“Buongiorno dottore sono affetto da una malformazione del torace, può aiutarmi?”

Sono ragazzi tra i 18 e i 25 anni di età che utilizzano questa frase come biglietto da visita. Sono nella maggior parte dei casi ragazzi di bell’aspetto, alti, di corporatura robusta e preparati. O almeno così vogliono far credere, fino al momento di doversi spogliare e sdraiare sul lettino dello studio medico mostrando quello che loro ritengono un difetto enorme da “non dover mostrare”. E quasi tutte le volte la mia risposta è “qual è il tuo problema?”.

La mia non è una presa in giro o una prova alla quale sottoporre il paziente è semplicemente la pura verità: io in questi bei giovani (come direbbe la mia defunta nonna) non trovo nulla di sbagliato. Poi parliamo insieme e capisco che in realtà un problema c’è, anzi più di uno: il primo puramente fisico, ovviamente, il secondo sempre fisico ma meno evidente, nascosto nella loro testa.

Il petto escavato, con incidenza pari a 1 su 300-400 persone, è la più frequente tra le “malformazioni” toraciche.
Ma quando e soprattutto chi decide che si tratta di una malformazione?
Non di certo il medico, almeno la maggior parte delle volte, ma il paziente stesso, che si guarda allo specchio e non ritrova in se quei canoni di bellezza tanto sfoggiati su riviste e in televisione. Insomma ancora una volta siamo vittime di ciò che c’è fuori, intorno e tra di noi?

Tra loro sicuramente c’è chi effettivamente presenta un difetto di grado severo e quindi meritevole di trattamento chirurgico: ma quanti realmente lo sono?
E così inizia una lunga chiacchierata lontano da tutti per capire cosa quella persona seduta davanti a me chiede e vuole veramente: essere come gli altri, essere normale, essere felice e sereno. E su questi ultimi due punti cade la mia attenzione e capisco che forse posso effettivamente fare qualcosa per lui.

Ma nonostante il Dott. Donald Nuss circa 14 anni mise a punto una tecnica correttiva del petto escavato mininvasiva (vedi filmato sottostante), il cammino è lungo, impervio e solo chi vuole può ottenere ciò che chiede.

L’intervento di Nuss è sicuramente meno traumatico e invasivo di una plastica tipo Ravitch, ma i tempi di ripresa dopo l’intervento sono comunque impegnativi e richiedono grande impegno da parte del paziente che giorno dopo giorno deve imparare a convivere, e lo farà per 3 anni, con una barra inserita nel proprio torace.

Molti centri specializzati hanno messo a punto dei piani di allenamento personalizzati basati sull’esercizio fisico e respiratorio, con abbinato uno schema farmacodinamico sull’uso e la somministrazione di analgesici da usare durante il periodo di recupero. Insomma tutto questo per dire: ma voi quanto veramente non vi piacete?