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Osserva le tue orecchie: se le hai così potresti avere problemi al cuore, lo dicono gli scienziati

Un certo tipo di orecchio incuriosisce i ricercatori da decenni: non è una diagnosi, ma potrebbe raccontare qualcosa di più sulla salute cardiovascolare.

Guardarsi allo specchio è un gesto quotidiano, spesso distratto. Eppure, secondo la ricerca scientifica, anche un dettaglio apparentemente banale come il lobo dell’orecchio può offrire spunti interessanti sullo stato di salute generale. In particolare, una specifica piega cutanea osservata da alcuni medici ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale.

Negli anni, questo segno è stato oggetto di numerosi studi, discussioni e verifiche, senza mai diventare uno strumento diagnostico vero e proprio. Non si tratta di un campanello d’allarme automatico, né tantomeno di una sentenza, ma di un possibile indicatore da interpretare con cautela e nel giusto contesto clinico.

Capire cosa sia realmente questo segno, perché se ne parla e quali siano i suoi limiti è fondamentale per evitare inutili preoccupazioni e, allo stesso tempo, per promuovere una maggiore attenzione alla prevenzione cardiovascolare.

Cos’è il segno di Frank

Il cosiddetto segno di Frank consiste in una piega obliqua che attraversa il lobo dell’orecchio, visibile su uno o entrambi i lati. Fu descritto per la prima volta negli anni Settanta dal medico statunitense Sanders T. Frank, che ipotizzò un possibile legame tra questa caratteristica e la presenza di malattie delle arterie coronarie, responsabili dell’irrorazione del cuore.

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Nel tempo, diversi studi hanno osservato che questa piega tende a comparire più spesso in persone con problemi cardiaci rispetto a chi non ne soffre. Una delle spiegazioni avanzate è che il lobo auricolare e il cuore condividano una simile vulnerabilità vascolare: entrambi dipendono da arterie “finali”, meno protette da percorsi alternativi di sangue. Altri ricercatori hanno invece ipotizzato che le alterazioni dei tessuti del lobo riflettano cambiamenti più generali della microcircolazione.

Una ricerca più recente, basata sull’analisi di dati autoptici, ha rafforzato l’idea di un’associazione tra il segno di Frank e la presenza di aterosclerosi e coronaropatia. In particolare, i ricercatori hanno osservato che forme più marcate della piega auricolare si riscontravano più frequentemente in soggetti con malattie cardiovascolari avanzate. Tuttavia, è emerso anche un elemento chiave: l’età.

Con l’avanzare degli anni, infatti, aumentano sia la probabilità di sviluppare patologie cardiache sia quella di presentare il segno di Frank. Questo rende difficile stabilire se la piega del lobo sia una causa, una conseguenza o semplicemente un fenomeno parallelo legato all’invecchiamento. Alcuni dati fanno pensare che il valore informativo del segno possa essere maggiore nelle persone più giovani, dove l’età da sola non spiega la presenza di problemi cardiaci.

È importante ribadirlo: il segno di Frank non permette di diagnosticare una malattia del cuore. Non sostituisce esami, controlli medici o valutazioni specialistiche. Può però rappresentare uno spunto in più per il medico, soprattutto se associato ad altri fattori di rischio come fumo, ipertensione, diabete o familiarità.


08.02.2026 - di Angela Marrelli, Giornalista Pubblicista