Questa volta tocco un argomento un po' più "umanistico". Cerco di non essere troppo moralista (se ci riesco), prepariamoci al respiro ampio...

La parola "stereotipo" proviene dal linguaggio dei tipografi, per significare i segni fissi (coi quali si compone il testo e coi quali si impronta la carta). Adesso uso questa parola (lo stereotipo) per indicare le idee comuni che vengono tuttora associate alla malattia psichica, benché "i testi" di psichiatria sono stati già più volte riscritti...   .

Ovviamente avete il diritto di dirmi che sono "troppo avanti" o "troppo indietro" (nel tempo).

1. La malattia psichica è una diagnosi "di esclusione" che può essere "dedotta" se si escludono le cause organiche.

Non è così (nonostante sia un modo di pensare molto diffuso).

Le malattie psichiche hanno le proprie caratteristiche, come nelle altre branche della medicina, che sono riconoscibili da uno specialista in ambito, ed è la valutazione dello specialista in base a queste caratteristiche che è il fondamento della diagnosi.

L'esclusione delle cause organiche è importante per indagare il quadro a fondo, ma una malattia psichica e "non psichica" possono anche coesistere.

Certamente, di fronte ai sintomi "non psichici" senza evidenza delle malattie "non psichiche" che li possono spiegare, può sorgere l'ipotesi di una malattia psichica, ma è solo un'ipotesi che va accertata.

In parte questo stereotipo è sorretto dalla concezione che, siccome ci sono molte malattie nominate a secondo della causa

la causa corrisponde alla diagnosi.

Però è fuorviante.

Un disturbo va riconosciuto nelle proprie manifestazioni e nelle proprie caratteristiche ancora prima che nella causa. La causa va cercata in seguito, e non sempre si trova una correispondenza univoca: ogni disturbo può avere più cause (psichiche e no), e ogni causa può stare dietro a più disturbi.

Un'altro stereotipo che accompagna quello della "malattia psichica per esclusione" è della

natura "non organica", "non materiale" della malattia psichica.

In realtà, tutto nella natura e tutti i cambiamenti della natura avvengono a livello materiale, corpuscolare, anche se non sempre sono facilmente descrivibili e comprensibili a tale livello. Vicino a questo, esiste anche un'antica concezione che tutto nella natura sia determinato da una forza o da un principio superiore, anche le malattie, comprese le malattie psichiche. Anche tale visione ha il diritto di essere equipresente rispetto alle altre. In fondo, entrambe le visioni potrebbero trovare la propria rapppresentazione nelle scuole di pensiero fondamentali note già nell'Antica Grecia. Il problema irrisolvibile nasce quando si cerca di "escludere" una o l'altra di queste spiegazioni.

Ancora un altro stereotipo è che

l'esito di un'esame o di un test corrisponde alla diagnosi della malattia o la esclude.

In realtà, la diagnosi di una malattia è un frutto di valutazione umana (del medico). In passato ciò era più evidente, perché la medicina si basava molto di più su ragionamento e sull'esame diretto dell'organismo da parte del medico, non esistevano le tecniche degli esami così precisi come oggi, molto dipendeva dalla "lettura" e dall'interpretazione corrette dei risultati; anche le nozioni mediche erano più riservate. Ma anche oggi tutti questi fattori sono presenti. In ogni modo, il risultato "crudo" e non interpretato di un esame può avere un valore del "segno" della malattia, ma non un valore della malattia.

Quello che spesso la nostra mentalità non vuole accettare è che le conclusioni su quello che si considera la verità sono in mano solo alle persone (le quali, si auspica, "seguono un metodo") e non in mano ai "metodi".

2. Di una malattia psichica, come delle altre malattie, devono esserci sempre le cause precise o note.

Non deve essere un assunto di partenza.

La mentalità umana tende a razionalizzare tutto e senza una spiegazione "logica" o "accettabile" ha difficoltà a funzionare.

Non solo nella psichiatria, ma anche nelle altre branche della medicina non tutte le malattie si è riuscito a spiegare dal punto di vista delle cause precise, benché la ricerca prosegue. Anche sulle malattie "banali" e "spiegabili" oggi possiamo non sapere ancora tutto.

Alcune teorie sulle malattie psichiche, nate come "scuole di pensiero" o "ipotesi di lavoro" soggette a riverifica ed a rivalutazione periodiche, nel frattempo sono diventate parte del patrimonio culturale e parte della mentalità popolare, che non seguono le leggi di indagine scientifica, ma attribuiscono alla nozione il valore di fatto.

Ad esempio, non è raro che una persona alla quale viene diagnosticata una malattia psichica si chiede: "sarà ché ho subito un trauma ? un'infezione ? effetti tossici ?" "Perché ?" "Ma perché è di questo che si parla e si legge".

La mentalità umana ha anche difficoltà a considerare "la malattia" come qualcosa che possa essere frutto del funzionamento del proprio organismo, perché significherebbe accettare di essere imperfetti o addirittura fonte attiva della malattia. La non accettazione di queste possibilità può essere l'eredità dei millenni precedenti durante i quali la malattia psichica aveva il suo significato anche a livello religioso, in particolare nella cultura europea degli ultimi secoli, un significato tradizionalmente negativo (mentre in alcune altre culture non è stato così, e, a dire il vero, nemmeno nella cultura religiosa europea non sempre è stato così).

La ricerca di una spiegazione "esterna" a tutti i costi "giustifica" la malattia, che altrimenti ha connotazioni forti a livello morale-religioso e sociale, ed è anche un modo di minimizzare l'impatto traumatico della consapevolezza di avere la malattia.

Ma anche giungere alla conclusione di essere malato "per la colpa propria" è un'altro stereotipo.

La spiegazione della malattia è richiesta dalla nostra mentalità, ma sul piano obbiettivo trovarlo non è sempre possibile.

3. La malattia psichica, in quanto "psichica", dipende dalla suggestione, dalla persona stessa e dalla sua forza di volontà, e, se la persona non guarisce da sola, significa che non si è impegnata abbastanza o che ha dei motivi comodi per essere "malata".

Non sempre è così.

In alcuni casi può essere anche vero, ma in molti altri casi, ragionando in tale modo stereotipo, si rischiano errori e pericoli gravi.

Anche questo stereotipo è uno fra quelli atti a minimizzazione l'impatto della consapevolezza della malattia.

Spesso questo stereotipo si intreccia anche con le modalità educative e relazionali, soprattutto nella giovane età e nell'età avanzata (ma, nel caso di alcune persone, anche in età adulta). In tali casi la "malattia" non di rado viene percepita come

un modo di comunicare con il prossimo, di ottenere quello che "da sano" non si ottiene.

Non è però generalizzabile a tutti i casi. Inoltre, in molti di questi casi effettivamente sono presenti le problematiche, ma espresse con un linguaggio talvolta fuorviante, e che meritano l'approfondimento.

4. La malattia psichica è qualcosa che "se è vero", significa di "non essere una persona normale".

Non è così.

Le malattie psichiche sono tante, e nell'evoluzione di ciascun caso ci sono le fasi diverse. Per cui, non sono accomunabili sotto un unico concetto. Inoltre, i confini fra la normalità e la non normalità psichica nella vita della stessa persona sono spesso oltrepassati più volte, ed i criteri della "normalità" psichica sono diversi fra le concezioni popolari e quelle scientifiche.

Alcuni stereotipi frequenti rappresentano una persona "malata o "non normale" psichicamente" "per definizione" non in grado di intendere e di volere, di essere ragionevole e attendibile o di rispondere delle proprie azioni o come una persona che "dà di matto" a livello comportamentale ecc.

Talvolta si sente dire:

"come posso essere malato psichicamente se sono in grado di intendere e di volere, sono ben orientato, ricordo tutto e non faccio cose strane".

Questa frase riassume una parte degli stereotipi della malattia psichica, che si sono creati negli anni, ma che oggi corrispondono solo ad una parte ristretta della psicopatologia. Anzi, di per sé alcuni di questi segni non sono necessariamente significativi di una malattia psichica, inoltre, il riconoscimento di tali segni è compito dello specialista e non della persona stessa o di chiunque altro, ed ogni caso deve essere valutato individualmente.

L'idea di poter giudicare sé stessi o i nostri vicini come malati o sani di mente, di essere "buoni psicologi" o "psichiatri", come a volte si dice,

è in realtà molto radicata nella nostra società. Per lunghi secoli la valutazione della sanità mentale fu il dominio del giudizio popolare e del "buon senso" e si fece in modo implicito e spontaneo senza bisogno di certificati e visite, in altre parole corrispose al giudizio sociale, al ruolo sociale. Anche perché più volte non fu considerata una problematica di competenza medica. Il giudizio sociale non segue le leggi della scienza, ha le sue leggi (che sostengono un ordine sociale coi ruoli assegnati), ed è stato quello che in gran parte ha creato la percezione di irrecuperabilità nella malattia psichica.

Anche ai nostri tempi è rimasto il ruolo (nel bene e nel male) dell'interpretazione dei sintomi psichici di una persona da parte dei suoi parenti (e degli altri testimoni), ed è innegabile il ruolo delle posizioni prese da questi ultimi (soprattutto nei casi nei quali la persona non è autonoma o si presume che non si possa rapppresentare da sola). Tali valutazioni talvolta sono utili, ma talvolta si sostituiscono a quelle degli specialisti e riproducono la società dei secoli fa descritta sopra.

Ma è vero che la malattia psichica grave non è guaribile e dunque definisce il destino della persona fino alla morte ?

In realtà, parecchie volte non è così,

ma soprattutto non deve essere frutto del giudizio sociale, familiare o personale. E' di competenza medica e dunque l'ambito è aperto alla ricerca delle conoscenze e delle soluzioni.

5. La malattia psichica guarisce con le cure adeguate e fatte per un periodo stimabile o definito a priori.

Non è esattamente così.

Molte delle malattie psichiche si fanno sentire più palesamente nelle fasi acute, ma sono meglio caratterizzabili come le predisposizioni latenti dell'organismo, come fra l'altro, succede anche nelle altre branche della medicina.

Superare la fase acuta e stabilizzare il quadro clinico è molto importante, ma non sempre significa guarire la malattia.

Lo stereotipo della guarigione in seguito alle cure adatte è insito nella mentalità occidentale che tende a trascurare gli aspetti preventive nella cura della salute

Un altro eccesso:

nella nostra società negli ultimi decenni ci siamo dedicati molto di più alla prevenzione delle malattie (coi mezzi farmacologici e no), ma "paradossalmente" abbiamo moltiplicato i casi delle persone che in seguito a ciò si possono sentire malate in via "preventiva".

Ed è probabilmente anche perché, introducendo l'elemento della prevenzione nella medicina, proseguiamo a misurare tutto con

i criteri troppo netti della "malattia" e della "libertà dalla malattia",

mentre i criteri della "salute" con le proprie sfumature e con i rispettivi concetti della prevenzione, della riabilitazione e della abilitazione sono anccora estranei alla nostra cultura.

Così, non di rado, anche nella fase di recupero andiamo dal medico o dallo psicologo motivati quasi solo dall'idea di essere "malati" o di "liberarsi dalla malattia", perché per molti sarebbe purtroppo l'unica giustificazione,

essendo la "salute mentale" un dono che si ha naturalmente senza sforzi.

Ma non è così.