Premesso che scrivo questo post non per prendere posizione ma per portare l’attenzione su tematiche che oggi sono al centro di polemiche accanite e che forse meritano una riflessione serena e pacata derivante dalla possibilità di informarsi.

Il 23 dicembre 2015 l’Huffington Post ha pubblicato la seguente notizia:

“La Corte d'Appello di Roma ha confermato oggi la sentenza del tribunale dei Minorenni di Roma di un anno e mezzo fa, la prima in Italia che riconosceva la "stepchild adoption", cioè l'adozione di una bimba da parte della compagna e convivente della madre. Lo rende noto Maria Antonia Pili, che assiste la coppia omosessuale. Nell'agosto 2014, il Tribunale per i Minorenni di Roma aveva riconosciuto, per la prima volta in Italia, l'adozione della bimba, figlia biologica di una sola delle due conviventi.

La coppia di donne, che vive a Roma dal 2003, ha avuto una bimba all'estero anni fa con procreazione assistita eterologa per realizzare un progetto di genitorialità condivisa. Il Tribunale dei Minorenni di Roma aveva accolto il ricorso presentato per ottenere l'adozione della figlia da parte della mamma non biologica, appunto la "stepchild adoption", già consentita in altri Paesi. Le due donne, sposate all'estero, si erano rivolte all'Associazione italiana avvocati famiglia e minori, per procedere con il ricorso per l'adozione.”

Dalla pratica alla teoria, con l’aiuto di Eugenia Romanelli, giornalista e scrittrice che ha pubblicato un “percorso guidato” che ci consente di orientarci nella consultazione degli studi scientifici sulle famiglie omogenitoriali.

 I primi rapporti psicologici sulle famiglie omogenitoriali risalgono a quarant’anni fa (Osman, 1972)

 Adams e Light nel 2015 hanno analizzato la letteratura scientifica sull’omogenitorialità, consultando tutte le pubblicazioni scientificamente accreditate nel mondo, gli autori affermano che intorno agli anni 2000, la comunità scientifica internazionale è unanime nell’affermare il principio che non sussistano differenze significative tra figli di genitori omosessuali e di quelli eterosessuali.

Tuttavia, esiste una minoranza di alcuni ricercatori che sostengono il contrario, ossia che l’omogenitorialità sia dannosa per i figli. Va detto che tali studiosi sono tutti legati all’accademia cristiana, a istituti di ricerca sulla famiglia fondati da chiese o aderenti a mission religiose e università cristiane. Gli studi in questione sono solamente quattro su migliaia, ma poiché sono in perfetta controtendenza rispetto alle tesi della comunità scientifica internazionale, hanno suscitato molto clamore (Sarantakos, 1996; Regnerus, 2012; Sullins, 2015; Allen, 2013). La stessa comunità scientifica internazionale ha screditato e disconosciuto queste ricerche  a causa di gravi falle nel metodo della raccolta dati. Nel caso di Regnerus, addirittura, la rivista che lo aveva pubblicato ha avviato una indagine e, verificate le incongruenze scientifiche e l’impostazione ideologica, ha chiesto all’autore di ritrattare le proprie conclusioni, e così è stato.

Coloro che intendono verificare personalmente e approfondire questi argomenti (ad esempio smontando il falso luogo comune per cui gli studi accreditati siano stati finanziati da associazioni gay), possono consultare il primo testo italiano che riporta tutti gli studi esistenti al mondo sul temaLa famiglia in-attesa di Federico Ferrari (Mimesis Edizioni), contiene una bibliografia internazionale particolarmente ampia ed esauriente.

Attualmente stiamo aspettando i risultati di tre grandi studi sulle famiglie contemporanee: l’ “Australian Study of Child Health in Same-Sex Family” di Crouch (Università di Melbourne), sullo sviluppo di 315 genitori con 500 figli tra gli 0 e i 17 anni (fino ad oggi, dai rapporti parziali divulgati, si deduce che genitori e figli percepiscono positiva e normale la loro famiglia, hanno un livello di benessere psico-fisico superiore alla media delle famiglie eterogenitoriali, anche se lo stigma omofobico riduce la qualità della loro salute mentale); la “Research on New Family Forms” di Golombok e Ehrhard (Cambridge e Columbia University), sui padri gay con figli nati da surrocracy tra i tre e gli otto anni; il “New Parents Study” di Lamb (Cambridge), Bos-Gelederen (Amsterdam) e Vecho-Gross (Parigi), che sta osservando lo sviluppo del primo anno di età dei bambini nati da procreazione assistita, sia in famiglie omosessuali che in quelle eterosessuali.

E in Italia? Possiamo citare il contributo di Baiocco, R., Santamaria, F., Ioverno, S., Petracca, C., Biondi, P., Laghi, F., Mazzoni, S. (2013), “Famiglie composte da genitori gay e lesbiche e famiglie composte da genitori eterosessuali: benessere dei bambini, impegno nella relazione e soddisfazione diadica”, in «Infanzia e Adolescenza», vol. 12, n. 2, pp. 99-112.

Un'altra pubblicazione è a firma di D’amore, S., Simonelli, A., Miscioscia, M. (2013), “La qualità delle interazioni triadiche nelle famiglie lesbo-genitoriali: uno studio pilota con la procedura del Lausanne Trilogue Play”, in «Infanzia e Adolescenza», vol. 12, n. 2, pp. 113-127.

Altri testi e articoli sono quelli di Lalli, C. (2009), “Buoni genitori”, il Saggiatore, Milano; Lingiardi, V. (2007/2012), “Citizen gay. Affetti e diritti”, il Saggiatore, Milano; Lingiardi, V. (2013), “La famiglia inconcepibile”, in «Infanzia e Adolescenza», vol. 12, n. 2, pp. 74-85; Lingiardi, V., Carone, N. (2013), “Adozione e omogenitorialità: l’abbandono di Edipo?”, in «Funzione gamma», vol. 30. 

 

Fonti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/27/famiglie-omogenitoriali-cosa-dicono-davvero-gli-studi-mondiali/2408265/#disqus_thread

 http://www.huffingtonpost.it/2015/12/23/corte-appello-adozione_n_8869684.html