L'evento che ha motivato questo articolo è legato alla notizia della morte di una collega psicologa, presente anche in MedicItalia.

L'articolo svolge due funzioni contemporaneamente. Questa elaborazione testuale è essa stessa un'elaborazione di un lutto che in qualche modo coinvolge la sfera personale dello scrivente, e contemporaneamente è un momento di rfilessione generale su come evolve la modalità di rapportarci con la morte nell'era del Web 3.0.

L'evoluzione digitale trasforma il nostro comportamento perchè fornisce nuove risorse e strumenti e modalità diverse di comunicazione. In quanto strumento, il mondo digitale acquista un valore in relazione all'uso ed alla percezione che hanno le persone.

Alcune persone sanno adattarsi rapidamente all'uso dei nuovi strumenti, altre hanno un ritmo più lento, ed altre ancora hanno timore e rifiuto, e perchè la novità altera schemi precedenti, e perchè non conoscono come utilizzare lo strumento. La metafora del carro è appropriata: possiamo scansarci e far passare il carro, esserne travolti, oppure essere abbastanza agili da saltarci sopra e farsi trasportare o guidarlo.

La vita digitale 3.0 permette il nascere di relazioni virtuali, e siccome sappiamo che tutte le relazioni sono destinate a divenire delle perdite, dobbiamo adattarci ad elaborare virtualmente anche le perdite. Delle relazioni virtuali consideriamo il fatto che sono relazioni in grado di muovere emozioni.

A dir la verità una parte della psicologia cognitiva afferma che tutto il mondo è in realtà virtuale, in quanto qualsiasi dato sensoriale viene comunque elaborato virtualmente nella nostra mente, per cui noi reagiamo all'immagine del mondo che costruiamo, e non al mondo stesso.

Così come posso sentire "lontana" una persona fisicamente vicina, alla quale magari sto tenendo la mano, allo stesso modo posso sentire "vicina" una persona fisicamente lontana, separata da migliaia di chilometri.

E il web 3.0 offre strumenti nuovi anche per l'elaborazione del lutto e della perdita; il processo di elaborazione della perdita resta lo stesso, e, semplicemente, cambia la modalità. I contenuti sono comunque generati ed elaborati dalle persone, che semplicemente li esprimono in modo diverso.

Come nel lutto nel mondo reale, esiste un lutto pubblico ed uno privato, e tanti gradi di diversità nell'immaginaria linea che congiunge la sfera individuale con la sfera sociale.

E dal vissuto privato di pochi, si passa ad un vissuto più esteso, condiviso con diverso grado d'intimità a più persone.

Le differenze culturali hanno un ruolo importante nel processo di elaborazione del lutto in quanto oltre a rappresentare dei riti di passaggio, indicano anche una modalità condivisa da seguire per favorire il processo di separazione e di distacco. I riti costituiscono il sistema terapeutico culturale più antico per affrontare le conseguenze della morte per i vivi. (Andolfi M. D’Elia A, 2007). Alcune culture, però, possono aver sviluppato modalità che in altre culture vengono considerate patologiche, o non comprese.

Chi vive nella cultura digitale del Web 3.0 svilupperà (ha sviluppato, dato che è una realtà presente) una modalità digitale 3.0 di elaborare il proprio lutto.

E così come abbiamo i luoghi reali della memoria, rappresentati dai momumenti e dai cimiteri, abbiamo anche un luogo virtuale nel web 3.0 dove commemorare i defunti.

Anche se poi il luogo più importante resta sempre e solo il nostro personale cimitero interiore.