Le Urne appena scrutinate hanno sentenziato all'Italia il risultato che nemmeno i più fantasiosi dei romanzieri avrebbero potuto paventare:

La vittoria di tutti e di nessuno.

Ai tempi della Grande Guerra, all'Italia fu garantita grazie al sangue dei nostri Giovani soldati, la Vittoria d'Arme, che in seguito un Governo discutibile, tramutò in ambito politico, in quella che gli storici definirono "La Vittoria mutilata":

il grave prezzo di vite umane e il sacrificio di un interno giovane Paese, non fu di fatto ripagato a livello strategico politico con una equa ripartizione di territori, strategie e risorse per ripartire; solo Dio conosce realmente l'amaro frutto quello che in seguito, anche questo malcontento, fece crescere in seno alla nostra Patria ed all'Europa tutta.

Il riverbero di queste vicende, con la situazione attuale, seppur con ogni dovuta ed assoluta misura di paragone (del resto parliamo di quasi un secolo fa) è presto fatto:

Il sacrificio di Tutti gli italiani - e per tutti intendo ciascuno: poveri e meno poveri, istruiti ed analfabeti, manovali e industriali, operai e professionisti, sani e malati, insiste come una pesante incudine sul fragile asse della nostra società che poggia sul fulcro dell'economia e trattiene in precario equilibrio, la crescita sociale da un lato e la salute dall'altro.

Noi cittadini, con i nostri sforzi e la nostra italica abitudine al sacrificio, siamo stati onestamente e dignitosamente disposti a sorreggerne il peso.

Da Cittadino e da Medico ora, come la maggior parte di noi tutti, ci troviamo a guardare lo scenario politico che è sorto dal democratico diritto di esercizio del Voto:

Le tinte fosche all'orizzonte rendono ragione della viva preoccupazione che, ogni sforzo fin'ora sopportato, possa divenire inutile per dinamiche eccentriche a quel "bene unico" che è l'Italia e gli italiani.

Pertanto, come su un muro, sono qui a scrivere un appello a chi deve in queste ore ed in questi giorni guardarsi in faccia, con la stessa onestà e la stessa passione con la quale noi italiani tutti ci guardiamo ogni giorno.

Da Cittadino Medico non posso non ricordare ai nostri nuovi "eletti",  che la Sanità italiana NON può attendere:

il default è purtroppo all'orizzonte e nessun supertecnico è riuscito sin'ora a preparare la ricetta per evitarlo. I buchi di bilancio della Sanità, ripartiti sperequativamente nelle diverse regioni (perchè è a loro che compete di Diritto la gestione della salute pubblica) sono sempre meno apparentemente ripianabili.

Da un lato, l'Eccellenza della Professionalità Medica italiana, che da oltralpe e al di là dell'oceano un pò tutti ci invidiano; dall'altra l'impossibilità sempre più evidente, di trarre un reale beneficio da queste Eccellenze a causa della strutturazione entro la quale le stesse si muovono e si compenetrano.

Perdere l'occasione di intervenire subito con efficacia all'interno di questo settore è come perdere l'ultima cima alla quale aggrapparsi per risalire l'aspra china di un monte all'imbruinire.

L'auspicio è che non si rivada nuovamente alle urne, ma che possa nascere da subito nelle nuove e vecchie coalizioni, quel moto di onestà e responsabilità (tanto speso durante la campagna elettorale dall'una e dalle altre parti) che promuova la formazione di un Governo di Responsabilità Nazionale il quale detenga la forza e i numeri per affrontare da subito le urgenze e le emergenze nazionali: il Diritto alla Salute in primis.

Tante sono le possibilità per arrestare l'emorragia di fondi economici (la Spesa sanitaria costituisce la prima voce della Spesa pubblica):

- dalla territorializzazione dei servizi sanitari (riportare la cura essenziali del paziente sul territorio e verticalizzare i casi passando per Ospedali, Università ed Istituti di Ricerca, razionalizzando i posti letto e tagliando ove è possibile tagliare, ma MANTENERE dove è necessario che si mantenga!)

- alla nazionalizzazione controllata degli appalti (una siringa costa 1 in una regione  e 10 in un'altra: come è possibile?)

- dalla riorganizzazione delle risorse umane (gli stessi soldi spesi per mantenere i precari della sanità potrebbero essere utilizzati stanziare le risorse utili alla loro stabilizzazione)

- al taglio delle consulenze e delle poltrone dirigenziali (troppi e troppo costosi i dirigenti della sanità pubblica)

- alla diffusione del ticket aziendale per creare autosuffcienza nelle strutture pubbliche (si permetta di generare nuovi tickets aziendali, da elargire direttamente all'azienda che apre e dispone di nuovi servizi di accesso al cittadino, per aprire nuove possibilità di cura, tagliare le liste di attesa e pagare direttamente con i quei soldi il personale impiegato a tempo indeterminato)

Queste sono le prime piccole cose che mi vengono in mente da tecnico, ma sono sicuro che tanti miei colleghi saprebbero aggiungere secondo la loro esperienza ulteriori ricette per salvare ciò che non può essere perduto a danno della nostra esistenza.

Berlusconi, Bersani e Grillo: spero che passato il clima elettorale, vi possiate guardare negli occhi per inziare a salvare questa Italia, con dignità e responsabilità.