Navigando su internet non è difficile imbattersi in richieste di aiuto da parte di molti pazienti che, dovendo eseguire una gastroscopia, chiedono come affrontare questa “tortura”. Chiedono come fare a non sentire male, a non soffocare; chiedono se e dove è possibile eseguire in anestesia generale l’esame.

Personalmente comprendo lo stato di angoscia dei pazienti. Dal 1978 mi occupo di endoscopia ed ho vissuto tutte le tappe dell’evoluzione della tecnologia endoscopica e delle modalità di esecuzione dell’esame. Le ho descritte dettagliatamente qualche anno fa nel mio libro “La Storia dell’Endoscopia digestiva in Italia” (www.endoscopiadigestiva.it) .

Si è passati da strumenti di grosso diametro (molto simili a “manici di scopa”) a strumenti più sottili e flessibili. Si è passati dalla semplice sedazione locale con lo spruzzo in gola ( quando veniva fatta !) di un anestetico da contatto ad una sedazione generale con farmaci per via endovenosa per togliere l’ansia e il ricordo stesso dell’esame. Anche il rapporto con il paziente si è modificato. L’utente non è più visto come un “qualcuno” a cui ficcare un strumento in gola e scrivere poi due righe di risposta senza poi degnarlo di uno sguardo. Oggi tutto questo è un ricordo, almeno, nella maggior parte dei Servizi di Endoscopia.

Il modello a cui ci riferiamo e che adottiamo da anni è proprio questo. Il paziente viene accolto, ascoltato, tranquillizzato. Gli si chiedono i motivi per cui si sottopone alla gastroscopia; gli si chiede (come suggeriamo) se vuole eseguire l’esame con il gastroscopio sottile per via trans nasale di 6 mm di diametro, e che non necessita di sedazione, oppure con lo strumento tradizionale (9 mm di diametro) praticando la sedazione endovenosa; gli si spiega la modalità dell’esame e come comportarsi durante la progressione dello strumento. Già questi preliminari mettono a proprio agio il paziente e migliorano l’accettazione della procedura (sedazione psicologica). La gastroscopia, poi, è un esame di breve durata, di circa 2-3 minuti. Alla fine il paziente viene accompagnato in sala di risveglio e prima di lasciare il Centro di Endoscopia sarà accolto dal medico da cui avrà il risultato dell’esame e gli eventuali suggerimenti terapeutici. Il paziente tornerà a casa con un buon ricordo, forse non riuscendo neppure a focalizzare l’attimo della gastroscopia (per l’effetto di amnesia retrograda del farmaco somministrato in vena o per la semplicità dell’esplorazione per via nasale).

Ritornando ancora su Internet noto, con grande piacere, che molti dei pazienti che avevano lanciato un grido di “aiuto” prima dell’esame riportano poi la loro esperienza del tutto positiva con la gastroscopia: hanno trovato personale gentile e molto professionale !

Questa non è fantasia, ma è’ la realtà in tanti Centri di Endoscopia.