La pianta del tabacco proviene dal Centro e Nord America (Messico, Virginia, Kentucky ecc).

Il nostro Colombo, in latino Christophorus Columbus o, come dicono gli spagnoli, Cristóbal Colón, appena arrivato sull’isola di San Salvador, mandò due esploratori alla ricerca del Gran Kan, convinto com’era di essere nelle Indie.

I due ritornarono senza avere trovato il Kan e soprattutto “la fonte dalla quale nasceva l’oro” ma riferirono di aver trovato “molta gente che attraversava i villaggi, uomini e donne, con un tizzone in mano…e che tutti se lo portavano in bocca, non si sa quale sapore o profitto trovassero…”.

Questa fu la scoperta “moderna” del fumare il tabacco.

Il primo europeo che provò ad imitare gli indigeni sembra essere stato Rodrigo de Jerés, avventuriero e compagno di viaggio di Colombo; la cosa gli piacque e continuò ma i suoi compatriotti vedendogli sputare fumo dalla bocca si allarmarono, sicuramente qui c’era lo zampino del demonio, e quindi fu denunciato alla Santa Inquisizione che subito lo incarcerò.

Comunque alla fine il tabacco si impose e, da curiosità per pochi, giunse ad essere considerato addirittura da alcuni studiosi dell’epoca come una pianta medicinale con proprietà positive sull’umore e sul carattere in generale.

Le proprietà benefiche del tabacco furono sostenute poi in modo particolare e convinto da Jean Nicot de Vellemain, ambasciatore francese in Portogallo, che inviò a Francesco II e Caterina de’ Medici alcuni semi di tabacco, sostenendo, ironia della sorte, che avessero proprietà benefiche soprattutto in presenza di malattie delle vie respiratorie.

Il suo fervore nel sostenere tali tesi fu così importante e sicuro che il suo nome venne legato per sempre al principio attivo del tabacco, la nicotina, isolato nel 1809 dal chimico francese Vanquelin.

In Italia troviamo la pianta di tabacco dal 1561 introdotta dall’alto prelato, il cardinale Prospero di Santa Croce, e coltivata addirittura nei giardini del Vaticano.

A partire dal 1600 l’uso del tabacco divenne di massa e quindi fumato, masticato, annusato.

Nel 1852 si pensava che fiutare tabacco evitasse il contagio del colera ma quest’uso massiccio del tabacco incominciò a scatenare anche le prime reazioni avverse.

Re Giacomo I d’Inghilterra (1566.1625) fu un primo feroce e tenace avversario del consumo di tabacco e, vedendo lontano, sostenne la denuncia della ”deplorevole abitudine, disgustosa per gli occhi, sgradevole per il naso, pericolosa per il cervello, disastrosa per i polmoni”, di consumare tabacco; nessun riferimento alla risposta sessuale maschile compromessa che a quei tempi non stava bene citare!

Diversi provvedimenti repressivi furono in quegli anni adottati: in Persia lo Scià Abbas mozzava il naso ai fiutatori e tagliava le labbra ai fumatori; in Cina ed in Turchia fu introdotta addirittura la pena di morte per chi fumava.

Tutti questi provvedimenti comunque non servirono a nulla e nel 1700 la battaglia antifumo era persa e gli Stati (Francia e Richelieu in testa) introdussero una regolare tassazione sul suo consumo, cioè il monopolio.  Talleyrand (1754-1838), primo ministro francese, pur sostenendo che il fumo faceva male, arrivò a dire: ”…dò la mia parola che il giorno in cui mi si saprà indicare una sola virtù capace di far entrare ogni anno nelle casse dello Stato 120milioni di franchi, io farò tutto ciò che è in mio potere per proibire questo orribile vizio”.

Oggi sappiamo che, da un punto di vista medico, il fumo, sia quello attivo che passivo, procura un sacco di “malanni”.

L’apparato broncopolmonare e quello cardiocircolatorio sono i più colpiti; è soprattutto la nicotina, con la sua azione vasocostrittrice, che procura molti problemi andrologici, soprattutto a livello dell’erezione, e costituisce un fattore di rischio fondamentale ed importante da tenere sempre presente nel raccogliere la storia clinica di un uomo che non ha più una valida rigidità.

Inutile somministrare vasodilatatori mirati per migliorare l’erezione se chi ha il problema poi continua ad essere un forte fumatore.

 

Fonte:

M. Tardelli, L. Settesoldi, S. Boddi, M. Raffaelli. Alcune piante di origine tropicale di interesse alimentare, farmacologico ed indistriale. Centro Studi Erbario Tropicale. Università degli Studi di Firenze. 2010.


Per approfondire:

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1234-nuove-terapie-emergenti-trattamento-disfunzione-erettile-de.html

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/184-erezione-fare.html