"Non vi è errore più grande in amore dell'adattarsi timorosamente l'uno all'altro e di uniformarsi a vicenda"

Riflessioni sull'Amore

  • Vivono e lavorano insieme
  • Non si separano un istante
  • Coniugano vita amorosa e vita lavorativa
  • Il tempo diventa un territorio condiviso, la separazione una minaccia.

omogamia sociale

Si chiama "omogamia sociale" e - secondo molte ricerche - sembra essere la chiave della felicità di coppia.

Il termine omogamia viene ereditato dalla botanica e significa "maturazione contemporanea dei gameti maschili e femminili nei fiori ermafroditi". Lo stesso concetto, secondo alcuni studiosi, sembra essere estendibile all'universo coppia.

La scoperta arriva dalla Michigan State University:

gli studiosi mettono in discussione il famigerato "mito degli opposti che si attraggono" ed enfatizzano il ruolo e l'importanza della similitudine nella coppia.

Gli scienziati sostengono che una relazione per essere longeva deve fondarsi su una condivisione profonda di intenti e di progetti, di passioni ed anche di tempo condiviso.

  • Ma funziona davvero?
  • È così utile guardare nella stessa direzione ed utilizzare addirittura le stesse lenti?
  • Dalla botanica alle dinamiche di coppia il passo è davvero così breve e così attuabile?
  • Questa nuova condizione è proficua quando si parla di coppia?
  • Condivisione contro separatezza?
  • Similitudine psico-fisica contro diversità?
  • Stesso ceto, stessa religione, stesso paese, contro "altro" da se?
  • Tempo condiviso rispetto ad un tempo suddiviso?
  • Vita amorosa e vita professionale strettamente intersecate?
  • La famosa, o meglio famigerata, mezza mela di Platonica memoria, è davvero la strada per la felicità di coppia?
  • Stesso colore di pelle, stessa religione ed addirittura stesso lavoro?
  • Simbiosi contro separatezza?

 Xenofobia anche in amore: la diversità, a quanto pare, spaventa davvero.

"Donne e buoi dei paesi tuoi"

“Marriage market mismatch

Queste sono soltanto alcune delle frasi ormai talmente note da far parte del linguaggio e 

omogamia

dell'immaginario collettivo.
La paura della diversità sembra muovere molte scelte, non ultime quelle amorose.

Molti partners - secondo gli studiosi - sembrano essere riluttanti a sposare o ad andare a convivere con partners meno istruiti, con un lavoro molto dissonante dal proprio e con un'estrazione culturale e/o religiosa differente.
I sociologi della Cornell University la chiamano “marriage market mismatch”, ovvero discrepanza del mercato del matrimonio, una difficoltà che riguarda entrambi i sessi che nasce ai tempi del college - dove si sceglie il collega simile per paura - e si protrae anche in seguito, fuori dal college, per estendersi al termine degli studi ed alla vita lavorativa successiva.

La cosiddetta “omogamia”, la tendenza cioè a scegliere partner dalle caratteristiche simili, inoltre, amore e lavoro camminano a braccetto.Secondo gli studiosi le coppie che si scelgono e si mantengono in vita in funzione dell'omogamia sociale, hanno più possibilità di rimanere coppia a lungo e di vivere all'insegna della fedeltà.

Omogamia sembra quasi fare rima con monogamia...

Qualche riflessione
Non credo che uomini e donne debbano essere uguali, scegliersi in funzione della paura della diversità, uniformarsi ed azzerare le differenze, ma imparare gli uni dalle altre, cogliendo il lato migliore della/nella diversità.
Esistono poi le "affinità elettive", ma trattasi di ben altro.
L'obiettivo di chi si trova a vivere nel difficile e controverso "territorio coppia" dovrebbe essere quello di valorizzare e mantenere le differenze e le specificità dei generi, per poter cogliere anche le più tenui sfumature presenti nel "territorio coppia", recuperando "l'uguaglianza nella diversità".

Cosa spinge le coppie a scegliersi in funzione della similitudine così profonda e soprattutto perché azzerano le distanze in funzione del mondo dell'altro?
L'amore obbliga alla differenziazione, all'individuazione ed alla conoscenza profonda di se.
Scegliere un partner immaginando di trasformalo in un vero "prolungamento di se", una sorta di costola accessoria, contiene parecchie minacce che inevitabilmente si ripercuoteranno sul legame stesso.

Fusione o differenziazione?
Quale distanza per fare funzionare un rapporto?
Cosa accade a queste coppie sotto le lenzuola?
Il desiderio sessuale necessita di separazione e di zone d'ombra, nel caso di simbiosi e di coppie fusionali, da dove dovrebbe trarre linfa vitale?
Da dove attinge concime ed energia?

La vita sessuale di una coppia per essere longeva, oltre ad essere ludica ed empatica, necessita di una "giusta distanza" dal mondo dell'altro per mantenere ben nutrito il desiderio sessuale, il primo movens della sessualità.
Quando il desiderio langue, quando va incontro ad un pensionamento anticipato, solitamente fanno capolinea dentro la coppia strategici amanti, che con le loro risorse accendono le luci rosse sotto le lenzuola e vivificano l'eros sopito.

Quindi, forse, omogamia non fa proprio rima con monogamia.

Le coppie fusionali, simbiotiche, sono coppie che contengono il seme della futura discordia insito dentro la coppia stessa.
Coppie estremamente simili, che con il tempo si "omologano" al mondo dell'altro, sono candidate alla noia, alla mancanza di scambi proficui ed al depauperamento del legame amoroso.

In amore inoltre, argomenti come piacere e bisogno, sono spesso fusi e confusi.

Solitamente nelle coppie ben assortite sul piano psichico e relazionale, la tematica del piacere si sostituisce a quella del “bisogno”; quando invece una coppia crea un legame e - soprattutto lo mantiene in vita - sul bisogno dell’altro, nutrita da un desiderio oceanico di fusione (di Freudiana memoria), di incorporazione e di simbiosi, prima o poi, il legame sarà candidato ad una crisi importante.
Alle prime avvisaglie di mareggiata relazionale, la coppia simbiotica, non avrà quell’indispensabile equipaggiamento che la renderà forte ed autonoma nella gestione della crisi ed una possibile separazione si trasformerà in una lacerazione, dove un partner porta via parti psichiche dell'altro.
L'intimità, quella vera e duratura, è caratterizzata dalla capacità di mettersi nella pelle dell'altro senza smarrire il senso della propria identità ed individualità.

Significa ricevere l’altro nel proprio territorio intimo senza sentirsi invasi o contaminati.

Alla luce di queste riflessioni, forse, tempi e luoghi psichici - oltre che lavorativi - differenti, rappresentano più una risorsa che una minaccia!