Il perfezionismo è il desiderio di realizzare i risultati migliori e di veder concretizzarsi condizioni che non si discostino dalle migliori aspettative possibili. Per quanto però sia fenomeno noto quello della profezia che si autoavvera, ampiamente studiato dalla Psicologia Sociale nei decenni, non è ovviamente sufficiente nutrire ottime aspettative perchè tutto si realizzi "alla perfezione". Pensare questo significa coltivare o pensieri magici o un vero e proprio delirio di onnipotenza, rientrando nell'ambito della psicopatologia.
In realtà quelle del perfezionista non sono nemmeno aspettative ottimistiche, ma necessitate dall'ansia acuta che prova in assenza di risultati senza pecca. Deve pensare che le cose possano essere "perfette" (le virgolette sono d'obbligo, visto che il concetto di perfezione è molto soggettivo e relativo) perchè è l'idea stessa dell'errore, della mancanza e del'imprevisto a gettarlo come minimo nello sconforto, se non nell'angoscia, a seconda della profondità dell'esigenza di perfezione.

Da dove nasce questa esigenza?

Dal punto di vista psicoanalitico il perfezionista è un soggetto che riversa l'ansia derivante da conflitti inconsci in un oggetto concreto e quindi in obiettivi che può (o che pensa di poter) dominare e controllare, determinando l'esito desiderato.
Per questo motivo il suo desiderio di risultati eccellenti è così impellente e i risultati positivi non lo lasciano realmente soddisfatto, nè gli consentono di mettere il cuore in pace almeno per un po', senza ripartire da zero con nuovi obiettivi.
L'ansia che deriva dal conflitto inconscio continua ad essere generata e deve essere "smaltita" in qualche modo, e questo meccanismo si perpetua uguale a sè stesso fino a quando il conflitto che ne è alla base non viene risolto.
Una seconda possibilità è rappresentata dalla presenza, sempre inconscia, di un Ideale dell’Io eccessivamente grandioso, che l’Io fatica a raggiungere e che un Super-Io (l’istanza inconscia fonte del senso del dovere) rigido e punitivo spinge comunque a inseguire costantemente con il risultato di portare l’Io (la nostra identità cosciente) a sentirsi inadeguato e sempre a rischio di fallimento.

Qual sono le conseguenze del perfezionismo?

Alcune recenti ricerche hanno approfondito l'argomento dimostrando che il perfezionista non ottiene affatto risultati migliori degli altri: lo stress che prova interferisce con le sue prestazioni cognitive abbassandone il livello. In ambito universitario, ad esempio, professori più perfezionisti non sono meno capaci degli altri, ma producono un numero inferiore di pubblicazioni rispetto ai colleghi.
Il perfezionista non è mai soddisfatto e a volte non riesce neanche a stabilire un ordine di priorità per i compiti che deve svolgere, si smarrisce nei dettagli perdendo di vista il senso complessivo del lavoro.
Può anche tendere a rimandare ciò che deve fare perché il carico cognitivo richiesto dal suo modo abituale di procedere è eccessivo e può sia non disporre delle energie necessarie per fare alla perfezione quella determinata cosa, sia temere di non riuscire a farla per incapacità in tutto questo può giocare un ruolo anche l’opinione degli altri, che il perfezionista immagina molto negativa esperendo una profonda vergogna all’idea del fallimento. Di sicuro non è una persona che chiede aiuto agli altri, sia perché questo significherebbe ammettere che non ce la fa da solo, si perché nessuno fa le cose bene come lui.

Gli effetti del perfezionismo si ripercuotono anche sulla salute fisica e mentale, determinando ad es. depressione a causa del senso di colpa e di vergogna per la propria “incapacità”, oltre ad essere correlato a peggiori condizioni di salute nei soggetti affetti da patologie come la fibromialgia.
Lo stress cronico vissuto da queste persone le rende più vulnerabili allo sviluppo di sintomi psicosomatici e genera difficoltà di coppia e di relazione in generale a causa delle modalità di pensiero e di comportamento del perfezionista e dei sentimenti di rabbia e frustrazione che spesso vive.

Il desiderio di agire bene e conseguire buoni risultati è sano e rispecchia la presenza di un Ideale dell’Io non irraggiungibile, mentre il perfezionismo esasperato rappresenta una condizione che merita attenzione e che può essere modificata mediante la psicoterapia: in linea con quanto espresso la psicoterapia psicoanalitica agisce per eliminare le cause del sintomo lavorando sul conflitto inconscio che provoca il perfezionismo come spinta alla realizzazione di un ideale irraggiungibile, oltre che come dinamica funzionale all’imbrigliamento e redirezione dell’angoscia inconscia verso oggetti e obiettivi apparentemente gestibili.

Fonti e approfondimenti:

http://news.yorku.ca/2012/09/04/procrastination-and-perfectionism-how-students-can-tame-the-dangerous-duo-of-drained-productivity-york-u-research/ 
http://personality.psychology.dal.ca/pdfs/Flettetal.(2012).pdf 
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22980536 
http://www.irishhealth.com/article.html?id=6032