La famiglia cresce, nasce un altro figlio, atteso, sperato, certamente amato.. la coppia genitoriale attraversa momenti di grande gioia, non ci sono le difficoltà superate dopo la nascita del primo figlio, c’è più esperienza, maggiore consapevolezza dei ruoli, c’è molto lavoro da fare, ma ormai si sa come ci si organizza, come vanno gestiti i momenti difficili, il pianto del neonato non spaventa più le madri, si sa anche come farsi aiutare dai nonni o da aiuti esterni.

Eppure...alcuni momenti critici si affacciano.

Il primo figlio, amatissimo, è stato per tutti i suoi anni, centrale nella vita della famiglia e vive con ambivalenza, quella che ai suoi occhi, appare un’invasione di territorio. Dal suo punto di vista ha ragione, gli pare di contare di meno, teme di avere meno amore e meno attenzioni, perché per forza di cose, i genitori accudiscono il piccolo nato.

La madre soprattutto gli appare più lontana.

E può reagire con ambivalenza e persino con netta gelosia, con comportamenti regressivi inconsapevoli, dando l’impressione e non solo l’impressione, di aver perso i traguardi raggiunti con facilità durante il suo sviluppo.

A volte le madri vivono questi comportamenti come capricci, il bambino fa storie per mangiare, per cambiarsi, per vestirsi... per andare a scuola, per fare i compiti.

Quando, durante le sedute a genitori esausti, io ipotizzo la possibilità che il bambino sia geloso, madri e padri mi dicono di no.. e questa negazione si ripete nei casi di ragazzini che fanno male a scuola, disturbano, sono leader negativi, si fanno anche bocciare, se sono alle medie.

E’ necessario fermarsi un momento a riflettere, cogliere quello che per il primogenito è un dolore vero e dargli un aiuto per superarlo.

Non si tratta di comprare un altro gioco, ma di trovare lo spazio per parlare al bambino, per uscire con lui da solo, in modo che abbia ancora del tempo per sé, del tempo con la madre per uscire a fare una compera, a vedere un film, un museo, del tempo col padre, da solo per andare a pescare o per vedere la partita.

Intanto il più piccolo cresce e cresce tra litigi e abbracci la sintonia tra loro, fatta di ammirazione da un lato, di affetto intenerito dall’altro.

Perché i fratelli possono ed è bene che siano anche amici, una risorsa sicura per gli anni irrequieti della giovinezza,ma anche per tutta la vita. Essere fonte di una sicurezza leale, di reciproco affettivo appoggio.