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Slogarsi un polso per fasciarsi una testa non ancora rotta

 

Nella vita, è più che normale preoccuparsi e sperimentare stati di ansia. La natura ci ha donato questa possibilità, per essere in grado di reagire di fronte al pericolo, quindi, per la nostra stessa sopravvivenza.

Oltre all’istinto, impariamo fin da piccoli come affacciarci sul mondo esterno, osservando i nostri genitori e tutte quelle figure che per noi sono dei punti di riferimento.

E’ facile, quindi, capire che osservare dei modelli di comportamento ansiosi o che siano loro stessi fonte d’ansia, ci insegnerà ad approcciarci al mondo diversamente da chi, nella vita di tutti i giorni, sembra non preoccuparsi mai.

Preoccuparsi è quindi positivo nella misura in cui ci permette di risolvere problemi e organizzarci al meglio.

Verrebbe da pensare che, più riflettiamo sui possibili esiti di una situazione e più potremo controllare ciò che avverrà, ma, in effetti, non è assolutamente così.

 

“Sicuramente succederà qualcosa a cui non ho pensato. E se…?”

 

Dicendoci questo, ci stiamo preoccupando troppo e siamo, ormai, persi e bloccati in una lunga serie di pensieri negativi.

Stanchezza, tensione, insonnia, problemi gastrointestinali, mal di testa, sono solo alcuni dei sintomi che si possono sperimentare in questi casi, fino a veri e propri disturbi d’ansia e depressione.

 

Allora, da dove iniziare?

 

  • Come suggerisce Aristotele, se una soluzione c’è, allora agite, se invece soluzione non c’è, è inutile preoccuparsi. Più facile a dirsi che a farsi, questo è chiaro, ma lasciatevi colpire dalla verità in queste parole.

  • Smettete di pensare troppo. Passate il vostro tempo vivendo nel futuro, che non è prevedibile e non sarà modificato dai vostri pensieri, se non negativamenteRiuscire ad accettare le incertezze della vita è un compito difficile, ma necessario per vivere sereni.

  • Invece di preoccuparvi, c’è qualcosa di più utile che potreste fare? L’azione vi aiuterà a smettere di pensare e a essere più produttivi nel momento presente.

  • Decidete un solo momento della giornata in cui potervi preoccupare. Così facendo, ogni volta che vi sentirete preoccupati, potrete scrivere cosa vi turba e rimandare a tempo debito.

  • Ogni giorno, stabilite se le vostre preoccupazioni hanno delle soluzioni. Se sì, agite. Se no,scrivetele, specificando cosa temiate che accada. Al momento opportuno, chiedetevi: “E’ accaduto quello che temevo? Preoccuparmi è stato utile? Cosa potevo fare di diverso?”

  • Cercate di rispondere a voi stessi, come fareste con un amico. Cosa vi direste?

 

Usate questi spunti con costanza e pazienza, sapendo che non è possibile cambiare le cose in poco tempo o senza fatica e, a volte, è necessario chiedere aiuto allo psicologo.

E voi che cosa ne pensate? Avete altre strategie da suggerire?

 

Scritto da Barbara Persichetti Auteri - Psicologa di Roma

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