Che cos'è l'ipnosi? Paracelso diceva che “L'anima è la sorgente, l'immaginazione lo strumento, il corpo il materiale plastico”, in certo qual modo dando il via a un filone di ricerca e di applicazioni cliniche fondate sulla nostra spiccata capacità di influenzare mentalmente i nostri stati fisiologici, agevolando gli stessi processi di guarigione.

Uno dei padri dell'ipnosi contemporanea, Milton H. Erickson, considerava l'ipnoterapia un processo mediante il quale aiutiamo le persone a utilizzare le loro associazioni mentali, ricordi e potenzialità vitali per raggiungere il proprio scopo terapeutico. Insomma, la “suggestione ipnotica” può facilitare l'utilizzazione di capacità e potenzialità che già esisterebbero in una persona ma che rimangono inutilizzate o sottosviluppate “per mancanza di esercizio o perché non comprese”.

Nella pratica, in uno stato mentale particolarmente recettivo che comunemente viene chiamato “trance” (stato di coscienza “tra il sonno e la veglia” in cui è possibile accedere più facilmente alle proprie risorse inconsce), è il paziente stesso a ritrovare esperienze e abilità mentali personali utili a raggiungere fini terapeutici. In questo contesto il terapeuta ha il ruolo di facilitatore dell'esperienza della trance. Il segreto dell'ipnosi, in fondo, sta tutto qui...

Con una precisazione. Che l'inconscio ericksonianamente inteso non è certo una “pattumiera” da svuotare all'occorrenza, ma un prezioso magazzino di risorse utili, “luogo” metaforico dell'elaborazione mentale non consapevole, che impegnerebbe fino al 90% delle nostre attività cerebrali (come oggi ben sappiamo dai testi di fisiologia umana), mettendoci in grado di svolgere una serie incredibile di attività quotidiane in maniera del tutto automatica o quasi: per capirci, pensiamo a quante operazioni complesse eseguiamo senza nemmeno rendercene conto quando guidiamo la macchina.

Oggi con l'ipnosi possiamo intervenire in modo clinicamente utile ed efficace – secondo quanto riporta la letteratura più recente – sulla risposta allo stress, sulla gestione dell'ansia, sull'insonnia, sul dolore acuto e cronico, sulle memorie traumatiche, sui sintomi psicosomatici, sui disturbi del comportamento, sui cambiamenti positivi degli stili di vita. Ma anche sul controllo degli stati emotivi, sulla motivazione, sulle cosiddette “strategie di fronteggiamento” di situazioni disturbanti.

Infine, sul versante più prettamente medico, la ricerca ne conferma l'efficacia sull'ipertensione, sulla risposta immunitaria, sui cicli ormonali e su tante altre condizioni che vedono nel “rapporto mente corpo” la chiave di volta del funzionamento umano. Con il vantaggio di poter affiancare in linea di principio qualsiasi trattamento medico o psicoterapico, aumentandone le probabilità di successo in tempi più rapidi e con maggiore alleviamento della “sofferenza” della persona. Tutti aspetti che approfondiremo nel tempo in questo blog, facendo riferimento agli studi scientifici più significativi e agli aggiornamenti dalla ricerca.

Fonti:

  1. AAVV, Atti del XV Congresso Nazionale dell'Associazione Medica Italiana per lo Studio dell'Ipnosi (Amisi), “Evoluzione Personale e Psicoterapia Ipnotica”, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano 24-26/11/2011
  2. Erickson M.H., Rossi E., “Hypnotherapy. An exploratory casework”, Irvington Publishers, New York 1979
  3. Perussia F., “Manuale di Ipnosi”, Unicopli, 2011
  4. Yapko M.D. (a c. Loriedo C.), “Lavorare con l'ipnosi. Un'introduzione alla pratica clinica”, Franco Angeli Editore, 2011