Radicolomielopatie compressive cervicali: diagnostica neurofisiologica nel monitoraggio perioperatorio.
 

Le tecniche neurofisiologiche consentono un’accurata valutazione funzionale di quasi tutte le componenti anatomiche del midollo cervicale ( in particolare radici motorie e sensitive, cordoni posteriori,motoneuroni,fasci piramidali ).

Il Neurofisiopatologo collabora attivamente con i Neurochirurghi in tre diversi momenti:

  • la formulazione della diagnosi e della prognosi;
  • il monitoraggio intraoperatorio degli interventi a rischio medio-alto;
  • la valutazione obiettiva dei risultati terapeutici.

Ritengo che le indagini neurofisiologiche siano da affiancare a quelle neuroradiologiche in tutti i casi non solo per la loro affidabilità ed utilità ma anche per le implicazioni di ordine squisitamente medico-legale.

Nella fase diagnostica i test elettrofisiologici consentono di localizzare con precisione le strutture anatomiche coinvolte e di quantificare la sofferenza funzionale distinguendo i quadri di patologia in atto da quelli cronici e da quelli stabilizzati con ovvie ripercussioni sulla strategia terapeutica ed implicazioni anche di ordine medico-legale.

Il monitoraggio intraoperatorio con i potenziali evocati offre una serie di vantaggi pratici  tra i quali:

- precoce identificazione di un danno neurologico prima che divenga irreversibile e  tempestiva rimozione della causa.

- maggiore sicurezza del neurochirurgo durante l’intervento.

- possibilità di adottare un piano terapeutico più impegnativo.

 

I principali meccanismi di danno midollare durante interventi chirurgici sono:

- ipotensione marcata.

- stiramento midollare per distrazione dell’asse vertebrale.

- mielotomia mediana dorsale.

- rimozione di tumori intramidollari.

- trauma diretto del midollo.

- elettrocauterizzazione del midollo.

- compressione midollare diretta o inducente ischemia.

Vengono generalmente indicati come segni di un probabile danno neurologico la scomparsa o la riduzione di oltre il 50% dell’ampiezza delle risposte e/o un incremento di latenza superiore al 10%.

Se i potenziali evocati somatosensoriali,una volta presi gli opportuni provvedimenti, si normalizzano entro 15’ dalla loro comparsa, il paziente di norma non presenterà al risveglio un deficit neurologico attribuibile all’intervento chirurgico.

Nella fase immediatamente post-operatoria ed in quella del follow-up i test elettrofisiologici sono in grado di obiettivare i risultati della terapia e di confermare il sospetto clinico di una recidiva tenendo però presente che per alcune indagini, in particolare l’elettromiografia, i tempi di comparsa dei reperti patologici sono più tardivi della clinica.