E' di poche ore fa la notizia che una ragazza è morta al San Filippo Neri di Roma dopo tre interventi chirurgici per un adenoma ipofisario e verosimili sue complicanze.

La notizia viene data con il titolo di testa: <Muore dopo tre interventi. La madre:era sana>

Qual'è il messaggio che passa? Con il cuore in ordine non si può morire  se a seguito di un delicatissimo intervento al cervello le cose si complicano.

E' come dire che se si è sani, un trauma cranico verificatosi in un incidente non può far morire l'individuo che ne  è rimasto vittima.

Non si conoscono ovviamente le condizioni chirurgiche e cliniche che hanno portato a morte la povera ragazza,ma prima di gridare per l'ennesima volta < Malasanità.... Malasanità>, bisognerebbe  spiegare ( e non credo che i medici non lo abbiano fatto) che in molti interventi il rischio di mortalità è altissimo, nonostante le ottimali procedure e la bravura del chirurgo.  Dopo interventi di questo tipo dove si agisce su sedi anatomiche altamente funzionali, ovvero strutture che controllano la temperatura corporea, il respiro e il battito cardiaco, la complicanza di un risanguinamento nella sede chirurgica nonostante una accuratissima emostasi, lo sviluppo di edema (rigonfiamento cerebrale) nonostante tutti i farmaci disponibili, sono condizioni che possono portare a morte senza che si possa trovare una minima colpa professionale.

E' doveroso indagare sulle cause di quella morte, ma sarebbe altrettanto doveroso evitare lo sciacallaggio giornalistico e allontanare molti avvocati camuffati da corvi che stazionano nei pressi degli Ospedali.