La mammella tuberosa è una malformazione caratterizzata da un incompleto sviluppo della ghiandola mammaria, soprattutto a carico della sua porzione inferiore, che dà al seno quella forma caratteristica oblunga e pendente.

Come definito da Dinner gli epifenomeni responsabili del quadro clinico sono molteplici e tutti correlati alla presenza di una robusta rete fibrosa che costringe il parenchima mammario riducendone l’ampiezza della base d’impianto e del diametro cranio caudale, questo si traduce con un eccessivo accrescimento del diametro antero-posteriore della ghiandola che, trovando nei tessuti areolari minori resistenze meccaniche, si ernia al suo interno, causandone una distorsione tridimensionale ed un ampliamento delle dimensioni.

La scelta della tecnica chirurgica utilizzata è legata a tre ordini di fattori tutti deputati a correggere i singoli elementi responsabili del quadro malformativo:

  1. L’accesso periareolare, modello round block, consente di ottenere una normalizzazione del diametro areolare unitamente ad una cicatrice unica, poco visibile e comunque occultabile.
  2. Il posizionamento della protesi permette di ristabilire il volume e la normale proiezione del cono mammario.
  3. Lo sbrigliamento chirurgico delle aderenze ghiandolari, unitamente al posizionamento dei punti di fissaggio esterni, è in grado di garantire una soddisfacente silhouette mammaria.

A nostro avviso tutti gli altri protocolli terapeutici previsti come il semplice impianto di protesi anatomiche o il ricorso a lembi locali per ovviare alla carenza tissutale dei quadranti inferiori non sono in grado di garantire un buon risultato estetico finale e sono spesso gravati da esiti cicatriziali difficilmente occultabili.

In conclusione, sulla base di tutto quanto espresso, la “mammella tuberosa” può a buon diritto essere annoverata nel capitolo delle patologie mal formative di competenza della chirurgia plastica: la richiesta della correzione chirurgica da parte delle pazienti esula pertanto dalle più frequenti anomalie estetiche della mammella femminile anche e soprattutto per le gravi alterazioni morfologiche che prevede che possono, non infrequentemente, rappresentare un substrato fertile per lo sviluppo di disturbi psichiatrici anche maggiori.