Neurofisiologia del cervello innamorato

L'amore è come una droga: quante volte abbiamo sentito questa affermazione o ne abbiamo provato gli effetti sulla nostra pelle?
Non si tratta solo di una metafora, ma di una verità dimostrata da studi neurologici effettuati sul cervello delle persone innamorate.

Mediante la fMRI (risonanza magnetica funzionale), tecnica di neuroimaging usata per valutare l'attività cerebrale, i ricercatori Song, Zou e colleghi (1) hanno evidenziato il coinvolgimento di specifiche aree nel complesso fenomeno dell'innamoramento: un aumento dell'attività nella regione dell'insula, nucleo caudato, ippocampo, cingolo anteriore, amigdala, lobo temporale e giunzione temporo-parietale, tutti sistemi implicati nella risposta emotiva e collegati al circuito motivazionale.
Il principale neurotrasmettitore implicato è la dopamina, che insieme da adrenalina, ossitocina e vasopressina, sarebbe responsabile della sensazione di appagamento, eccitamento e benessere associate alla vicinanza della persona amata.

 

La droga più antica: l'amore

In modo simile all'effetto di una droga, l'innamoramento provoca dipendenza e relativa astinenza.
Helen Fisher, antropologa, ha studiato in che modo l'amore non corrisposto può assumere la forma di un'ossessione: desiderio e sistema dopaminergico alla base della motivazione si attivano maggiormente quando non si ottiene ciò che si desidera, portandoci ad intensificare il rischio e l'attaccamento di fronte alla minaccia della perdita.
Conseguenze dell'assuefazione all'oggetto amoroso sono: la tolleranza, ovvero il bisogno di "assumere" sempre più la presenza dell'altro; astinenza, che provoca un intenso dolore quando siamo costretti a rinunciarvi; ricaduta, nel momento in cui il desiderio di contatto vince sulla rinuncia.
Secondo la Fisher, per liberarsi dalla dipendenza di un amore non corrisposto, è necessario interrompere ogni forma di contatto e stimolazione che coinvolge la persona, inclusi ricordi, fotografie, telefonate. Il tempo provvederà alla guarigione.


Perché non possiamo innamorarci di chiunque?

A seconda delle peculiari caratteristiche di personalità, delle esperienze, del tipo di educazione ricevuta, di bisogni inconsci incontrollabili, siamo portati a desiderare ed essere attratti da determinate persone e non da altre.
La scelta del partner non è casuale, ma può essere determinata da:

  •  Bisogni inconsci


    siamo attratti da chi ha aspetti simili ai nostri genitori poiché, mediante la relazione di coppia, cerchiamo di guarire la ferita procurata da un amore genitoriale carente o inadeguato, con la speranza che il partner possa nutrire i nostri bisogni insoddisfatti.

  • Attrazione sessuale


    in particolare nei primi momenti della relazione, il fattore desiderio è determinante e viene mediato dall'emanazione di feromoni, sostanze chimiche che trasmettono informazioni riguardanti le affinità genetiche fra due persone, capaci di influenzarne le preferenze sessuali.

  • Complementarietà

     


    troviamo nell'altro caratteristiche diverse se non addirittura opposte a quelle che possediamo, e viceversa; ad esempio un partner può essere diretto e deciso, mentre l'altro accomodante ed accogliente. Essere diversi è un vantaggio, in quanto gli individui possono completarsi nella coppia e appagare l'uno i bisogni dell'altra.
  • Recettività

     


    è necessario che entrambi si incontrino in un momento in cui sono disposti a cercare l'amore e ad instaurare una relazione di coppia.

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(1) Love-related changes in the brain: a resting-state functional magnetic resonance imaging study