Themistocles GluckOggigiorno la chirurgia del ginocchio offre ai pazienti artrosici una vastissima gamma di soluzioni protesiche, in grado di ridare una "nuova vita" a quei pazienti sofferenti per il dolore e la grave invalidità che l'artrosi del ginocchio può causare.

Tutti i libri di chirurgia del ginocchio identificano -come antesignani della chirurgia protesica- Campbell e Smith-Petersen, con i loro esperimenti sul Vitallium negli anni '40 del XX secolo.

Tuttavia, per trovare delle protesi che possano essere paragonabili per concezione alle moderne protesi di ginocchio, bisogna arrivare fino agli anni '70 del novecento.

Non tutti però conoscono la leggendaria figura di un geniale precursore che, ben prima di tutti gli altri, ebbe l'intuizione di concepire l'idea (allora del tutto inedita) di "ginocchio artificiale".

Themistocles Gluck naque in Romania da padre tedesco nel 1853. Egli era allievo di personaggi del calibro di His, Virchow, Von Langebeck e impegnò la sua carriera nello studio dei trapianti di organi e tessuti, e dedicò anche particolare attenzione alla tollerabilità dei materiali estranei da parte del corpo umano. Sperimentò le sue idee sui campi di battaglia della guerra tra Serbia e Bulgaria degli anni 1885-1886, dove curò le fratture nei feriti di guerra eseguendo osteosintesi con placche metalliche e viti, o con chiodi endomidollari in avorio da lui progettati.

Egli si dedicò, successivamente, al concetto della sostituzione protesica articolare e progettò e costruì una gamma protesica completa che includeva polso, gomito, spalla, anca, ginocchio e caviglia, eseguendo molti interventi su esseri umani.

 

Il 20 maggio 1890 impiantò la prima protesi totale di ginocchio vincolata e nel 1894 eseguì un’emiartroplastica di ginocchio consistente in una coppa tibiale dotata di un perno intramidollare. Le protesi di Gluck erano fatte d’avorio (importato nella Germania dell’epoca dalle colonie africane) ed erano mantenute in sede da un cemento composto da una mistura di colofonio, pomice e gesso.

I risultati a breve termine erano strepitosi, e Gluck impiantò tutti i suoi modelli di protesi su di uno scheletro umano, che divenne famoso come “lo scheletro di Parigi”, con cui girava l’Europa per congressi. Osteggiato ed emarginato dall’invidiosa comunità scientifica dell’epoca, Gluck si ritrovò da solo con quelli che presto si tramutarono in insuccessi: tutte le sue protesi, impiantate in soggetti affetti da artrite tubercolare, esitavano invariabilmente in complicanze settiche tardive, in quanto a quel tempo gli antibiotici non erano ancora stati inventati. Gluck abbandonò quindi i suoi esperimenti, per dedicarsi ad altri ambiti della medicina. Morì a Berlino il 25 aprile 1942. Pochi anni più tardi, lo “scheletro di Parigi” fu trafugato durante la seconda guerra mondiale, e l’ultima testimonianza del genio di Gluck fu definitivamente consegnata all’oblio.