Utente 129XXX
Salve! Approdo qui nella speranza di trovare risposta ai miei dubbi e quesiti sul trattamento della FA. Dunque, mia nonna(età 91 anni) sei mesi fa ha avuto un ictus ischemico causato quasi certamente da fibrillazione atriale parossistica (che difatti le è stata diagnosticata in ospedale). Ha riportato emiplegia destra, afasia e disfagia, è tuttora allettata dopo una degenza in ospedale di circa tre mesi. Sul foglio di dimissioni le hanno indicato la seguente terapia:
3 pillole al mattino: Lanoxin, Enalapril, Doxazosina.
1 pillola ore 18: Amlodipina
Punture sottocutanee di Clexane 6000 una al giorno. Ad oggi sono più di tre mesi che segue questa terapia e il nostro medico curante non si è preso ancora la briga di suggerirci una qualche variazione. Documentandomi su internet ho scoperto che il Clexane viene utilizzato come trattamento "ponte" per passare poi ad altri anticoagulanti di tipo orale (tipo Coumadin) specie se la terapia è a lungo termine. Adesso non so cosa fare..il dottore non ci dice nulla, sono assalito dai dubbi, non è che tutti questi mesi di Clexane sono stati anche dannosi? Spero di ricevere qualche consiglio

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[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Russo
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Gentile Utente,

la prevenzione secondaria dell'ictus tromboembolico da fibrillazione atriale si effettua con anticoagulanti orali, il cui monitoraggio degli effetti sui valori di emostasi del sangue deve essere scrupoloso.

Le consiglio di praticare una visita cardiologica per escludere eventuali controindicazioni alla terapia con anticoagulanti orali.
[#2] dopo  
Utente 129XXX

Iscritto dal 2009
Dottore la ringrazio per la tempestiva risposta. Premesso che domattina andrò a richiedere una visita cardiologica con ECG, mi piacerebbe capire qual'è la differenza tra la terapia attuale (punture sottocutanee di Clexane) e la terapia orale. La differenza sta nell'efficacia? E il Clexane a lungo termine è dannoso? Questo per sapere se 4 mesi continuativi di Clexane sono stati deleteri per la nonna..
[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Russo
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Gentile Amico,

ad oggi la letteratura scientifica conferma la maggiore efficacia di anticoagulanti orali rispetto agli altri trattamenti antiaggreganti.