Sempre il sentimento della paternità mi fa soffrire quando mi si rivela.

E’ interiormente uno strazio disordinato come quello di colei che partorisce.

(Gabriele D'annunzio)

 

Quando un uomo viene informato per la prima volta della gravidanza della sua compagna resta colpito da un flusso di emozioni intense e conflittuali che sono per lui inconsuete. Infatti, è frequente che gli uomini vivano il figlio con sentimenti ambivalente sino dall’inizio della gravidanza, combattuti fra la soddisfazione e il riaccendersi di antichi conflitti.

Mentre nessuno dubita che la maternità rappresenti un momento capitale dell’evoluzione psicologica della donna, il vissuto “normale” della paternità è stato trascurato e considerato con condiscendenza. Di fatto, anche il linguaggio corrente non esiste un termine per designare i problemi psicologici del padre, che vengono indicati unicamente usando una terminologia che fa riferimento alla donna.

Divenire padre può essere considerato come un momento di crisi che comporta l’elaborazione di una serie di cambiamenti, di conflitti e di angosce collegate alle vicissitudini della realtà esterna e del mondo interno; questa elaborazione costituisce un lavoro psicologico, il lavoro della paternità, che si svolge simmetricamente a quello della madre e che presenta analoghe difficoltà.

Una delle prime reazioni è infatti una sensazione di esclusione che, nonostante la gioia della paternità, aumenta nel corso della gravidanza. La moglie infatti concentra il suo interesse sempre più sul bambino e su se stessa, divenendo lei stessa il centro dell’attenzione di tutti gli altri, mentre quasi nessuno si preoccupa di quanto accade al padre. Tale situazione emotiva assume una particolare importanza nei casi in cui nel rapporto di coppia l’uomo si trovi in una condizione di dipendenza affettiva dalla propria compagna; in questi soggetti la presenza di un figlio può attivare un movimento regressivo che comporta un accresciuto bisogno di attenzioni “materne” e contribuisce a potenziare i sentimenti e i timori di abbandono.

Questi sentimenti possono essere complicati dal senso di responsabilità che il padre può provare verso la gravidanza: qualsiasi fenomeno sperimenti la moglie, vomito, nausea, stanchezza o altro, tende ad attribuirsene la colpa. L’uomo si trova anche ad affrontare una serie di dubbi sulle sue reali capacità di provvedere alla famiglia, di essere un padre premuroso ed un compagno affidabile per la moglie, che, contribuiscono a prepararlo alla nuova funzione paterna. I nuovi padri che ricercano e spesso ottengono l’uguaglianza con la madre nel prendersi cura del bambino, possono fornire il sostegno pratico che circonda e protegge la madre nella prima relazione con il neonato e possono partecipare anche ai compiti di cura con buoni esiti. Il suo apprezzamento come marito, padre e uomo è di grande importanza.

Talvolta, i padri possono presentare somatizzazioni di vario tipo. Ad esempio, è frequente il mal di testa, il mal di schiena e il mal di denti in concomitanza con le trasformazioni fisiche della compagna. Tale sintomatologia, assai rara nelle sue forme accentuate, è conosciuta come “ sindrome della couvade” e di solito compare verso il terzo mese di gravidanza., e accanto a questi disturbi fisici può provocare insonnia, ansia, nervosismo. Questi fenomeni psicosomatici, legati alla paternità, si acuiscono in prossimità del parto e sono più frequenti in uomini che diventano padri per la prima volta.

Nonostante le difficoltà a cimentarsi nel ruolo paterno, spesso l’uomo dichiara di aver provato un sentimento di piacevolezza e di intensa attrazione ai primi contatti fisici col bambino, accompagnato da un’esperienza soggettiva di esaltazione e di rinforzo dell’autostima alimentati dai normali comportamenti del neonato.

Gli atteggiamenti dei futuri padri possono essere influenzati dalle caratteristiche degli stili paterni appresi durante il loro processo evolutivo.

Il divenire padre richiede ad ogni uomo un complesso lavoro psicologico di adattamento a questa nuova funzione, che può avere un esito positivo, come nella maggior parte delle persone, oppure, come in alcuni soggetti, un esito insufficiente o inadeguato collegabile con ragioni complesse che riguardano i rapporti fra le caratteristiche della personalità, le esperienze affettive precoci e gli eventi della vita.

 

Riferimenti: Psicologia dello sviluppo sessuale ed affettivo, Chiara simonelli

                     Psicopatologia nell’arco della vita, Paola Benvenuti