"Ridi che ti passa".

A quanti in preda ad un momento di sconforto è stato dato un consiglio del genere?
E quanti hanno obiettato affermando che il loro stato emotivo non dipendesse da loro e che non avrebbero potuto far nulla per modificarlo? E quanti hanno ritenuto questo vecchio banale consiglio popolare privo di ogni fondamento? E, ancora, quanti non sono consapevoli del fatto che già diversi anni fa fu dimostrato che il detto “ridi che ti passa” in realtà funziona davvero?

Fritz Strack, un ricercatore dell’Università di Wurzburg, effettuò un simpatico esperimento in grado di dimostrare che non solo lo stato emotivo può influenzare il comportamento ma che avviene anche il contrario, ossia un atteggiamento è in grado di influenzare lo stato emotivo.

Nell’esperimento un gruppo di studenti doveva valutare il livello di allegria espresso da alcuni volti presentati su foto.
Un gruppo osservava le foto mantenendo una matita tra le labbra (costretti quindi a simulare un atteggiamento muscolare triste o serio), un'altro gruppo aveva la matita tra i denti (simulando quindi la dinamica muscolare di un sorriso); bene, il gruppo con la matita tra i denti dava una valutazione positiva ed un punteggio più alto di allegria alle foto osservate rispetto al gruppo con la matita tra le labbra che interpretava come tristi le espressioni.

L’autore concluse che gli stimoli provenienti dalla periferia (muscoli facciali) possono influenzare le reazioni del Sistema Nervoso Centrale (come se il cervello fosse ingannato dalle azioni di periferia).

Quindi, al di fuori di sindrome depressive e/o psicopatologiche, in cui vi è la ovvia necessità di un intervento specialistico, sui piccoli aspetti della vita che non si presentano come vorremmo, su piccole delusioni quotidiane, far ricorso al vecchio detto può senz’altro dare una mano a modificare, in positivo, la percezione degli eventi. Ancora una volta, quindi:

ridi che ti passa!

Lo dice la scienza!