Una nota sul problema dell'autodiagnosi, ovvero sui tentativi di riconoscere il proprio disturbo da soli sulla base di un confronto con i sintomi e gli scritti trovati prevalentemente su internet.

Auto-diagnosi

Diagnosi attuale (*)

Auto-indicazione terapeutica

Ossessione

Ossessione

Chiarimenti e rassicurazioni sul contenuto dell'ossessione

Niente

Demenza

Demenza

Depressione, Disturbo Ossessivo

Depressione caratteriale

Ciclotimia

Dipendenza

Disintossicazione

Uso controllato

Motivazione per uscirne

Cura per star bene dopo aver smesso

Difetti fisici che causano depressione

Dismorfofobia

Correzione difetto fisico

Depressione

Disturbo Bipolare

Depressione da eventi esterni

Disturbo Bipolare

Fobia Sociale

Fobia Sociale, Disturbo Bipolare

Depressione cronica, distimia

Disturbo dello spettro Bipolare attenuato

Schizofrenia, Allucinazioni, Manie suicide

Disturbo Ossessivo

Accertamenti

Assenza di memoria, problemi di concentrazione, insufficiente attenzione

Disturbo Ossessivo

Accertamenti

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

Cosa prendere in caso di attacco

Pensiero che genera ansia

Disturbo Ossessivo

Rassicurazione, chiarimento "esaustivo", informazione dettagliata

Depersonalizzazione

Disturbo Ossessivo

Accertamenti

Sintomo irrisolto che causa depressione

Disturbo Ossessivo, Ipocondria

Accertamenti e cura del sintomo di cui si è preoccupati

ADHD, Asperger

Disturbo Ossessivo, Ipocondria

Accertamenti

In sospeso, per esclusione

Ipocondria

Rassicurazione per esclusione

Stress causato dagli altri

Paranoia

Niente

Psicosi

 

Le persone che cercano di farsi un'idea di ciò che hanno partono per lo più con l'idea di tranquillizzarsi, cioè sperano di approdare a diagnosi possibili abbastanza lievi e benigne, e possibilmente anche di evitare visite e cure. Il risultato è costantemente il contrario: nessuno si tranquillizza cercando su internet, per una sola ragione, che è lo spirito con cui queste ricerche sono effettuate. E' lo stesso meccanismo che guida la lettura dei foglietti illustrativi. In genere chi si vuole documentare lo fa con modalità ansiosa, e tipicamente ossessiva. Le informazioni sono raccolte con una selezione più o meno inconsapevole della parte "peggiore" o "più particolare", anche perché la ricerca è effettuata con la modalità "parola chiave" sul motore di ricerca. Inserire un sintomo e cercare poi tutti i siti che parlano di quel sintomo, o delle malattie che compaiono in ordine sui risultati della ricerca, non corrisponde ad processo di avvicinamento alla diagnosi. I motori di ricerca sono auto-referenziali, cioè ordinano i risultati in base sicuramente ad un parametro "forte" che è quanto quel sito o le parole di quel sito sono ricercate e consultate. Gli ordini mutano a seconda delle mode ipocondriache, e quindi amplificano le ipocondrie collettive. I mass-media presentano ciò di cui "si parla" e si parla di ciò che è sui mass-media. Tutto ciò non è diagnosi.

Oltre a questo, è chiaro che non si può far diagnosi per carenza di competenze tecniche ed esperienza professionale, ma non è solo questo. Se così fosse le persone semplicemente non farebbero diagnosi e si perderebbero di fronte ad una marea di sintomi e disturbi in cui non riescono a orientarsi. Invece le persone tendono a farsi addosso diverse auto-diagnosi a seconda del disturbo che effettivamente hanno.

Lo schema riportato sopra tenta di dare una visione delle cose, ma va letto nella maniera seguente: le persone che si presentano con una auto-diagnosi (o una impressione) ricavata da letture di articoli o elenchi di sintomi (di solito su siti) risultano poi avere le diagnosi che sono riportate nella seconda colonna. Naturalmente le diagnosi della seconda colonna non sono fatte sulla base della prima colonna, anche se in futuro non è escluso che anche il tipo di auto-diagnosi divenga un criterio utile per indirizzare la diagnosi. Accade già ad esempio nella diagnosi del disturbo da iperalimentazione, uno dei cui criteri operativi è appunto l'interesse e la tendenza a chiedere cure dimagranti, cioè un tipo di "domanda" terapeutica del paziente ha un valore di segno di un determinato disturbo, lo stesso si potrebbe dire per la "domanda" di disintossicazione nel tossicodipendente, che non è un metodo terapeutico diretto sulla tossicodipendenza, ma riflette il tipo di comportamento che un tossicodipendente tende ad avere nei confronti della sua condizione (disintossicarsi ciclicamente).

Quindi, come raccomandazione preliminare, questo non è uno strumento per farsi una nuova auto-diagnosi sulla base delle auto-diagnosi precedenti. E' una sintesi dell'esperienza sull'autodiagnosi, quindi provvisoria e da rivedere, che però se si fa caso in gran parte semplicemente è coerente con il tipo di diagnosi poi fatta. Ad esempio il paziente psicotico non qualifica in nessun modo la sua condizione (niente) o la riferisce a fattori esterni come causa di sintomi ovviamente non psicotici (depressione, ansia, stress etc ma senza identificare il proprio delirio). Viceversa, il paziente ossessivo tende a farsi ogni tipo di diagnosi, da quelle corporee a quelle "mentali", e spesso in ogni campo arriva a selezionare delle sindromi particolari, con due criteri: il nome "curioso" e la malignità e quindi lo spavento che questa diagnsi produce (alcune frequenti sono Asperger, insonnia fatale familiare, sclerosi multipla, hiv/aids). Il paziente ossessivo andrà inoltre a fare diagnosi paradossali, del tipo: "dei venti sintomi elencati uno ce l'ho preciso", oppure "non ho i sintomi ma ho letto che ci sono forme senza sintomi, quindi deve proprio essere il mio caso".

I pazienti bipolari non riconoscono il proprio disturbo subito, o meglio concentrano l'attenzione sulla parte ansiosa o depressiva, come tipo di sintomi, e la fanno equivalere ad una diagnosi. Spesso quando riconoscono di avere il disturbo bipolare, più o meno attenuato, ne parlano come se avessero da una parte quello, dall'altra l'ansia e la depressione come elementi staccati o indipendenti. Pertanto, le tipiche presentazione di disturbi bipolari di lunga durata sono "depressione" di vario tipo, perché la persona ritiene che quello sia il centro del problema e comunque il primo aspetto da affrontare, in maniera diretta. Di solito diviene esperto di antidepressivi e anche se si documenta su tutti i farmaci tende comunque alla ricerca dell'antidepressivo che fa al caso suo. Questo non riflette la conoscenza della farmacologia, ma l'idea che serva un farmaco per tener su l'umore, per dare una spinta, per scacciare la depressione.

 

I pazienti con abuso di sostanze, quando hanno dipendenza, in genere tendono a rifiutare questo concetto di malattia, e collocano la malattia solo dove c'è uso e intossicazione, per il resto ritengono di essere guariti quando non usano, o comunque non dipendenti come prima. Questo comporta la mancata prevenzione della ricaduta, che non è un elemento opzionale, ma è sicuro quando la diagnosi è stata fatta.

Nella terza colonna sono riportate le "domande" terapeutiche. Come si può notare, sono in linea con l'auto-diagnosi, anche quando l'auto-diagnosi era "azzeccata". In altre parole, anche quando chi ha il panico riconosce correttamente il panico, la domanda terapeutica non è poi quella di una cura di fondo, ma di una cura al bisogno contro l'attacco, e non contro l'agorafobia di solito. La visione del disturbo pertanto è concentrata sull'attacco, sulla fobia dell'attacco, e quindi non c'è spazio per progettare una cura di fondo che lo prevenga, come se la prospettiva di vivere senza attacchi non fosse ritenuta probabile, o comunque l'attenzione fosse concentrata sugli attacchi di volta in volta.

Allo stesso modo il paziente ossessivo può riconoscere le ossessioni come tali, ma poi la sua "domanda" è sul contenuto, cioè la rassicurazione che non succederà o che non è vero quel che teme. Se il paziente è su questo contrariato, cioè non gli si fornisce rassicurazione per evitare di alimentare inevitabilmente il ciclo del pensiero ossessivo, può arrabbiarsi e ritenere il medico "non umano", "superficiale" o pensare che non abbia voluto dargli soddisfazione con spiegazioni esaurienti.

 

Sono benvenuti suggerimenti e contributi personali per sistemare ulteriormente le statistiche sull'auto-diagnosi.

Ovvero: prima di ricevere la diagnosi attuale dallo psichiatra, quale diagnosi vi eravate fatti da soli, o avevate temuto o pensato di avere?