Sulla scia di “Cinquanta sfumature di grigio”, libro erotico dal quale hanno tratto un film dal titolo omonimo recentemente nelle sale cinematografiche, è nato l’entusiasmo per l’utilizzo di corde, cappucci, bavagli e corsetti, come una sorta di gioco nella vita sessuale.

Le opinioni in proposito sono molto discordanti: se da una parte c’è chi promuove il bondage come strumento/gioco erotico utile a stimolare la fantasia sessuale e a combattere noia a routine nella propria vita sessuale di coppia, dall’altra c’è chi reputa questa pratica un “passo indietro” rispetto alla lotta contro la sottomissione (psicologica e fisica) subìta dal mondo femminile.

Come definire il BONDAGE a livello clinico e sessuologico?

Solo recentemente si è iniziato a parlare di bondage, ma è una modalità ben nota a coloro che praticano il SADOMASOCHISMO, che è considerato una parafilia, ovvero perversione sessuale, nella quale è presente un soggetto (sadico) che prova piacere nell’infliggere dolore ad un partner, solitamente consenziente, e che possiamo definire masochista (trae piacere dal subire sofferenza fisica). Il rischio di questa pratica è che se fatta in modo estremo, può diventare molto pericolosa, mettendo a rischio addirittura la vita di chi subisce. E’ noto, infatti, che alcuni soggetti sono morti in seguito ad asfissia, soffocamento provocato da sacchetti o corde legate intorno al collo, o in seguito alle lesioni provocate da ferite e bruciature.

Nel bondage è previsto l’uso di corde, cappucci e bavagli, per legare il partner, che diventa un “soggetto/oggetto”, totalmente sottomesso.

Spesso nelle fantasie erotiche delle donne è presente il desiderio di essere possedute, magari con i polsi legati e con una benda per coprire gli occhi: è un gioco che molte volte viene espresso al partner e messo in atto realmente. Questo aumenta l’eccitazione e la complicità in una coppia nuova, o risveglia la libido nella coppia “di vecchia data”. L’idea di sottomettere la donna è però solitamente più diffusa nell’immaginario erotico maschile: infatti, nella maggior parte dei casi, è la donna la persona legata e sottomessa, nella pratica del bondage.

La pratica del bondage può, però, comportare rischi per la salute e l’incolumità delle persone, soprattutto se è intrapresa senza una sufficiente conoscenza ed esperienza delle sue tecniche.

E’ importante sottolineare che il bondage non dovrebbe essere praticato se non si conosce bene il partner e se non si ha completa fiducia in lui, se non si è pienamente convinti di volerlo praticare, se non si conosce sufficientemente il bondage e quindi non si può essere realmente consenzienti alla sua pratica, se non si è preparati o non si ha una sufficiente padronanza della tecnica che si vuole sperimentare e se determinate condizioni fisiche o psicologiche sconsigliano questa pratica.

Se si decide di provare il bondage, è opportuno adottare queste precauzioni: la parte anteriore del collo non deve mai essere sottoposta a compressioni; le corde possono impedire al sangue di fluire correttamente, quindi è necessario toglierle se gli arti diventano violacei; le corde possono irritare e infiammare le terminazioni nervose, causando dolori e insensibilità agli arti che possono durare anche a lungo o diventare in alcuni casi, permanenti; quando si usano le corde, bisogna fare attenzione a dove sono posti i nodi, poiché una caduta accidentale su un nodo posto su una terminazione nervosa o sulla spina dorsale, potrebbe causare danni permanenti anche gravi; infine bisogna darsi dei limiti di tempo, in genere non più di mezz’ora/un’ora.

In conclusione, vorrei dare il mio parere, da Esperta in Sessuologia: credo sia importante distinguere il gioco erotico dalla parafilia. Si tratta di parafilia quando questo comportamento sessuale diventa l’unico modo per provare piacere nella sessualità, mentre non dev’essere considerato una perversione sessuale, se viene visto come un aspetto ludico, ma non indispensabile e fondamentale, per raggiungere il piacere.