Creepshow è un film a episodi che ricalca gli spunti di alcuni fumetti horror. Uno di questi episodi rappresenta in maniera efficace la psicopatologia ossessiva. 

L’episodio riguarda un riccone, Upson Pratt, che vive isolato in un appartamento da 30.000 dollari al mese al centro di New York. Non si tratta di un appartamento grande o lussuoso, ma semplicemente di un appartamento super-attrezzato sia per la comunicazione con l’esterno tramite monitor, telex, citofoni, e soprattutto di un sistema anti-inquinamento e di condizionamento dell’aria e di smaltimento di rifiuti e sporcizia. Una specie di bunker asettico.

Pratt, armato d’insetticida, si rende conto che c’è una penetrazione di scarafaggi, che uccide inizialmente uno per uno. Nel frattempo abbiamo notizie sulle speculazioni finanziarie di cui Pratt si sta occupando, ed è chiaro un parallelo tra gli scarafaggi veri e le persone che tratta come scarafaggi, e che schiaccia e sacrifica perché turbano i suoi obiettivi e i suoi piani di ricchezza e potere. Più cerca di tenerli a distanza e di ucciderli, più gli scarafaggi gli vengono vicino: prima corrono sul pavimento, poi gli camminano addosso, infine ritorneranno sul dall’aspiratore che li risucchia fuori nel sistema di scarico.

Da fuori Pratt sollecita tutti perché chiamino la disinfestazione, con minacce di licenziamento, ma alla fine paradossalmente la sua sorte dipende dal portiere dello stabile, che lo tratta con sufficienza e dà ad intendere che gli scarafaggi siano una sua ossessione. In un assedio crescente Pratt sarà alla fine travolto, durante un black-out, da un’invasione di scarafaggi e morirà.

 

Naturalmente la chiave di lettura non è unica. Si può prendere come una storiella dell’orrore in cui il cattivo è punito dagli ultimi del mondo, gli “scarafaggi”, da cui invano cerca di tenersi lontano nel suo delirio di potere e di superiorità. Oppure si può intendere la storia in senso psicopatologico, e anche in questo caso potrebbe trattarsi di un delirio d’infestazione, cioè di allucinazioni, oppure di un’ossessione rappresentata “come se” fosse reale. Certo è che il portiere, che dialoga con Pratt tramite lo spioncin

L’ossessione sembra la chiave di interpretazione migliore. Gli scarafaggi ci sono tanto più quanto più la persona si impegna nel combatterli (mentre Pratt crede di doversi impegnare perché sono gli scarafaggi ad aumentare), quanto più si accanisce contro di loro, tanto più sembrano scatenati e resistenti alle sue armi (lo scarafaggio che resuscita dopo essere stato annientato con l’insetticida). Gli scarafaggi, come ogni paura che si rispetti, si moltiplicano nel buio, quando cioè il controllo sulla loro presenza viene a cadere. Non sono le paure che approfittano del buio, ma è la luce che ha alimentano l’illusione di poterle controllare, cosicché quando la luce non c’è più, la mancanza di controllo si trasforma in paura. In più, e questo è certamente specifico delle ossessioni, le ossessioni “tornano a galla” proprio dai punti in cui le si erano ricacciate, cioè dai rituali. Il rituale coltiva le ossessioni, creando loro una base logica che altrimenti non avrebbero (se devo neutralizzare un pericolo, allora il mio cervello penserà che il pericolo c’è davvero). Per questo, finisce per ricattare la persona, che si sente schiava del rituale dietro la minaccia dell’ossessione. Quando per un caso, o per un’imposizione dall’esterno, il rituale è impedito, la persona si sente preda di un’ossessione, ma non l’ossessione di una volta, un’ossessione molto più forte e urgente, cresciuta come un debito di certezza. Cercando di sterminare gli scarafaggi-ossessioni, questi si moltiplicano dietro le pareti, e una volta che il buio rende impossibile controllarli uno per uno, vengono fuori tutti insieme. Le paure crescono all’ombra dei rituali che le tengono lontane, e la loro luce diventa accecante quando l’ombra si fa da parte.

Alla fine, Pratt non sa neanche se questi scarafaggi sono veri, come quando si guarda la mano guantata con cui ne ha appena schiacciato uno, ma non vede più traccia.

 

L’episodio di conclude in maniera rivelatrice. Nella casa c’è un comparto isolato ermeticamente, in cui si trova il letto e a cui si accede con un codice elettronico. Praticamente una zona ultra-sicura all’interno dell’appartamento già isolato e asettico. Proprio quel compartimento che dovrebbe essere l’ultima difesa contro l’invasione di scarafaggi è il più infestato, proprio sotto la bianchissima coperta del letto. Quando Pratt toglie la coperta gli scarafaggi “scoperti” lo aggrediscono.

Ritorna la luce dopo il black-out e vediamo Pratt morto sul letto, dentro il comparto ultra-sicuro in cui si era barricato. Non c’è più traccia degli scarafaggi, che però alla fine, tutti insieme, vediamo riemergere da dentro il corpo, dalla bocca e strappandone la pelle. Metaforicamente, gli scarafaggi si annidano proprio dentro il corpo di chi ne aveva terrore: le ossessioni escono fuori dalla mente di chi le ha, e che le tratta invece come un pericolo esterno da dover scacciare. Alla fine chi cerca di combattere i fantasmi esterni finisce per farli crescere internamente, e rimanerne imprigionato da dentro. L’idea di costruire un ambiente sicuro, asettico, senza rischi e pericoli, in cui tutto è scritto, è previsto e accade nel modo più giusto e migliore, indebolisce l’immunità del cervello alle paure, che diventano scarafaggi incontrollabili e sempre in agguato.