quello che faccio in quel momento e sul fatto che devo essere consapevole che non ha senso preoccuparsi eccessivamente sulla salute perché è inutile. Non ci sono altre particolari indicazioni pratiche sulla cura della patologia. Il resto della seduta è un'opera di convincimento sull'inutilità nel dare adito alle compulsioni. Il problema è che per me è irrefrenabile l'espansione di quel pensiero, specie quando studio ( in effetti quasi la totalità della mia giornata), e chiaramente ammetto che non è per me un'attività assai piacevole. Inoltre il mio studio è proprio focalizzato sulla salute e quindi lo sviluppo di interesse sul sintomo é effettivamente conciliante sull'attività che dovrò svolgere. Purtroppo sono fuori corso ed è un peccato considerato che sono stato sempre particolarmente brillante e mi sono mostrato più dotato della normalità.