E' nato un nuovo governo che vuole investire sulla crescita del Paese. Bene, come cittadino e come operatore della Sanita', faro' una prima serie di proposte come premessa politica alle motivazioni tecniche per cui tutti gli operatori della Sanita' dovrebbero essere interessati al digital divide.

Il digital divide e' un problema strutturale di tutta la Nazione e non solo del Lazio o di Roma, citta' in cui abito.

E' un nodo che strangola il progresso del nostro Paese e che pertanto rappresenta un problema al centro delle preoccupazioni di chi sa molto bene quali siano i costi spaventosi che l'Italia deve pagare per il grave ritardo di cui soffre in questo settore rispetto ai Paesi pi' avanzati.

Questo tema viene sollecitato da piu' parti sociali prima che politiche come elemento che dovrebbe essere centrale nel prossimo programma politico del governo Monti. Segnalo, pertanto, alcuni punti di un qualche interesse.

1) Per il Lazio è prevista una Rete periferica da completare nel 2015.

"L'accordo di Programma stipulato dalla Regione Lazio e il ministero dello Sviluppo Economico sarà attuato entro il 2015 con il potenziamento delle infrastrutture per la connettività a banda larga nelle aree rurali, con l’obiettivo di abbattere il divario digitale esistente, migliorare la competitività del sistema delle imprese e lo sviluppo economico e culturale dei territori rurali" (http://www.tvdigitaldivide.it/2011/07/20/regione-lazio-entro-il-2015-banda-larga-nelle-aree-rurali/#comment).

2) Problema: la NON affidabilità dei politici e del governo Berlusconi in particolare. Nel febbraio 2010 il mai rimpianto ministro Romani sentenziava che entro la fine del 2010 il Paese avrebbe avuto investimenti per coprire con la banda larga 2 milioni di utenti con 2 Mbps. Bugia, e' ancora tutto o quasi da realizzare (http://punto-informatico.it/2820738/PI/News/italia-digital-divide.aspx).

3) L'espansione della Rete, inoltre, è molto frammentaria e lasciata ad iniziative sparse come quella della Vodafone: 1000 Comuni

In Italia il 10,7%* della popolazione, pari a circa 6,6 milioni di cittadini, e’ in divario digitale: non ha accesso a Internet a velocita’ sufficiente per fruire dei piu’ moderni servizi di comunicazione elettronica (PA Digitale, Social Network, e-commerce, ecc.).

In particolare si puo’ stimare che oggi ci siano circa 1.600 comuni italiani che sono privi di banda larga.

Vodafone ci dice che "vuole contribuire concretamente alla risoluzione del problema del divario digitale in Italia, impegnandosi con 1000 Comuni a coprire almeno un Comune al giorno fino a un totale di 1000 in 3 anni.

Le comunita’ locali coperte dall’iniziativa potranno accedere ai servizi di comunicazione elettronica e di Pubblica Amministrazione digitale mentre le piccole aziende, gli artigiani e i commercianti potranno finalmente cogliere le opportunita’ di business dell’economia digitale" (http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2011/07/Vodafone_Lazio_1000_Comuni_Banda_Larga_Internet_Digital_Divide_InFamiglia_Fiuggi_Family_Festival_204890.html)

Peccato che tutti i cavi digitali siano diretti solo verso le grandi citta' o le aree piu' ricche sul piano economico e industriale. Ne consegue che le aree piu' depresse del Paese si allontanano  ancora di piu' da quelle gia' fornite di servizi digitali e non. Come le linee ferroviarie, quelle autostradali e marittime: vanno solo dove le porta il business. E il nostro Sud e' sempre piu' lontano.

4) La mia proposta è che la Rete digitale debba essere considerata un BENE COMUNE da non lasciare abbandonata nelle mani dei privati. Se quest'ultimi vogliono partecipare lo devono fare con paletti e regole rigidissime che devono essere fatte rispettare a muso duro dai nostri Amministratori.

La prime regole sono le seguenti:

1. Chi è proprietario della Rete o di una parte di essa NON può essere proprietario dei contenuti che vi viaggiano sopra, allo stesso modo di come avviene per l'elettricità: i produttori di energia devono essere ben distinti dai gestori della Rete su cui viaggia.

Il gestore TERNA deve essere, insomma, assolutamente separato da chi produce energia come ACEA, SUEZ, Veolia, ecc. ecc.

2. E viceversa.

Pertanto facendo i debiti raffronti tra Rete elettrica e Rete web i proprietari di Contenuti INFO (RAI, Mediaset, SKY, Italia 7) NON possono (non dovrebbero) essere proprietari della Rete.

PS: nessuno se ne è accorto, ma Mediaset e Berlusconi hanno sfilato buona parte dei ripetitori Tv residui alla DMT di Alessandro Falciai, stritolato dalla morsa RAISET = la RAI ha fatto finto di interessarsi (Falciai voleva accordarsi con la RAI conoscendo la voracità del Premier imprenditore) , ha trascinato l'accordo senza realizzarlo per poi passare il pollo cotto al punto giusto (senza soldi) DMT al suo padrone Mediaset che si è ingoiata la DMT in un sol boccone con i suoi 1500 ripetitori.

Solo dopo il fattaccio l'Antitrust si sveglia e indaga (http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2011/Vodafone_Lazio_1000_Comuni_Banda_Larga_Internet_Digital_Divide_InFamiglia_Fiuggi_Family_Festival_204890.html)

La solita solfa dei "Regolatori Antitrust" europei che intervengono sempre dopo...

In poche parole, ancora una volta Berlusconi anticipa tutti e si è preparato la via di uscita dal governo con un controllo ancore più ferreo non solo delle frequenze Tv (le ultime andate all'asta, per caso, dopo il tentativo di quel gentiluomo di Romani di metterle "a casa" senza asta e facendo perdere una barca di soldi alle casse esanguissime dell'Erario...Vergogna!), bensì cercando di controllare anche la Rete di ripetitori su cui viaggiano i suoi segnali e quelli degli altri...

Più conflitto di così: da presidente del Consiglio influenza la RAI spingendola a farsi da parte sui ripetitori e, eliminato il potenziale pseudorivale pubblico, mette la mano alla gola dell'imprenditore Alessandro Falciai che, strangolato, cede i sui preziosissimi 1500 ripetitori alla Mediaset dell'ormai ex-presidente senza colpo ferire, pena il fallimento coatto e la perdita di tutto il suo investimento.

Esempio plastico in campo Tv di che cosa si intenda per abuso di potere dominante in un mercato di beni (INFO e immagini) che devono viaggiare.

Dunque, come l'elettricità, le INFO e le immagini del Web per essere davvero libere devono correre su una Rete pubblica o comunque a fortissimo controllo pubblico, pena la perdita di questo ultimo canale di comunicazione ancora libero in Italia.

 

3. Punto fondamentale da segnalare. Sarebbe il caso che non esistessero SpA a gestire la Rete, ma Enti di diritto pubblico con la partecipazione attiva dei cittadini.

 

4. Gli investimenti pubblici sulla Rete dovrebbero seguire i seguenti criteri:

a. privilegiare le aree rurali, sottosviluppate e di difficile accesso per problemi geomorfologici delle vie di comunicazione;

b. privilegiare il Sud;

c. dare priorita' all'ubiquita' rispetto alla velocita' (le compagnie private fanno esattamente l'opposto).

 

4. In poche parole Berlusconi è caduto da presidente del Consiglio, ma non decade da condizionatore della nostra libertà di scambio di informazioni. Ha sequestrato la Tv, non permettiamo a lui, ma a nessun altro partito o lobby, di uccidere la nostra preziosissima Rete digitale indispensabile per un Web libero e davvero democratico.

 

5. Perche' la Rete e' cruciale per la Sanita' Pubblica?

Ne parleremo nella prossima puntata. Intanto ecco un appello al governo.

 

On. Monti e politici di ogni partito, sappiate che noi cittadini faremo a tutti i governi e a tutti partiti, senza distinzioni, la stessa richiesta:

- fuori i partiti dalla RAI;

- cessione da parte di RAI e Mediaset dei ripetitori Tv ad una figura terza con DIMOSTRATA nessuna contiguità con RAISET;

- giù le mani dalla Rete digitale: nessun controllo economico/politico e' ammissibile sulla Rete digitale e sui suoi contenuti perche' la Rete e' un Bene di tutti.

 

Queste non sono richieste negoziabili in quanto rappresentano elementi strutturali di garanzia di una democrazia moderna e non ci stancheremo mai di ribadirle nell'interesse di tutti i cittadini italiani. Come la nostra sempre giovanissima Costituzione, NON negoziabile allo stesso modo, che all'art.21 sancisce:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. "