Utente 183XXX
Buongiorno, ho 56 anni, dall'età di 15 anni soffro di tachicardia parossistica S.V., ho convissuto psicologicamente più o meno bene con questa patologia per circa 40anni con diverse corse al pronto soccorso locale, poi quando mi sono reso conto che questa convivenza non era più possibile mi sono rivolto ad un centro specializzato per intrapprendere una procedura di ablazione. Durante il preventivo studio elettrofisiologico mi è stata indotta
"in maniera molto facile" una fibrilazione atriale. La procedura è continuata con la cardioversiole elettrica della F.A. e ablazione della via lenta nodale ( basandosi sui precedenti tracciati di pronto soccorso, nei quali era chiaramente, secodo i medici, indicata l'origine della taciccardia e sulla comparsa di numerosi battiti giunzionali posizionando il catetere nella zona poi ablata). Non è stato possibile effettuare la stimolazione della tachicardia di controllo per evitare di provocare nuovamente la F.A.
Detto questo e augurandomi di aver risolto definitivamente il problema della T.P.S.V, volevo chiederle; è possibile che si sia stimolata una fibrilazione atriale latente, che si presenterà in seguito, o è stato solo un caso episodico di stimolazione effettuata in loco? esiste una casistica di questo evento?
Cordialmente la saluto e ringrazio anticipatamente per la sua risposta.

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[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Russo
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Gentile Utente,

con la speranza che la via lenta nodale sia stata ablata con successo (e la comparsa in corso di ablazione di complessi giunzionali lenti è un indice predittivo importante di successo della procedura!), l'elevata vulnerabilità atriale che le ha causato l'innesco della fibrillazione atriale è probabilmente legata ad un suo congenito substrato elettrofisiologico.

Ulteriore condizione che può rendere l'atrio più vulnerabile è il suo aumento di diametro (>40 mm) legato per esempio all'ipertensione arteriosa.

Nella casistica medica, circa il 30% dei soggetti con fibrillazione atriale e tachicardia da rientro nodale, dopo l'ablazione di quest'ultima, presenta nuova insorgenza di FA.

Le consiglio di effettuare con il suo cardiologo curante un ECG Holter 24h per escludere la presenza di crisi di FA asintomatiche ed un Test da Sforzo per verificare la stabilità elettrica in corso di esercizio fisico.

Questi due semplici accertamenti sicuramente ci forniranno indicazioni utili per la gestione terapeutica del caso.

Cordiali Saluti
[#2] dopo  
Utente 183XXX

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Buongiorno dott. Russo, la ringrazio per la Sua esauriente risposta e eseguirò certamente gli accertamenti da lei consigliati.
Volevo solo precisarle che io in 40 anni di T.P.S.V. non avevo mai avuto F.A. ma questa è comparsa solo in corso di procedura, per questo il mio dubbio sulla possibilità e la speranza della occasionalità dovuta alla procedura stessa.
Spero che lei non mi abbia già risposto quando parla di "congenito substrato elettrofisiologico" intendendo che questa era già latente e in ogni caso si sarebbe presentata con il passare degli anni.
La ringrazio e la saluto
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Russo
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Gentile Amico,

l'ipotesi della maggiore vulnerabilità atriale "congenita" non è da escludere, così come rientra tra le possibilità l'occasionalità dell'episodio.

Solo gli accertamenti diagnostici e la sua sintomaticità possono con il tempo farci capire in che caso ci troviamo.

Cordiali Saluti
[#4] dopo  
Utente 183XXX

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Buongiorno dott. Russo la ringrazio per la Sua risposta chiara, sintetica e precisa, che delinea ascolto e attenzione verso il paziente, prerogative non sempre parte del bagaglio dei medici. Per quanto mi riguarda voglio propendere per la seconda ipotesi, inutile angosciarsi per quello che potrebbe accadere, il trascorrere del tempo poi dirà se avrò eliminato la spada di Damocle che mi porto sulla testa da tanto tempo e se così non fosse, vorrà dire che mi farò un'altra ablazione.
Mi stò inoltre organizzando per trascorre lunghi periodi nell'isola di Ischia, e se avrò necessità di un buon cardiologo saprò a chi rivolgermi.
Cordiali Saluti.
[#5] dopo  
Dr. Vincenzo Russo
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Gentile Amico,

il suo atteggiamento mi sembra il più corretto per affrontare serenamente le cose. Mai fasciarsi la testa prima che si rompa, ma prestare attenzione al sintomo e non trascurare i controlli medici.

Quanto all'isola d'Ischia è il mio "buen retiro" da sempre, ottima scelta.

Giulio Iasolino, medico calabrese del Cinquecento, primo autore di un trattato di idrologia medica dal "De rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa hoggi detta Ischia" riconosce a molte acque termali dell'isola la capacità di curare la "la palpitazione del cuore".
Oggi l'opera ha per lo più una valenza letteraria che non scientifica, ma consideriamola di buon auspicio per il futuro.

Cordiali Saluti

[#6] dopo  
Utente 183XXX

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Gentile Dr.,
io non so per quali motivi medico calabrese potesse affermare ciò, ma io posso sicuramente dire, carte alla mano, che il mio rimedio naturale è mare e sole, infatti le mie crisi di t.p.s.v si sono verificate quasi sempre da novembre a marzo.
Saluti.