L’Echinococcosi è una malattia infettiva dovuta al parassita Echinococcus granulosus, diffuso in tutto il sud del mondo ma con focolai residui anche in Italia, soprattutto nelle isole ed in Toscana.

Il motivo è che la sua trasmissione è strettamente legata alla pastorizia o al contatto con cani che abbiano la possibilità di circolare liberi in campagna o nei boschi.

Nonostante ciò chiunque può essere affetto da questa malattia senza esserne a conoscenza poiché l’infezione può avvenire con il semplice contatto ( leccature) con un cane che abbia mangiato frattaglie o carne non cotta. L’evoluzione è lentissima ( anche decine di anni) e nella maggioranza dei casi interessa il fegato con la formazione di cisti che nel tempo tendono ad aumentare di volume. In alcuni casi l’evoluzione è verso la guarigione spontanea con cicatrizzazione delle lesioni epatiche mentre in altri casi le cisti aumentano di numero e di dimensioni comprimendo altri organi o rompendosi al di fuori del fegato o nelle vie biliari con complicanze gravissime quali lo shock anafilattico legato alla reazione al liquido cistico, particolarmente allergizzante. I sintomi nei casi non complicati sono scarsi ( pesantezza al fianco dx, nausea). Gli esami del sangue possono essere nella norma o indicare una lieve alterazione della funzionalità epatica ( transaminasi o gamma-gt) o un incremento di alcuni tipi di globuli bianchi ( eosinofili).

Ma come si diagnostica un’Echinococcosi?

Sorprendentemente per molti l’esame più importante è e resta la semplice ecografia effettuata in un centro per le malattie infettive. In mani esperte l’ecografia del fegato e dell’addome permette di visualizzare il numero e le dimensioni delle cisti e soprattutto di caratterizzarle come atipiche o “sospette” per echinococcosi semplicemente grazie all’analisi della parete e del contenuto o alla eventuale presenza di setti interni. La conferma può essere ottenuta con l’esame sierologico ( in genere il Test Elisa) e la quantificazione del titolo degli anticorpi. Un’ecografia ed un esame sierologico permettono di arrivare alla diagnosi in quasi il 100% dei casi con risultati assai superiori ad altre indagini più costose o rischiose quali la Risonanza Magnetica o la Tac.

Nei casi dubbi la puntura ecoguidata eseguita in sala operatoria da ecografisti interventisti permette di ottenere campioni di liquido da analizzare per la ricerca di parti del parassita ( scolici) che grazie a semplici colorazioni effettuate in laboratorio consentono la conferma della vitalità del parassita dunque della sua pericolosità. Non tutte le cisti infatti devono essere trattate ma solo quelle con aspetto ecografico o caratteristiche del liquido indici di attività dell’infezione.

Cisti piccole o poco numerose possono essere trattate con un farmaco poco tossico , il Mebendazolo , che deve essere somministrato per lunghi periodi ( anche fino ad un anno). I controlli di vitalità della cisti sono anche in questo caso effettuabili con l’ecografia. Se la terapia è efficace la parete della cisti si scolla, poi collassa su se stessa ed alla fine tutta la cisti si solidifica fino a scomparire nell’arco di alcuni anni o lascia una piccola cicatrice calcifica. Se la cisti è particolarmente voluminosa può essere “alcolizzata” , una tecnica che prevede l’iniezione di etanolo sotto guida ecografica dopo aspirazione parziale del liquido al fine di provocare la morte del parassita. Questa tecnica, introdotta negli anni ottanta proprio da un gruppo di infettivologi italiani di Pavia è ancora oggi utilizzata con successo in molti paesi del mondo. Il ruolo della chirurgia è limitato alle cisti troppo numerose o grandi per essere drenate, quando sono presenti troppe concamerazioni interne o localizzate in zone a rischio di rottura o al di fuori del fegato. Anche in questo caso è una classificazione ecografica standardizzata e approvata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a stabilire quali di queste cisti vanno trattate con farmaci anti-parassitari, quali sottoposte ad alcolizzazioni, quali a intervento chirurgico e quali invece semplicemente osservate nel tempo. E’ da ricordare che anche in caso di necessità di intervento chirurgico è mandataria una consulenza infettivologica per una opportuna profilassi preoperatoria con Mebendazolo al fine di evitare gravi disseminazioni intraoperatorie.

Informazioni e formazione per gli addetti ai lavori sul sito www.ecoinfettivologia.it